«Vorrei cambiare il film di tre partite: Argentina, Svezia e Portogallo»

Ricardo Rodriguez è in grande forma. Alla sfida decisiva del gruppo B, contro il Canada a Vancouver, manca sempre meno. Al campo base di San Diego, però, il difensore chiacchiera, scherza e sorride più del solito. Quando gli viene chiesta l'importanza di disporre di elementi in grado di fare la differenza in corso d'opera, addirittura si dimentica del rossocrociato più discusso del momento. «Contro la Bosnia sono entrati benissimo in partita Sow, Vargas e... chi era l'altro? Ah Manzambi, ovvio!». Ride, va da sé, anche la sala stampa. «Ricci» non sembra insomma avvertire il «peso» di 14 partite ai Mondiali e del record condiviso insieme all'amico e compagno di sempre Granit Xhaka. «È un numero speciale, che mi rende particolarmente orgoglioso» sottolinea.
Raramente sotto i riflettori, e però sempre affidabile quando conta, Rodriguez incassa volentieri anche l'ammirazione di Yanic Konan Niederhäuser, quarto cestista svizzero a essere selezionato da una franchigia di NBA. Il giocatore dei Los Angeles Clippers ha visitato il ritiro della Nazionale. «E, sì, sapeva tutto di me: ogni squadra in cui ho militato» conferma Rodriguez.
Il 33.enne elvetico, oggi, si ritrova invece senza un club. Il contratto con il Betis Siviglia è infatti giunto a scadenza. «Ma è troppo presto per parlare di scenari futuri» tiene a precisare Rodriguez: «Ora voglio concentrarmi unicamente sul Mondiale con la Svizzera. Ritirarmi? Pensieri di questo tipo ci sono sempre. E però ripeto: nella mia testa, al momento, c'è solo la Nazionale».
Una Nazionale che, dicevamo, non è proprio in grado di fare a meno del suo fedelissimo terzino mancino. «L'esclusione nel primo test di preparazione con la Giordania, tuttavia, mi ha sorpreso. Sì, non lo nego, non me l'aspettavo. Dopo tutto ho sempre fornito buone prestazioni». Al cospetto del Qatar, in occasione del disastroso esordio a San Francisco, Rodriguez è invece tornato a garantire ordine e spinta discreta sulla corsia di sinistra. Lo ha fatto sino all'89'. Dopodiché, unicum nella sua lunga e solida storia ai Mondiali, Ricardo è stato sostituito prima del triplice fischio finale. Il risultato? La Svizzera ha incassato il clamoroso pareggio del Qatar. «Ma non vuol dire nulla» afferma Rodriguez riabbracciando l'arte della diplomazia. «In questo frangente del match, evidentemente, Murat ha pensato che io avessi già corso tanto. E quindi, non so, ha forse voluto concedermi una pausa. Succede».
Anche nei 14 incontri vissuti in quattro edizioni della Coppa del Mondo è successo di tutto. Gioia, come in occasione del debutto in Brasile, nel 2014, con due assist nella sfida vinta contro l'Ecuador, ma anche amarezza. «Cambierei il film di tre partite» indica in merito Rodriguez: «Gli ottavi persi contro Argentina, Svezia e Portogallo». E chissà che la pellicola campione d'incassi, insieme all'inseparabile Granit Xhaka, debba invece essere ancora proiettata.



