Calcio

Dall'emergenza all'inquietudine: il Lugano frena e perde pezzi

Il pareggio esterno con il Grasshopper rallenta lo slancio dei bianconeri e permette al Thun, corsaro pure a Basilea, di scappare a +9 – A preoccupare Mattia Croci-Torti, tuttavia, è l’infermeria, raggiunta per fastidi muscolari pure dai difensori Papadopoulos e Delcroix – Bisogna agire sul mercato
©KEYSTONE/GAETAN BALLY
Massimo Solari
01.02.2026 23:00

Un gol per illudersi di poter continuare a volare. E al contempo omaggiare lo sfortunato Claudio Cassano, la cui stagione è stata interrotta bruscamente dalla rottura del legamento crociato del ginocchio destro. Una partita, quella del Letzigrund, che alla fine ha invece portato in dote un solo punto e tre nuove defezioni. Insomma, con il passare delle ore il pareggio maturato contro il Grasshopper ha assunto i contorni della beffa e pure dell’inquietudine in casa Lugano. La capolista Thun ha piazzato il colpaccio pure a Basilea, imponendosi 2-1 e scappando così a +9. Non è tuttavia per la classifica che il club bianconero deve allarmarsi. Ma, appunto, alla luce dei tanti, troppi giocatori alle prese con infortuni di natura muscolare. Già, perché a Mai, Marques e Alioski si sono aggiunti Papadopoulos, non convocato a Zurigo per un’infiammazione e - soprattutto - Delcroix, che ha dovuto abdicare già all’8’ di gioco dopo aver avvertito uno strappo all’altezza dell’adduttore. Di qui la necessità di relativizzare il risultato ottenuto con la penultima forza di Super League, dominata per 75 minuti con tre-quarti della difesa out e Grgic abbassato in retrovia, spostando al contrario focus e preoccupazioni sulle condizioni della rosa.

Preparazione sbagliata?

«Perdere tutti i difensori mancini e tutti per fastidi muscolari non fa ovviamente piacere» ha osservato amaramente Mattia Croci-Torti a margine dell’1-1 al cospetto del GC. «Non so se si tratti di un problema di preparazione o di campi sui quali ci alleniamo» ha quindi aggiunto il tecnico bianconero, al quale era stato fatto notare il sinistro parallelismo con quanto accaduto a più riprese lungo gli scorsi campionati. Il presente, ad ogni modo, suggerisce una sola mossa: correre ai ripari sul mercato. «A fronte della situazione di Papadopoulos e in attesa di comprendere l’entità dell’infortunio di Delcroix, abbiamo già iniziato a muoverci» ha assicurato l’allenatore del Lugano.

Sì, il responsabile dell’area sportiva Sebastian Pelzer è chiamato ad agire e, inevitabilmente, ad assumersi qualche rischio in una fase della stagione che non offre prime scelte. «Non spetta a noi trovare nuove soluzioni per affrontare quanto accaduto» ha rilevato al proposito Renato Steffen, leader del gruppo. Per poi riconoscere la delicatezza del momento: «Credo che il Lugano disponga ancora di sufficienti qualità per vincere le partite, ma - non ci piove - lo stato della rosa va analizzato con grande attenzione». Considerato pure il rosso diretto rimediato da Belhadj, per il quale si prospettano due turni di stop, il Lugano rischia di dover sfidare il Winterthur - cercando di riflesso di non perdere di vista il Thun - con gli uomini contati e una formazione sperimentale. E siamo solo a inizio febbraio.

Un’occasione sprecata

L’emergenza, suggerivamo, non ha in ogni caso intaccato le buone intenzioni dei bianconeri. A Zurigo, la squadra di Croci-Torti ha condotto a lungo le danze con la consueta personalità e ha avuto la possibilità di chiudere il match. Ancora e ancora. Basti pensare alla clamorosa occasione fallita da Mahou, poco dopo il vantaggio provvisorio firmato da Steffen. Pronto a insaccare a porta vuota, il vicecapitano è stato ignorato dal compagno. E, va da sé, non l’ha presa bene. «Beh, sì, inizialmente mi sono arrabbiato. Di fatto ci era stato srotolato davanti ai piedi il tappeto rosso per siglare il raddoppio. Lo sa anche Hicham, che infatti si è pure scusato. Detto ciò, posso anche capirlo. Non giocava da tanto e voleva assolutamente lasciare il segno. Peccato, si è fatto tradire dalla foga, e Belhadj lo ha imitato nel finale. Per vincere questo tipo di partite e conquistare più punti in classifica, tuttavia, occorre ragionare maggiormente con la testa».

Il discorso di Steffen, in fondo, chiama in causa anche il controverso preludio all’1-1 degli zurighesi. E la piccata disamina dell’episodio fornita dall’allenatore del Lugano. «Concedere dieci minuti al GC, in casa sua, può starci. Cosa invece non va è il comportamento dell’arbitro, che prima del pareggio non permette a Koutsias, appena entrato, di posizionarsi correttamente sulla sinistra. Non è una scusa, ma questa voglia di accelerare il gioco mi fa arrabbiare, poiché ci è venuto a mancare un uomo in copertura all’inizio dell’azione che ha portato al gol di Krasniqi». Il malcontento del Crus è comprensibile e le immagini gli danno anche ragione. Ma osservando tempi e modi della trama che ha portato alla rete di Krasniqi, beh, l’attacco a Nico Gianforte appare un po’ forzato. «Alla fine abbiamo subito un gol stupido, difendendo male» ha riassunto con lucidità Steffen. La questione, dunque, è un’altra. E riporta sotto i riflettori le magagne del contingente bianconero. Già, perché all’85’, guarda caso, il Lugano si è fatto sorprendere sulla sua corsia fragile, con Cimignani riciclato nel ruolo di esterno difensivo da qualche minuto, Grgic costretto a lasciare il settore di competenza per non perdere la marcatura e l’accoppiata Belhadj-Kelvin non sufficientemente lesta nel salvare capra e cavoli. In un mondo ideale, o anche solo in un gruppo che non viene puntualmente sabotato dai propri muscoli, i protagonisti dell’azione avrebbero dovuto essere altri.

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