Arrivederci Sanremo, un'edizione dalle poche emozioni votata al «politicamente corretto»

È fatta, è tutto finito. Dopo avervi accompagnati, su CdT.ch, in ogni serata con commenti, voti e condividendo le emozioni direttamente dalla sala stampa, ecco il mio pagellone finale del Festival di Sanremo 2026.
Sanremo 5,5
Non è stata un’edizione tragica, come qualcuno ha voluto raccontare con toni apocalittici già al termine della prima serata. Ma non è stata nemmeno memorabile. È mancato il pezzone, quello che trasforma un’annata in un riferimento, quello che tra dieci anni verrà ancora citato. Però non è vero che non ci sia stata musica. Anzi. Diversi brani hanno evitato i compromessi più facili, non si sono piegati alla «formula Festival» e proprio per questo hanno più possibilità di durare. Alcuni sono già entrati bene in radio, altri potrebbero accompagnarci per tutta l’estate senza bisogno delle luci dell’Ariston.
Carlo Conti 6
Voto politicamente corretto per il più politicamente corretto dei presentatori. Ha chiuso il suo secondo ciclo al Festival con un’edizione senza guizzi e senza polemiche. Tutto controllato, tutto misurato, tutto in linea con le esigenze della Rai e – probabilmente – con il clima politico del momento. Non è uno showman, ma è un professionista serio. E va detto che ha sempre affrontato con eleganza anche critiche spesso esagerate da parte di alcuni giornalisti, soprattutto sul tema delle «quote rosa», diventato terreno di scontro più ideologico che artistico.
Laura Pausini 7
Una mina vagante, nel senso migliore del termine. Ogni tanto con la sua ironia romagnola spiazzava Conti quando la sua scaletta millimetrica rischiava di irrigidirsi troppo. La sua musica può piacere o meno, ma quando prende il microfono si capisce che è una star vera, con un respiro internazionale che pochi altri in Italia hanno. Ha portato un’energia diversa, meno istituzionale, più viva.
Tonypitony 9
Il grande personaggio del Festival. Ogni cento metri a Sanremo c’era una parrucca o una maschera a lui dedicata. E pensare che in diretta televisiva è apparso soltanto per 3 minuti e 20 secondi, nella serata delle cover, dove ha vinto insieme a Ditonellapiaga. Ironia, autoironia e anche notevoli doti interpretative. Non solo un meme, ma un’operazione intelligente, che ha saputo trasformare un cameo in un fenomeno mediatico.
Sal Da Vinci 8
Chi vince ha sempre ragione. E lui ha vinto, anzi stravinto. Il 56enne ha vissuto un’epica in stile Rocky, d’altronde sono entrambi italoamericani. Poca tecnica, grande cuore, come i migliori underdog. È arrivato al Festival tra mille diffidenze, con un brano che molti giudicavano più adatto al «Castello delle Cerimonie» che a Sanremo (non che questa valutazione sia del tutto fuori luogo). E invece, esibizione dopo esibizione, intervista dopo intervista, ha costruito consenso. Sempre disponibile, sempre presente tra i fan, mai una parola fuori posto. Non è stato un caso. È esperienza. È mestiere. È la capacità di capire perfettamente dove ci si trova.
Giornalisti 4
Qui il discorso si fa delicato. Gli stessi giornalisti che nel 2024 avevano esultato per aver «affossato» Geolier, accusandolo di eccessiva napoletanità, sono gli stessi che sabato notte hanno contribuito a ribaltare la classifica del pubblico, che aveva premiato Sayf, facendo vincere un altro artista fortemente identitario, se non di più. Coerenza poca. Per non parlare delle litigate in sala stampa con i vertici Rai: dalle quote rosa al sistema di voto, fino all’urlo alla censura per il bacio tra Gaia e Levante, poi smentito dalle stesse protagoniste. Il diritto di critica è sacrosanto, ma un po’ di lucidità non guasterebbe.
Co-conduttori 5
Pochi guizzi, tra cui quello di Nino Frassica e Achille Lauro – autore di un commovente omaggio alle vittime di Crans Montana -, in mezzo a troppe presenze ornamentali. Personaggi come Can Yaman, Irina Shayk e Giorgia Cardinaletti hanno dato davvero poco a questo Festival. Altri, come Alessandro Siani, hanno reso le loro apparizioni irritanti. Incomprensibile, per non dire surreale, l’arrivo di Andrea Bocelli all’Ariston a cavallo. Era davvero necessario?
Sicurezza 5,5
Dopo i tragici fatti di Crans-Montana, il giro di vite sugli eventi del «Fuori Festival» era inevitabile. Ma non tutto è sembrato funzionare. Le vie di Sanremo nei pressi dell’Ariston sono particolarmente strette e in alcune zone la sensazione di sovraffollamento era evidente. Per raggiungere punti nodali – come la sala stampa – servivano percorsi tortuosi, con nei momenti di punta tempi d’attesa anche di venti minuti per percorrere cento metri. Nota di merito per personale e forze dell’ordine, sempre professionali nonostante le difficoltà organizzative.
Morgan 2
Doveva accompagnare Chiello nella serata dei duetti, poi annuncia che farà solo supervisione all’arrangiamento, poi annuncia che diserterà del tutto Sanremo. Infine passa il tempo a dire peste e corna del giovane collega, impegnato alla sua prima partecipazione festivaliera. Il problema ormai non è più solo lui, ma anche chi continua a chiamarlo. Può anche essere un grande conoscitore di musica, nessuno lo nega. Ma non è possibile litigare sistematicamente con colleghi e produzioni per poi sparlarne pubblicamente, offrendo versioni sempre diverse dei fatti e urlando alla difesa dell’arte. La sua imprevedibilità e la sua arroganza hanno già rovinato troppe esperienze sanremiane a chi gli stava accanto. A un certo punto la soluzione più semplice è anche la più efficace: smettere di coinvolgerlo.
Sayf 7,5
Nessuno si aspettava per il giovane genovese di origini tunisine un percorso così brillante. «Tu mi piaci tanto» è già un tormentone, ma dentro ha più livelli di lettura di quanto sembri al primo ascolto, con interessanti riferimenti sociali e politici. In sala stampa si è dimostrato centrato, consapevole, con idee chiare. E nella serata delle cover ha sorpreso tutti suonando la tromba accanto ad un grande della chitarra come Alex Britti in un assolo tutt’altro che ornamentale. Un Festival in crescendo, vero.
