Mondiali 2026

Granit Xhaka: «Sognare mi piace, anche perché i sogni, a volte, si avverano»

La Nazionale affronta l'Argentina, campione del mondo, per regalarsi un'altra impresa e le semifinali della Coppa del Mondo - Il capitano invita squadra e tifosi a crederci: «In pochi parlano della Svizzera e allora rispondiamo sul campo, provando di nuovo a superare i nostri limiti»
Il capitano rossocrociato Granit Xhaka. ©AP/CHRISTOPHER NEUNDORF
Massimo Solari
10.07.2026 21:56

Il cielo, sopra Kansas City, pesa come un macigno. È come se volesse suggerire la portata di questi quarti di finale, i quarti di finale della Coppa del Mondo 2026. Sì, Argentina-Svizzera è una partita che toglie il fiato, di fronte alla quale si fatica a rimanere lucidi. Manca sempre meno all’incrocio che mette in palio un altro pezzo di storia. Tensione e pressione, appunto, opprimono come l’umidità presente nel Missouri. Rispetto a quanto successo qualche giorno fa, al BC Place di Vancouver, clima e avversario sono, semplicemente, un’altra cosa. Tutt’altra cosa.

La Nazionale aveva promesso e ha firmato un’impresa, ma - nella notte su domenica - il match contro i campioni del mondo in carica, contro Lionel Messi, impone una nuova postura e un’altra prova mostruosa. Senza, però, privarci della libertà di sognare.

Imbattibili o inscalfibili?

«Sognare mi piace, anche perché i sogni, di tanto in tanto, si avverano». Alla vigilia del match al Kansas City Stadium, Granit Xhaka invita squadra e tifosi a crederci per davvero. «Disputare il quarto di finale di un Mondiale è un privilegio, uno dei più importanti della mia carriera. Ma non siamo qui solo per dirci orgogliosi di questo traguardo. No, l’obiettivo principale è uno solo: vincere».

Già, come riuscirci contro una formazione non imbattibile, ma che non si lascia convincere da nessuno di poter essere battuta? «Superando, ancora una volta, i nostri limiti» sottolinea con decisione Xhaka. Il calciatore che non conosce limiti di grandezza, tuttavia, veste la maglia albiceleste. «Messi? Controllarlo per novanta minuti è missione ardua» conferma il numero 10 rossocrociato: «Dovremo essere bravi ad avere il più possibile il controllo del gioco. Se l’Argentina non ha la sfera, Messi non può essere pericoloso». Xhaka va oltre: «In pochi si concentrano su di noi e le nostre qualità e allora le risposte che contano le daremo in campo. Prima ho parlato di sogni. Ma una cosa dev’essere chiara: per realizzarli occorre sudare e dare tutto». E l’avversario di domani, in questo, costituisce un esempio. «Ammiro i giocatori e le squadre sudamericane» rileva Xhaka: «Se perdono diventano matti, ecco perché con loro non è mai finita. Si aggrappano a una mentalità incredibile. E lo reputo un insegnamento anche per la Svizzera e ciò che potrebbe essere».

L'abbraccio con Yakin

Xhaka, a proposito di match da dentro o fuori decisi all’ultimo respiro, non dimentica l’amara sconfitta a Brasile 2014. «Era il mio primo Mondiale e quell’ottavo contro l’Argentina lo giocammo bene. Sino alla rete subita nel finale e con il successivo palo di Dzemaili che avrebbe potuto, forse dovuto, essere gol. Essere ancora qui con Ricci (Rodriguez, ndr.) è fantastico, ma parlare di rivincita non ha senso. In campo andrà una Nazionale completamente diversa, con una mentalità differente e un’altra generazione di giocatori. Va da sé, proveremo a fare meglio rispetto a 12 anni fa».

Manzambi non potrà giocare: è un duro colpo, ma compenseremo la sua assenza con la forza del collettivo
Murat Yakin, ct Svizzera

Le aspettative, oggi ancor più di allora, gravano sulle spalle dell’Argentina. La Scaloneta ha un titolo da difendere e, ancor di più, un tramonto da scacciare. Ogni gesto, ogni parola, ogni vittoria, sul fronte opposto, viene declinato in chiave Lionel Messi. Ci si sta annullando per il Diez, per colui che - nel 2022 - aveva regalato un trionfo indimenticabile ai compagni e al popolo argentino. Dopo la clamorosa rimonta ai danni dell’Egitto, la Pulce è scoppiata in lacrime, consapevole di aver lambito il crepuscolo. Ma dopo la splendida serie di rigori che ci ha permesso di superare la Colombia, a piangere è stato pure Granit Xhaka. «L’abbraccio di Murat ha significato molto per me. Non lo dimenticherò, perché mi nutro di emozioni e quello è stato un momento davvero emozionante. Tra di noi, a differenza di quanto si è spesso scritto, c’è sempre stato un grande rispetto. E la qualificazione ai quarti di finale rivestiva un valore enorme per entrambi, così come per l’intero gruppo e chi ci sostiene».

La maglia di Messi

La partita contro i Cafeteros è stata segnata dalla defezione di Manzambi. Il nostro Mazadona. «E, purtroppo, Johan non ci sarà nemmeno contro l’Argentina» spiega il commissario tecnico della Svizzera Murat Yakin. «Abbiamo provato a recuperarlo, ma non è possibile. E, certo, è un duro colpo. Perciò, come successo con la Colombia, dovremo compensare questa assenza di rilievo con la forza del collettivo». Il selezionatore elvetico, naturalmente, ha un piano. «Ma lo scoprirete domani» precisa sornione. Difficile vedere Ruben Vargas nell’undici iniziale; più probabile la titolarizzazione di Djibril Sow, garante di corsa e acume tattico. «In merito all’Argentina e alle strategie per fermare Messi si può discutere a lungo, ma a parlare, come sempre, sarà il campo» prosegue Yakin: «Abbiamo studiato diverse soluzioni e speriamo di adottare quelle giuste. Cercheremo di liberarci dal loro pressing alto e di capitalizzare le situazioni favorevoli che, sono convinto, emergeranno lungo il match. L’efficacia offensiva sarà fondamentale».

Si giocherà in un impianto votato quasi esclusivamente alla causa argentina. E però, come accennato, la Svizzera avrà l’opportunità di sfidare l’Albiceleste senza troppi pensieri, rinunciando altresì a qualsivoglia timore reverenziale. L’ex portiere tedesco Jens Lehmann, al proposito, ha provocato l’ambiente rossocrociato. «Credo che gli svizzeri non vedano l’ora di ricevere una maglia di Messi o qualcosa del genere dopo la partita». Non ha aiutato il messaggio pubblicato su Snapchat da Zeki Amdouni, a margine degli ottavi conquistati contro la Colombia: «Giocherò contro Messi. Basta, posso anche ritirarmi dal calcio». Il diretto interessato tiene a puntualizzare che lo scenario auspicato è agli antipodi: e cioè chiudere la carriera internazionale del più grande calciatore dei tempi moderni: «La mia era una frase ironica. Quando si è bambini, si sogna di affrontare i giocatori più forti del mondo. Ma abbiamo meritato questo palcoscenico e insieme vogliamo spingere la Svizzera ancora più lontano». Atlanta e la semifinale distano un sogno e due ore di volo.

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