La reazione

Blatter a muso duro contro Infantino e Trump: «Quo vadis, FIFA?»

Cinque mesi dopo aver definito la FIFA una dittatura l'ex presidente torna alla carica: l'occasione gliela offre il rosso di Balogun sospeso con l'articolo 27
©Gabriele Putzu
Red. Online
06.07.2026 12:30

Lo scorso febbraio, sulle colonne della Bild, Sepp Blatter definiva la FIFA «una dittatura». Sì, avete capito bene: «una dittatura». Cinque mesi dopo, l'ex numero uno del calcio mondiale torna alla carica. E, stavolta, l'occasione gliela offre un cartellino rosso.

Domenica, come noto, la Federazione internazionale di calcio (FIFA) ha diffuso un comunicato scarno: la sanzione inflitta a Folarin Balogun, attaccante statunitense espulso durante gli ottavi di finale dei Mondiali contro la Bosnia-Erzegovina, viene sospesa. Traduzione: il giocatore potrà scendere in campo contro il Belgio, questa notte, negli ottavi di finale del Mondiale 2026. La decisione arriva, secondo quanto denunciato da Blatter e dalla stampa, Associated Press e New York Times in testa, dopo una telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino, presidente della FIFA.

Il novantenne vallesano ha affidato la sua reazione a X: «I cartellini rossi non vengono annullati da telefonate politiche. Vengono annullati da regole, prove e organismi indipendenti», ha scritto. E poi la stoccata, in latino: «Se un presidente degli Stati Uniti interviene presso il presidente della FIFA, e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta dei Mondiali, la domanda è inevitabile: Quo vadis, FIFA?». 

La chiusura del messaggio non lascia spazio all'immaginazione: «Il calcio non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico». A scanso di equivoci, Blatter ha allegato gli hashtag #GianniInfantino e #DonaldTrump. Come dire: sto parlando proprio di loro.

Chi è Sepp Blatter, e perché la sua voce pesa

Un dettaglio, arrivati a questo punto, può servire al lettore. Joseph Blatter, classe 1936, originario di Visp nel Canton Vallese, ha guidato la FIFA dal 1998 al 2015. Diciassette anni al vertice del calcio mondiale, chiusi nel modo più brusco: costretto alle dimissioni nel 2015 travolto da un'ondata di scandali su corruzione e assegnazione delle sedi mondiali. Da allora, i rapporti con il successore Gianni Infantino, anch'egli vallesano, sono tutt'altro che distesi.

Lo scorso febbraio, sempre sulla Bild, Blatter aveva alzato il tiro: la FIFA, aveva detto, «si riduce al suo presidente». E su Trump, a suo tempo, aveva sentenziato: «Metterà in scena una trovata pubblicitaria» ai Mondiali del 2026, e «per questo ha bisogno del suo nuovo amico, il presidente della FIFA, Gianni Infantino. Anche se il termine complice sarebbe più appropriato di amico». Parole di chi, evidentemente, conosce molto bene gli intrecci fra sport, calcio in particolare, e politica.

Le proteste, e un 1. aprile fuori stagione

Il comunicato di domenica ha innescato una reazione a catena. La Federazione belga ha espresso il proprio «stupore» e ha fatto sapere di stare valutando «tutte le possibili opzioni». Fra queste, un ricorso formale contro la sospensione della squalifica alla stessa FIFA.

Il più netto, però, è stato il commissario tecnico dei Diavoli Rossi, il francese Rudi Garcia. In conferenza stampa, l'ex Roma ha tagliato corto: «Non sapevo che il 5 luglio corrispondesse al 1. aprile della FIFA». Balogun, dunque, contro il Belgio ci sarà. La domanda che resta, però, è quella di Blatter, e nessuno a Zurigo per ora ha risposto: Quo vadis, FIFA?

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