Calcio

Alain Sutter, da faro a imputato: e il Grassshopper trema ancora

Le cavallette si trovano sull’orlo di una nuova crisi di nervi: lo spettro della Challenge League fa paura - Ingaggiato un anno fa come simbolo di speranza, il direttore sportivo ed ex icona del club è già finito nell’occhio del ciclone
Alain Sutter, 58 anni, è direttore sportivo del Grasshopper da maggio 2025. ©KEYSTONE/MICHAEL BUHOLZER
Massimo Solari
08.04.2026 06:00

Maggio 2019. Il calcio svizzero non crede ai suoi occhi. Fatica a trovare le parole. Il Grasshopper, club più titolato nella storia del Paese, subisce l’onta della retrocessione in Challenge League. Il riflesso mediatico è scontato: ci si aggrappa alle valutazioni e alla retorica di chi, la storia della società zurighese, l’ha scritta in positivo. Un pensiero, fra quelli raccolti all’epoca, appare comunque meritevole d’attenzione. Per il suo spessore, o semplicemente per il suo lucido buonsenso. A svilupparlo è Hanspeter Latour, allenatore iconico dei primi anni Duemila - quelli della prima favola Thun - e guida delle cavallette tra il 2005 e il 2006 e poi tra il 2007 e il 2009. Una Kultfigur, insomma.

«Da quando ho iniziato ad appassionarmi al calcio - osserva il tecnico bernese -, il Grasshopper è sempre stato ai vertici. Il GC ha sempre incarnato un orgoglio speciale; era circondato da un’aura unica. La cosa fondamentale ora è che alle posizioni di responsabilità vengano nominate persone che incarnino il DNA del club. Credo che Ricardo Cabanas sia in grado di assumere questo ruolo. Christoph Spycher allo Young Boys e Andres Gerber al Thun sono esempi di come un direttore sportivo dovrebbe lavorare oggi: con i piedi per terra e orientato al lavoro di squadra, con passione e compostezza. Entrambi sono stati giocatori del Grasshopper; li conosco e penso che Cabanas coltiverebbe valori simili».

La visione di «Pudi»

La profezia di Latour si è avverata solo in parte. Le competenze di Spycher hanno contribuito a riportare l’YB ai vertici, con sei degli ultimi otto campionati festeggiati al Wankdorf. Gerber, lui, ha superato il maestro «Pudi» insieme a Mauro Lustrinelli, plasmando uno dei racconti calcistici più avvincenti a livello nazionale e internazionale. Certo, quello del Thun futuro campione svizzero. Il percorso di Cabanas, per contro, ha conosciuto delle deviazioni significative: tanto lavoro con i giovani, lontano dai riflettori e dalle distorsioni del business professionistico, studi e insegnamenti letterari e, da circa un anno e mezzo, il ruolo di talent manager in seno all’ASF.

Poco male. Un altro personaggio cult, emblema di quello che in riva alla Limmat continua a essere definito un Nobelclub, è stato individuato e convinto a riabbracciare le cavallette: Alain Sutter. Il Los Angeles FC, proprietario del GC, lo aveva ingaggiato poco più di un anno fa, con la squadra già sull’orlo del burrone e costretta a disputare lo spareggio promozione/relegazione contro l’Aarau. Era andata bene, e così Sutter aveva avuto modo di imbastire con una discreta serenità la sua prima stagione da direttore sportivo.

Una parvenza di ambizione

Complici gli accattivanti risultati ottenuti da ds del San Gallo, e nonostante la brusca rottura con gli stessi biancoverdi a inizio 2024, Sutter ha da subito simboleggiato la speranza. E persino una parvenza di ambizione a lungo termine. «L’unica decisione positiva, in questo momento, è la nomina di Alain Sutter; nutro grandi speranze in un professionista che ha ilGC nel DNA e che potrà fornire alla società la struttura di cui necessita» aveva per esempio osservato, a ridosso del barrage, Romano Spadaro, presidente tra il 1994 e il 1999, gli anni d’oro delle cavallette. «Voglio essere il faro a cui le persone si rivolgono per trovare una direzione» aveva da parte sua promesso l’ex nazionale rossocrociato, una volta assicurata la permanenza in Super League. «Punto a ricreare dei valori e a far progredire il club».

Come nel 2019

Aprile 2026. Quanto delineato da Sutter non sta accadendo. Anzi. Il Grasshopper trema di nuovo. Persino più di un anno fa. Come nel 2019. Anche allora, da gennaio ad aprile, i punti racimolati furono 7. Una miseria che, dicevamo, costrinse la formazione zurighese a chiudere il torneo all’ultimo posto, rossa di vergogna, a quota 25. Beh, la graduatoria attuale recita 24, a +5 dal fanalino di coda Winterthur e con lo scontro diretto della Schützenwiese in agenda domenica. Le ultime tre partite si sono tradotte in altrettante disfatte: 5-1 a Thun, 5-0 in casa del Servette e - domenica - il desolante 4-0 subito al Letzigrund per mano del Sion. Il sofferto esonero di Gerald Scheiblehner, primo tecnico «benedetto» da Sutter, non ha prodotto alcuna scossa. L’avvento di Gernot Messner, allenatore della U21, avrebbe dovuto responsabilizzare i giocatori, porli di fronte alle rispettive responsabilità. Macché. Se possibile, la squadra è parsa ancor più allo sbando. Tanto da indurre Sutter allo sfogo pubblico. O, se preferite, all’ultimo disperato tentativo di scuotere lo spogliatoio: «È inaccettabile lasciarsi massacrare e rassegnarsi così al proprio destino. Purtroppo non è la prima volta, ed è un problema: questa squadra non oppone sufficiente resistenza di fronte alle difficoltà. Non siamo abbastanza solidi e mentalmente resilienti. Se affrontiamo il Winterthur con questo spirito, non avremo alcuna chance di spuntarla». E poi l’affondo. «Siamo come l’asino del detto, a cui viene messa a disposizione l’acqua e che deve decidere se bere da solo. Beh, se non vuole farlo, morirà di sete».

L’asino e l’accentratore

La verità, come suggerito, è che la fiducia più totale era riposta proprio nel direttore sportivo. Non da ultimo alla luce delle puntualizzazioni che aveva ritenuto doveroso offrire alla stampa nel giorno della sua presentazione: «Chiunque mi conosca sa che non accetterei mai un lavoro in cui non posso prendere decisioni. Se arrivo, decido io». Ebbene, la NZZ riconduce l’attuale caos, e il conseguente pericolo di retrocessione, proprio all’eccessiva centralizzazione del potere, con Sutter allergico a qualsivoglia parere altrui. Sia per quanto concerne il citato avvicendamento in panchina. Sia in chiave mercato, con la pausa invernale foriera di diversi elementi che hanno destabilizzato ulteriormente la rosa.

Il paradosso? La grandeur del passato, applaudita con convinzione anche sul palcoscenico internazionale, sopravvive ai margini della Super League. La semifinale di Coppa Svizzera, in programma tra dieci giorni contro lo Stade Losanna, rende infatti ancora possibile l’accesso ai preliminari di Europa League. Già. In caso di Challenge League, tuttavia, l’aura unica evocata nel maggio 2019 da Hanspeter «Pudi» Latour verrebbe spazzata via. Di nuovo.

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