«Il Lugano? Una squadra da serie B spagnola»

«E allora sorry, scusa, lo siento». Parole e musica che Mattia Croci-Torti avrebbe fatto bene a dedicare a José Bordalás, replicando con il consueto fischiettío e un sorriso sornione alle dichiarazioni infelici del collega. «Il Lugano, con tutto il rispetto, è una squadra da Segunda Division spagnola. E ci ha fatto cinque gol». Ecco, appunto.
Invece che sminuire l'avversario, che per un'ora, giovedì sera, ha incantato l'Estadio Coliseum, l'allenatore del Getafe avrebbe fatto bene a riconoscerne i meriti, procedendo al contempo a un mea culpa per aver affrontato il secondo turno della League Phase di Conference League con eccessiva leggerezza. E un pizzico d'arroganza. Della serie: anche senza la formazione tipo, verremo a capo di una buona compagine del massimo campionato svizzero.
È andata male. Malissimo. E così, al guru Bordalás, non è rimasto che sparare contro tutto e tutti nel post-partita. «Mi sento ingannato, le promesse che mi erano state fatte in estate non sono state mantenute» l'attacco riservato alla dirigenza dopo la manita subita davanti a un pubblico a tratti indignato. «Non siamo pronti a sostenere tre competizioni, perciò mi toccherà forzare l'impiego di calciatori infortunati».
D'accordo. In campo, e lo ripetiamo, a fare la differenza sono però state idee, atteggiamento e massima attenzione prestata ai dettagli. Lo staff tecnico del Crus ha studiato. Tanto. Bordalás e i suoi assistenti no. «E allora sorry, scusa, lo siento». Parole diverse ma un messaggio univoco per due allenatore iberici un po' presuntuosetti: Albert Riera e, appunto, la guida suprema del Getafe.



