Peter Parker riempie la sala del Cinestar... alle 18.10 di un rovente giovedì

«Una riscoperta, soprattutto per i giovani». Con queste parole Antonio Mariotti commentava un mese fa i dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica sugli ingressi al cinema: un aumento del 17% a livello nazionale, del 30% in Ticino. E nel tardo pomeriggio di ieri, al CineStar di Lugano è andato in scena proprio il pensiero del critico cinematografico, autorevole firma del Corriere del Ticino.
Prendi un giorno di canicola. La tua giornata lavorativa è iniziata alle 6 e alle 17 sei a casa. Ma il caldo, in casa, è intenso. Vado al lido o al cinema? Oggi esce Spider-Man: Brand New Day, penso. E la passeggiata fino al CineStar di Lugano supera di poco i dieci minuti. Alle 18 entro e resto a bocca aperta. Fila per entrare in sala, fila per prendere i pop-corn. Sono tutti giovani. «Che meraviglia», penso, ipotizzando però che tutti abbiano avuto la mia stessa idea e che siano alla ricerca dell'aria condizionata. E invece no. Sono lì per Spider-Man. E per vederlo sul grande schermo. Alle 18.10 di un giovedì di fine luglio.
Mi volto e la sala è piena. Anche le prime file sono occupate. Pur di esserci, qualcuno si è accontentato del posto centrale sotto allo schermo. Qualche trailer e il silenzio in sala cala insieme alle luci. Il film è piacevole, non solo per me che ho un debole per Peter Parker. New York vuole bene a Spider-Man, che è ormai solo il ragazzo della porta accanto. Zia May non c'è più, Ned e MJ sono andati all'MIT, si sono laureati, sono tornati in città e hanno preso appartamento insieme. È una nuova alba per Spider-Man, come ha scritto Max Borg. Il pubblico lo segue dal primo all'ultimo minuto. Solo una piccola parte degli spettatori lascia la sala ai titoli di coda, gli altri sanno che ci sarà una scena post-credits e la aspettano. Crea un legame tra il film appena visto e quelli che verranno e loro vogliono sapere che cosa verrà.
E – menzione speciale – sui titoli di coda New York è protagonista, con una sequenza di cartoline che non ha niente da invidiare alle inquadrature di un film indipendente.
Il ritorno dell'uomo ragno, a Lugano, è stato celebrato come un evento cinematografico. E la cosa, a me, è piaciuta davvero tanto. Mi ha anche emozionata, sì. Perché (forse) i giovani stanno tornando al cinema. E non mi importa se non erano lì per un «filmone». Durante la proiezione non si sono messi a scrollare annoiati il telefono. Gli occhi erano fissi sul grande schermo. Dalla prima scena, quando la voce fuori campo di Peter Parker ha stretto un patto: «Se mentissi, sicuramente te ne accorgeresti». Non sono usciti a metà per fumare, ma probabilmente non sarebbe successo neppure con la pausa tra un tempo e l'altro. Durante alcune scene hanno riso, in altre hanno reagito in coro. E, soprattutto, alla fine della proiezione hanno battuto le mani. Un omaggio, questo, solitamente destinato alle pellicole mostrate ai Festival. Ma che è (già) in parte una conferma, perché è successo anche alla fine di Odissea, quando ho pensato «ma questo è Nolan».
Esco dalla sala e tutti sorridono. Qualcuno, mi accorgo, indossa una t-shirt con la ragnatela. E il CineStar ha organizzato un Meet&Photo con gli eroi mascherati.
Si tratta di cinema di intrattenimento. Ma la sala è piena. E questo mi piace, molto. Il cinema non è morto e, anzi, sta provando ad attirare i giovani. Quelli che tutti definiscono «superficiali» e «con la soglia dell'attenzione di un pesce rosso». La magia del grande schermo non si spegne. E non è solo la canicola ad attirare pubblico. Io ci credo.


