Granit Xhaka, la Svizzera e un ruolo da ridefinire

La Svizzera, Granit Xhaka e un ruolo da ridefinire. Al titolo di questo articolo, la Federcalcio rossocrociata affiancherebbe senza esitare un punto interrogativo. Le riflessioni promosse nelle scorse ore dai vertici dell’ASF, d’altronde, suggeriscono bene gli schieramenti. E, appunto, il presidente Peter Knäbel e il direttore delle squadre nazionali Pierluigi Tami si sono chiaramente schierati dalla parte del giocatore. Murat Yakin, ne siamo certi, farà lo stesso venerdì, alla vigilia della sfida di Skopje contro la Macedonia del Nord. L’acquisto di un certificato anti-Covid fasullo, risalente al 2022 ed emerso solo alla luce delle recenti rivelazioni del Blick, è stato archiviato come «una questione privata che non ha nulla a che vedere con la Nazionale». Le scuse del diretto interessato, con ammissione a scoppio ritardato dell’errore, sono per contro state definite una reazione da vero capitano. E poco importa se, come probabile, verrà accertata l’esistenza di un reato e sarà pronunciata una condanna penale, presumibilmente sotto forma di multa.
«Del resto discuteremo in futuro» ha in ogni caso aggiunto Knäbel, riconoscendo perlomeno come la vicenda non si esaurirà davanti ai giudici e una volta tramontati i primi quattro impegni di Nations League.
Immagine e credibilità
Già, perché la Svizzera si radunerà pure in novembre, mentre in marzo sarà tempo di lanciare la rincorsa a Euro 2028. E Xhaka? Ci sarà? E se sì, dicevamo, il suo status cambierà? Le intenzioni del centrocampista, recordman di presenze in rossocrociato, non lasciano spazio a particolari dubbi. Accettare di buon grado sentenze e sanzioni e, dopo averla «protetta» evitando di prendere parte al primo ritiro post Mondiale, restare il leader della Nazionale. Complice l’enorme ascendente di Granit, e alla luce delle prime, morbide prese di posizione, è verosimile che l’ASF non la pensi diversamente. Non da ultimo poiché, sul piano sportivo, parliamo del trascinatore indiscusso della selezione di Yakin. Lo scenario di un reintegro totale, eventualmente accompagnato da una multa simbolica, non è insomma da escludere. Difficile, per contro, prevedere se dalla Premier League e dalla Football Association possano giungere provvedimenti severi.
Ma come avvenuto con Patrick Fischer, inizialmente pure difeso con convinzione da Swiss Hockey, e indipendentemente dalle sfumature dei due casi, occorrerà soprattutto capire il comportamento degli sponsor principali della Nazionale. Tradotto: UBS, Zurich, Swiss, Volkswagen resteranno a guardare o alzeranno la mano per obiettare? In gioco, dopo tutto, e malgrado l’accento posto sulla sfera privata della vicenda, ci sono immagine e credibilità della realtà sportiva più seguita e amata del Paese.
Comunque leader maximo
È dunque immaginabile che le prossime considerazioni interne all’ASF vertano sulla fascia di capitano che Granit Xhaka indossa dal 2018. Privare il giocatore di questa carica avrebbe sicuramente un impatto su opinione pubblica e, appunto, partner commerciali. Allo stesso tempo, tuttavia, la mossa avrebbe un non so che di assurdo. E il motivo è semplice: Xhaka è e rimarrebbe il leader maximo sia in spogliatoio, sia in campo, catalizzando persino maggiormente l’attenzione. Con tutte le conseguenze del caso sul sostituto prescelto e, di riflesso, sugli equilibri del gruppo.
Oddio, un passaggio di testimone anticipato, e in ogni caso sempre orchestrato da Xhaka, con Manuel Akanji rientrerebbe altresì nella logica delle cose. Ma regia e risvolti gattopardiani sarebbero fin troppo eloquenti. Un compromesso che, paradossalmente, potrebbe sortire effetti collaterali maggiori - per l’ASF e la Nazionale - rispetto alle decisioni più forti: lo status quo da un lato, l’esclusione definitiva di Xhaka dall’altro.



