Murat Yakin non si sbilancia su Manzambi, Jesse Marsch invece sì

I giornalisti canadesi, e pure tanti colleghi, pendono dalle labbra di Jesse Marsch. Il commissario tecnico del Canada è il volto di una nazionale coraggiosa, decisa a cavalcare risultati, entusiasmo e ambizioni. Ogni risposta dell'allenatore, nato nel Wisconsin e plasmato dalla filosofia dei club nell'orbita Red Bull, calamita l'attenzione della platea, nutritissima nella pancia del BC Place di Vancouver.
Qui, fra poche ore, Svizzera e Canada si giocheranno il primo posto del gruppo B. Entrambe si trovano a quota 4 punti. I rossocrociati, lo ricordiamo, sono però obbligati a vincere. La selezione della Foglia d'Acero, complice la differenza migliore, ha invece due risultati su tre a disposizione. Disputare i sedicesimi di finale nella British Columbia è un obiettivo dichiarato sia di una, sia dell'altra formazione. E i motivi sono ovvi. Più giorni per riposare, un avversario sulla carta meno attrezzato e - certo, soprattutto per i padroni di casa - l'opportunità di disputare un'altra partita, magari pure gli ottavi, a Vancouver.
«All'interno dello spogliatoio le ambizioni sono molto chiare» sottolinea Marsch. «Attorno a noi percepiamo un'energia enorme, ma sappiamo di poter controllare solo ciò che avviene sul rettangolo verde. E, in questo senso, siamo pronti ad affrontare anche la Svizzera. Sì, siamo pronti a difendere e conquistare il primo posto nel girone. Vogliamo continuare a giocare al BC Place. E vi assicuro una cosa: quando ho assunto l'incarico due anni fa, è proprio qui che mi aspettavo di ritrovarmi con il Canada». Seduto a fianco di un ct carismatico e poliglotta - «nessuna domanda in tedesco?», scherza Marsch nella lingua di Goethe; «dai, ora Jhonny risponde in italiano», virando verso quella di Dante -, l'attaccante della Juventus veste i panni della comparsa. Sulla strategia da utilizzare contro Xhaka e compagni, si esprime ancora Marsch: «Credo che il modo peggiore per ottenere un pareggio sia giocare solo per il pareggio. Penso che si debba scendere in campo con l'obiettivo di vincere, per poi sfruttare cambi e aggiustamenti tattici nelle fasi finali della partita al fine di ottenere il risultato desiderato».
Il tecnico del Canada non si sottrae nemmeno al quesito su Johan Manzambi. «Un giovane dal talento enorme, come altri per altro nella rosa svizzera. Ma ci siamo preparati per fermarlo. Poco importa se dal 1' o a partita in corso».
Il parere più atteso sulla questione è, va da sé, quello di Murat Yakin. Come prevedibile, tuttavia, il selezionatore elvetico nasconde le sue carte. «Contro Qatar e Bosnia abbiamo visto che esistono diverse fasi in un match. Conosco e conosciamo le qualità di Manzambi, un giocatore che ritengo possa essere un'opzione importante sia dal 1', sia in corso d'opera». Visibilmente raffreddato, come suggerisce il naso rosso e la voce nasale, Yakin dunque non si sbilancia sui singoli, ma lo fa sull'obiettivo: «La situazione è definita. E siamo consapevoli di quanto potrebbe rivelarsi prezioso - un vero lusso - terminare primi e disporre di molti più giorni per recuperare e pianificare i sedicesimi di finale».
Per l'allenatore renano, ad ogni modo, il Canada non farà troppi calcoli. «Gioca davanti al proprio pubblico e vorrà mostrare di nuovo il suo volto migliore. Contro il Qatar ha segnato le reti, al contrario, fallite dalla mia squadra. Ci attende una partita intensa, in uno stadio carico di euforia».
Insieme a Yakin c'è un attore più ingombrante. Insomma, gli equilibri - rispetto ai precedenti interlocutori - si riassestano. «Se è il match più importante della mia carriera? Non direi, per ora ne ho giocati di più importanti» dichiara Manuel Akanji senza scomporsi. «Però, chissà, contro la nazionale di uno dei Paesi ospitanti il Mondiale potrebbe nascere un match speciale». Per il difensore dell'Inter è troppo presto anche misurare la dimensione della Svizzera all'interno del torneo. «Ritengo che le prestazioni con Qatar e Bosnia siano state positive. Anche se, naturalmente, al debutto abbiamo fallito sul piano della concretezza. Detto ciò, è difficile affermare già in questa fase se la squadra sia in grado di spingersi fino a una semifinale».
La sfida di Vancouver, di certo, costituisce un esame importante per capire l'attuale livello della Nazionale. «Affrontiamo una formazione aggressiva, amante del gioco verticale e sempre pronta a disturbare l'impostazione dell'avversario» riconosce Akanji. Per poi aggiungere: «Partite del genere presentano un lato positivo e uno negativo. Siamo bravi con il pallone tra i piedi e se riusciremo a superare la pressione canadese, godremo verosimilmente di ampi spazi per fare male a chi abbiamo di fronte. In caso di errori in uscita, invece, rischiamo di venire colpiti molto velocemente».
Akanji, infine, smentisce parzialmente Yakin circa lo scenario migliore dopo il match del BC Place. «Per mantenere il ritmo preferisco che non trascorra troppo tempo tra una partita e l'altra. Ma questo è un discorso individuale, e vi assicuro che scenderò a mia volta in campo con l'obiettivo di conquistare i tre punti».



