Olimpiadi Milano-Cortina 2026 vs Sanremo: la sfida dell'attenzione

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, oramai, sono realtà. La cerimonia d'apertura è in programma venerdì 6 febbraio, mentre ieri – nel cuore del capoluogo lombardo – ha aperto i battenti Casa Svizzera. Ma quanto è sentito, l'evento? E ancora: come lo vivono i milanesi e, allargando il campo, gli italiani? Il volume delle ricerche su Google relative ai Giochi, spiega l'agenzia digitale specializzata Avantgrade.com, «mostra ancora una crescita molto moderata, decisamente inferiore rispetto alle aspettative».
Un interesse basso
Sebbene l'evento stia guadagnando attenzione sui media, anche per momenti tremendamente trash come Snoop Dogg tedoforo a Gallarate, «l’interesse di ricerca è basso a livello globale e la concorrenza di eventi locali come Sanremo 2026 si fa sentire, non solo in Italia». Le principali ricerche correlate alle Olimpiadi 2026, ribadisce Avantgrade.com, «registrano infatti volumi in calo in tutto il mondo: ad esempio, le ricerche su "Olympics winter" e "Olympics" hanno fatto segnare rispettivamente -2% e -8% nell’ultima settimana».
Sebbene l'Italia sia il Paese con il maggior volume di ricerche relative alle Olimpiadi 2026, seguita da Paesi nordici come Estonia, Svizzera e Finlandia, «l’evoluzione della ricerca Google per le Olimpiadi di Milano-Cortina ha mostrato un'attenzione prevalentemente verso temi logistico-organizzativi». In particolare, a dominare la conversazione online «sono la gestione della sicurezza e le limitazioni nel traffico a Milano, mentre l’aspetto sportivo – come la partecipazione degli atleti, il calendario e gli eventi correlati – non riscuote interesse di ricerca».
Se, infatti, nei mesi di novembre e dicembre gli italiani hanno cercato «gli orari della cerimonia di inaugurazione, il programma e il passaggio della fiamma olimpica, con l’avvicinarsi dell’evento tutto l’interesse si è spostato su temi di impatto nella vita di tutti i giorni dei cittadini, ovvero i possibili disagi urbani come la chiusura delle strade e la creazione di zone rosse a Milano durante l’evento». Di riflesso, nell’ultima settimana in particolare la ricerca «ICE», correlata alle Olimpiadi e riferita agli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement che accompagneranno la delegazione statunitense, «ha visto una forte impennata nelle ricerche, classificandosi tra le prime cinque query in crescita in Italia».
Perché Sanremo e Sanremo
Non finisce qui. Tanto nei 60 giorni precedenti l'evento quanto nell’ultimo mese, le ricerche relative al Festival di Sanremo 2026 hanno superato quelle sulle Olimpiadi. «Sanremo 2026» ha attirato maggiore attenzione rispetto a «Olimpiadi Milano-Cortina», a conferma che l’interesse per un evento tendenzialmente locale, al di là della sua dimensione inernazionale, sta surclassando quello per l'evento sportivo. «Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ci stanno insegnando che l’attenzione non si conquista con la grandezza dell'evento, ma con la rilevanza che ha nella vita delle persone» spiega al riguardo Ale Agostini, imprenditore e fondatore di Avantgrade.com. «I dati parlano chiaro. Gli italiani non stanno cercando atleti o programmi sportivi. Stanno cercando se potranno andare a lavorare, se la loro strada sarà chiusa, se la loro città sarà ancora la loro città. Come diceva Marco Aurelio duemila anni fa, mentre l'imperatore pianificava i Giochi, il popolo si preoccupava del pane».
Di nuovo: «C'è un paradosso che dovrebbe far riflettere ogni brand coinvolto in questo evento, le Olimpiadi invernali generano poco interesse di ricerca mentre Sanremo, un Festival musicale televisivo, cattura l'Italia. Non è un fallimento delle Olimpiadi. È la prova che la prossimità emotiva batte sempre la maestosità istituzionale».
«ICE», ma non il ghiaccio
Il dato più rivelatore, in questo senso, è la parola «ICE» tra le ricerche in trend, una parola che non ha nulla a che fare con il ghiaccio olimpico ma, appunto, con i fatti di Minneapolis e la presenza di questi agenti con la delegazione USA. È il segnale definitivo, chiarisce l'agenzia: «L'agenda dell'attenzione pubblica non la decide chi organizza l'evento, la decidono le paure e le urgenze reali delle persone».
«Per i brand – ha concluso Agostini – la lezione è una sola: chi parlerà delle Olimpiadi unicamente attraverso lo sport, parlerà a una stanza vuota. Chi saprà intercettare le preoccupazioni concrete, come mobilità, sicurezza, strade chiuse e impatto quotidiano, avrà l'attenzione che tutti gli altri stanno inseguendo nel posto sbagliato».
