Due anni fa andavamo a tentoni, ora servono piccole risposte

Come? Non ricordate il 4-0 rifilato all’Estonia due anni fa? Eppure, quella partita amichevole, in un modo o nell’altro, cambiò il destino della nazionale svizzera e del suo commissario tecnico. Al primo dei due match di preparazione a Euro 2024, arrivavano cullati da un mare di dubbi: la grigia e balbettante campagna di qualificazione come scomoda compagna di viaggio, la lista definitiva dei convocati al torneo continentale ancora in sospeso, il periodo di convalescenza di Breel Embolo e, di riflesso, la ricerca disperata di un piano B sul fronte offensivo. A molteplici di questi interrogativi, suggerivamo, il test contro gli estoni contribuì a fornire una risposta, preparando il terreno all’entusiasmante percorso in Germania.
Il valore di un test
Per dire: Murat Yakin misurò dal 1’ lo spessore di Kwadwo Duah, che per altro non fece nemmeno così bene. «Ma il suo gioco diretto non mi è dispiaciuto» tenne a precisare il ct nel dopo partita, sfoderando la consueta diplomazia e però - a conti fatti - anticipando il destino. Già, perché a firmare la prima rete del nostro Europeo fu proprio l’attaccante del Ludogorets, titolare a sorpresa all’esordio e abile a sorprendere l’Ungheria alle spalle. Nella formazione schierata con l’Estonia, a ridosso di Duah, giostrarono Steven Zuber e Xherdan Shaqiri. Il primo impressionò, esagerando, quasi, nel volersi mettere in mostra per strappare la convocazione di «Muri». Complice l’ardore in questione, nell’ambito della seconda amichevole - qualche giorno dopo, contro l’Austria - purtroppo Zuber si strappò pure il polpaccio, complicando il rebus offensivo degli elvetici. Shaqiri, d’altronde, era parso tutto fuorché convincente sul piano dell’intensità al cospetto della modesta Estonia. «Con il suo sinistro, però, Xherdan può sempre fare la differenza». Yakin, di nuovo, ci aveva visto lungo. «XS», a Euro 2024, indossò in effetti i panni del jolly, sfruttando tuttavia appieno l’unica titolarizzazione con la Scozia, quando - appunto - con il mancino plasmò l’ennesimo prodigio. Per vivacizzare l’attacco, a supporto della prima punta, l’allenatore decise di puntare maggiormente su Ndoye e Vargas, lasciando per certi versi scoperto l’out di sinistra, lungo il quale Yakin si convinse a reinventare Aebischer. Altra scommessa nel complesso vinta.
La corsia di destra e il «10»
Bene. Ora potete scordare Svizzera-Estonia di due anni fa e prepararvi al test con la Giordania, in programma domenica pomeriggio a San Gallo. La situazione è diametralmente opposta. Di dubbi, a due settimane dal debutto ai Mondiali 2026, ve ne sono pochissimi. Addirittura, in termini di undici da opporre al Qatar, il 13 giugno a San Francisco, non ne esistono. La fisionomia della Svizzera, quella, è invece cambiata. E con lei alcuni interpeti. Basti pensare alla difesa, una catena a quattro e non più a tre, con Elvedi al posto di Schär e Rodriguez tornato a vestire i panni del terzino classico. Nelle scorse settimane, e pure in fase di presentazione della rosa costruita per la Coppa del Mondo, Yakin ha però posto a più riprese l’accento sul concetto di «flessibilità». Più che l’ultimo test con l’Australia, il 6 giugno, quando il piede non sarà sul gas, la sfida con la compagine mediorientale, pure qualificata per il torneo americano, e scelta per le affinità con il Qatar, potrebbe dunque servire al ct per valutare alcune varianti sul piano tattico. E al contempo mettere alla prova quegli elementi scelti proprio per la loro duttilità. I quesiti maggiori, in tal senso, interessano la corsia di destra, con il solo Silvan Widmer nel ruolo di laterale puro, come pure il ruolo di «10» (o di terzo di centrocampo) per il quale Fabian Rieder parte in pole position. Sia Joahn Manzambi, sia Ardon Jashari, scalpitano. E allora, come due anni fa, attendiamo con interesse le mosse di Yakin.



