Bosnia e non Italia: ma davvero, per la Svizzera, è una buona notizia?

«Esclusi dal mondo. Esclusi dal mondo. Esclusi dal mondo. Esclusi dal mondo!». Per l’Italia, oramai, le defezioni hanno pareggiato i trionfi. Se nel 1930 si trattò di un rifiuto, le disfatte del 1958, 2018, 2022 e 2026 non conoscono attenuanti. E potrebbero anche cambiare il destino della nazionale svizzera, che al Mondiale si qualifica da sei edizioni consecutive. Già, al posto degli azzurri - il 18 giugno a Los Angeles - i rossocrociati sfideranno la Bosnia. E, stando ai più, il gruppo B, completato da Canada e Qatar, presenta il coefficiente di difficoltà meno pronunciato del lotto. Oddio, valori tecnici e status delle selezioni alla mano, non è una lettura sbagliata. Anzi. Eppure, non per forza si tratta di una buona notizia per gli uomini di Murat Yakin. O, meglio, la variabile del girone debole non va sottovalutata soprattutto in chiave fase a eliminazione diretta.
A suggerirlo, in fondo, è il grande torneo meno lontano nel tempo. Sì, perché a Euro 2024 Xhaka vissero un crescendo esaltante anche alla luce delle avversarie affrontate nella prima parte della competizione: Ungheria, la ferrea Scozia e - soprattutto - la Germania, messa sotto fino al pareggio all’ultimo respiro di Füllkrug. A Francoforte, le consapevolezze degli elvetici vennero consolidate definitivamente. Tanto da non lasciare scampo, negli ottavi di finale giocati a Berlino, proprio all’Italia, copia fedele della compagine affondata nella notte infuocata di Zenica. I quarti, al cospetto dell’Inghilterra, si rivelarono amari, certo, ma tremendamente all’altezza di avversario e ambizioni.
Insomma, la Svizzera rischia di doversi preparare a una sfida nella sfida. Convincere, da favorita del girone, al cospetto di nazionali inferiori e meno esperte. E al contempo alzare progressivamente il livello delle proprie prestazioni, al fine di farsi trovare pronta quando sbagliare non sarà ammesso.




