La Svizzera non è più sicura di sostenere Gianni Infantino

Quando è scoppiato il caso Balogun, durante i Mondiali 2026, l'Associazione svizzera di football (ASF) è stata fra le poche Federazioni a condannare l'operato della FIFA. Parentesi: Balogun era stato espulso nella sfida contro la Bosnia per un pestone involontario sulla caviglia del difensore Tarik Muharemovic. Un'espulsione, di norma, vale una giornata di squalifica automatica, non impugnabile. La FIFA, però, aveva sospeso la sanzione per il calciatore statunitense appoggiandosi all'articolo 27 del proprio codice disciplinare: la norma che permette di congelare una squalifica per un periodo di prova che va da uno a quattro anni. In questo caso, un anno. Risultato: Balogun ha disputato l'ottavo di finale contro il Belgio, a Seattle.
Da allora, altre Federazioni hanno «imitato» la Svizzera. La Norvegia, per voce della presidente Lise Klaveness, ha annunciato di voler presentare un reclamo al Comitato etico della FIFA. Lo scandalo, è vero, non sembra aver intaccato la leadership di Gianni Infantino, presidente oramai certo di un quarto mandato alla testa del governo mondiale del calcio. Il vallesano, infatti, ha ricevuto lettere di sostegno da oltre 200 Federazioni in vista delle elezioni di marzo. Quanto bastano per essere riconfermato. Fra queste 200 Federazioni, scrive la Tribune de Genève, figura anche l'ASF, che tuttavia oggi appare meno convinta rispetto al passato. «Abbiamo redatto una lettera di sostegno ben prima degli eventi molto controversi verificatisi durante i Mondiali, che anche a noi sono dispiaciuti» fa sapere la nostra Federcalcio. «Per questo motivo sono in corso nuove discussioni, sia a livello interno sia esterno con altre Federazioni».
La Svizzera, in sostanza, sta prendendo tempo. Forse perché un attacco frontale potrebbe costarle caro, basti pensare alla reazione stizzita dello stesso Infantino rispetto alle critiche formulategli durante i Mondiali, o forse perché l'ASF e le altre Federazioni stanno cercando di far emergere un concorrente per le prossime elezioni. Per il nostro Paese, va detto, il tema è delicato, anzi delicatissimo: Zurigo è sede FIFA. «Desideriamo nuovamente avere uno scambio diretto con il presidente della FIFA e seguiamo da vicino l’evoluzione della situazione fino alle elezioni del 18 marzo 2027» spiega ancora l'ASF. Come la Germania, la Federcalcio elvetica vorrebbe avviare una riflessione approfondita e non una rivoluzione. Quanto al timore di possibili ritorsioni, l'ASF non ha voluto rispondere. Né, d'altro canto, ha voluto far sapere che cosa non la convince del programma del vallesano.
