Uno slogan per l'hockey che mette tutti d'accordo

Basel isch hockey. La campagna abbonamenti del club renano di Swiss League, la Serie B del nostro disco su ghiaccio, denota una spiccata autoironia. Fa quasi tenerezza, considerando la media di 1.826 spettatori a partita e un vicino di casa ingombrante come l’FC Basilea, con il suo stadio da 38 mila posti. Poche storie: Basel isch fussball. Con uno slogan identico, Lugano è hockey, l’HCL ha invece sollevato un tema serio e concreto: la convivenza tra la datata Cornèr Arena, classe 1995, e la scintillante AIL Arena. Due cuori pulsanti uniti dalla stessa arteria stradale. Il calcio – grazie al nuovo stadio e ai risultati della squadra – sta registrando affluenze importanti, quasi raddoppiate rispetto al vecchio Cornaredo. L’altro ieri, nello scontro al vertice con lo Young Boys, si è registrato il primo sold out. I bianconeri del ghiaccio, dal canto loro, ripartono da una base fedele di 4 mila abbonati e con la certezza di poter abbattere regolarmente il muro delle 5 mila presenze. Quindi sì, la convivenza è possibile. La ritrovata voglia di grande calcio non va necessariamente a discapito dell’hockey, che può contare su storia, appartenenza, identità. E su una rivalità che alimenta la passione, da sud a nord. Da Lugano ad Ambrì.
Il modo in cui il Ticino annuncia il ritorno dell’inverno, quasi infischiandosene di questa eterna estate canicolare, ha qualcosa di unico. Domani riparte il campionato di National League. Un rito collettivo che si rinnova, tra il bianconero e il biancoblù. Mentre il calcio entra in una nuova era, l’hockey conserva il suo posto nel cuore della gente. È una questione di attaccamento, ma anche di continuità. Da oltre quarant’anni, HC Lugano e HC Ambrì Piotta giocano ai massimi livelli. Nell’era playoff, ovvero dalla stagione 1985-86, sono le uniche due squadre svizzere a non essere mai retrocesse in Serie B insieme al Friburgo, che dal canto suo si ripresenta ai nastri di partenza da campione nazionale.
Per l’HCL, quella che inizia dovrà essere innanzitutto una stagione di conferme. Per l’HCAP, invece, sarà una ripartenza. A Lugano, un anno fa, è cominciata la ricostruzione. La stagione 2025-26 ha rappresentato il primo passo di un nuovo corso: idee chiare, meno proclami, più pazienza. L’entusiasmo è tornato in fretta. Tutti, nell’ambiente, hanno compreso la necessità di ripartire dalle fondamenta dopo i disastri del 2024-25. Ora l’HCL deve dimostrare che quelle basi sono già abbastanza solide per reggere qualche aspettativa in più. La squadra non è cambiata molto, ha puntato su innesti mirati (in particolare tra gli stranieri) e ha lanciato importanti segnali di continuità con diversi rinnovi contrattuali. Il passo successivo è ridurre la distanza dalle squadre più forti, che hanno maggiori risorse e strutture più moderne. Non sarà facile, ma la strada è tracciata.
A un’ottantina di chilometri di distanza, in Leventina, la ricostruzione è appena iniziata. Dopo una stagione 2025-26 da dimenticare, alla Gottardo Arena è cambiato tutto ciò che poteva cambiare: presidente, direttore sportivo, CEO, staff tecnico, team manager, capitani, stranieri. È cambiato il modo di guardare il mercato, ma ciò a fronte di una fragilità finanziaria che al contrario resta immutata. L’NZZ ha addirittura lanciato l’allarme, evocando la preoccupazione della Lega e i quasi 30 milioni di debiti – ipoteca della Gottardo Arena in primis – che toglierebbero margini e respiro alla società leventinese. «Ma sono dati presentati in totale trasparenza all’assemblea di fine agosto e sappiamo che cosa dobbiamo fare» ha replicato alla RSI il presidente Davide Mottis. Il club, appunto, ha scelto una strada più parsimoniosa, puntando con ancora più forza sui giovani. Non significa, però, che in Leventina si sia deciso di rinunciare all’ambizione. L’obiettivo dichiarato è ancora quello del post season, vale a dire un posto tra le prime dieci. Una missione tutt’altro che scontata per una squadra che sta cercando di voltare pagina e di costruire un nuovo equilibrio.
Insomma, il Lugano deve dimostrare di essere tornato abbastanza forte per restare in alto. L’Ambrì deve dimostrare di poter costruire qualcosa di credibile senza smarrirsi nell’anonimato (o nell’inferno) della classifica. In mezzo c’è un cantone capace di vivere l’hockey con una partecipazione senza eguali. Ecco perché l’arrivo del nuovo stadio a Cornaredo non cambia la sostanza. Offre al calcio una struttura finalmente all’altezza delle sue nuove ambizioni, ridisegna la mappa dello sport cittadino. Ma l’hockey conserva qualcosa di unico: una rivalità. Il Ticino è derby. Ecco uno slogan che mette tutti d’accordo.




