Manzambi: «Meglio il gospel che le voci di mercato»

Alla stagione di Johan Manzambi è mancata solo la ciliegina sulla torta. Il suo Friburgo, infatti, nulla ha potuto contro l’Aston Villa nell’ultimo atto di Europa League. Poco male, perché sia sul palcoscenico continentale, sia in Bundesliga, il ginevrino si è preso la scena a suon di prestazioni di spessore e di gol importanti. E ciò a soli 20 anni. Non sorprende, dunque, che il giocatore sia finito nei radar di diversi club importanti - si vocifera anche del Real Madrid - e che, oggi, il suo valore di mercato sia stimato in 35 milioni di euro. «Se il prezzo del mio cartellino aumenta, significa che sto facendo bene; la verità, però, è che non mi interessa. Voglio solo giocare a calcio, ovunque. E i tifosi del Friburgo non devono preoccuparsi. Sono ancora uno dei loro giocatori. Nella mia testa, ora, c’è solo il Mondiale».
Già. A ben guardare, la ciliegina sulla torta è stata comunque posta dal ct della Nazionale Murat Yakin, che al talento di Manzambi non poteva assolutamente rinunciare in vista della Coppa del Mondo americana. «Essere stato selezionato per il torneo più importante del globo è incredibile. Un sogno di bambino che si avvera. È stata una stagione incredibile. E sono molto orgoglioso di me stesso, dei miei compagni di squadra e dello staff del Friburgo. Tutti mi hanno aiutato molto a raggiungere importanti traguardi». Ma il bello, dicevamo, deve ancora venire. Per quanto si presenti al Mondiale con cucito addosso l’abito di joker, Manzambi è fra i rossocrociati più attesi. Certo, resta da capire in che misura e in che ruolo il diretto interessato potrà fare ancora la differenza. A Friburgo, il ginevrino si è imposto in qualità di mediano. Con la Svizzera, per contro, è stato puntualmente schierato all’ala. «Non ho una posizione preferita. Giocherò dove vorrà Murat Yakin. Mi fido di lui; ha fatto un ottimo lavoro nelle qualificazioni ai Mondiali».
Non solo. Il selezionatore elvetico ha pure regalato a Manzambi una notte indimenticabile. «Il gol firmato contro la Svezia, a Ginevra, nella mia città, davanti alla mia famiglia, è stato davvero speciale». A Johan, d’altronde, piacciono le cose semplici. Segnare. Segnare. E ancora segnare. «Non ho rituali particolari prima delle partite, a parte ascoltare musica gospel. Prego molto quando mi alzo e quando entro in campo. È importante per me. E, quando ho tempo, mi piace anche andare in chiesa». L’auspicio, va da sé, è che il giocatore si riveli una benedizione per il Mondiale rossocrociato.


