Tami: «È vero, non sappiamo chi giocherà, ma sappiamo come lo farà»

Pierluigi Tami, per ora, è un direttore felice. «Il primo obiettivo è stato raggiunto» sottolinea con il sorriso il responsabile delle squadre nazionali. Il ticinese esprime soddisfazione sia per i risultati e il primato nel gruppo B, sia per il gioco che li ha forgiati. «Siamo sempre stati la migliore squadra in campo. Poi, certo, abbiamo attraversato anche dei momenti difficili all’interno dei match. Ma questi capitano a tutte le formazioni. A maggior ragione se si ritrovano a sfidare una delle nazionali ospitanti il Mondiale».
Insomma, a Tami ha convinto parecchio anche il sofferto successo contro il Canada. «Parliamo di un avversario che poteva cavalcare l’energia straordinaria dello stadio di Vancouver e che, sino alla sfida di mercoledì, risultava essere la terza squadra più efficace nella pressione e nel recupero palla in fase offensiva. I canadesi, contro di noi, hanno fallito in questo esercizio di disturbo. Perché affrontare la Svizzera è difficile per tutti. Non a caso osserviamo puntualmente un avversario attendista. E vi assicuro che unire intensità e pazienza durante una partita non è così scontato. Ma, in questo senso, ho ammirato una Nazionale matura».
Più cambi, più pretendenti
D’accordo. La Svizzera, tuttavia, non era chiamata a scalare tre Ottomila. Per provare a venire a capo di Qatar, Bosnia e Canada, oltretutto, Murat Yakin ha fatto ricorso a tre undici differenti. Il che, perlomeno all’esterno, ha suscitato qualche interrogativo. Banalmente, e a differenza di Euro 2024, l’ultimo grande torneo portato con entusiasmo e certezze sino ai quarti di finale, a oggi è difficile ipotizzare la formazione che abbraccerà la fase a eliminazione diretta. «È vero, forse non vi sono undici giocatori certi di scendere in campo dal 1’ nei sedicesimi» riconosce Tami: «Murat ha effettivamente allargato la paletta dei pretendenti. Le nostre certezze, però, sono basate su come giochiamo. Gli individui, detto altrimenti, sono la cosa meno importante. Contano i principi cardine della nostra idea di calcio e il collettivo. E dunque tutti gli elementi della rosa, poco importa se dal fischio d’inizio o a partita in corso, sanno esattamente che cosa devono fare sul rettangolo verde. I tre terzini destri differenti? Ciascuno ha interpretato il ruolo diversamente, e in base a caratteristiche peculiari di cui eravamo consapevoli. Tutti - chi più, chi meno - hanno fatto il loro lavoro. Yakin presta molta attenzione a quanto accade in allenamento. La formazione, quindi, viene spesso costruita sulle risposte e sulla forma dei singoli percepite i giorni prima della partita».
Un ingegnere in difficoltà
Noah Okafor, evidentemente, non ha fatto breccia pure sotto quest’aspetto. «Ma vi assicuro che Murat era intenzionato a concedergli una porzione di match contro il Canada» precisa Tami: «Purtroppo la sfida ha preso una piega poco propizia al suo inserimento. Capisco che possano esserci giocatori infelici per lo scarso impiego. Ma è così in ogni grande torneo. E una cosa dev’essere chiara. Non siamo qui per offrire minuti a uno o all’altro. Siamo qui per disputare una Coppa del Mondo e avanzare il più possibile».
Ecco, a proposito di prosieguo del percorso. Ad attendere i rossocrociati potrebbe essere l’Algeria del grande ex Vladimir Petkovic. «Potrebbe, sì, come potrebbe capitarci un’altra selezione» indica Tami. Per poi aggiungere: «Ho una formazione scientifica, ma vi assicuro che non ho ancora compreso la formula che determinerà gli accoppiamenti con le migliori terze. Perciò non intendo sprecare troppe energie in questo esercizio. Ciò che mi solleva, piuttosto, è vedere il nome della Svizzera già presente nel tabellone».
Già. Peccato che nella storia dei Mondiali la Nazionale non sia mai riuscita a superare il primo ostacolo delle fasi a eliminazione diretta. «Un tabù che vogliamo assolutamente sfatare. E che siamo pronti a sfatare» sottolinea con convinzione il direttore delle squadre nazionali Pierluigi Tami: «Il superamento dei sedicesimi, questo è sicuro, dovrà passare da una progressione della squadra e di alcuni singoli. E affrontare avversari di maggiore spessore, a mio avviso, favorirà tale processo».
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