Tensioni, prezzi XXL e ansia: «Ma noi, al Mondiale, non rinunceremo»

La Svizzera ha scoperto l’America ieri, all’ora della merenda in California. Atterraggio morbido a Los Angeles e poi giù, lungo la costa, fino al quartier generale allestito a San Diego. Il conto alla rovescia può dunque scattare: al match contro il Qatar, che darà il la al nostro Mondiale, mancano appena dieci giorni. A cerchiare in rosso la data sul calendario, però, non sono solo staff e giocatori rossocrociati. A intraprendere il viaggio oltreoceano, a breve, saranno pure decine e decine di tifosi. E, al netto della passione smisurata per la Nazionale, non era scontato che ciò avvenisse. Il torneo organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico resta d’altronde ammantato da dubbi, tensioni e incertezze. Da un lato la schizofrenica amministrazione del presidente americano Donald Trump, incapace di tranquillizzare popolazione locale e visitatori in materia di sicurezza interna. Dall’altro la FIFA e il suo numero uno Gianni Infantino, la cui euforia artificiale - senza che si sia ancora scesi in campo - non basta a soffocare le veementi polemiche sui prezzi legati all’evento, biglietti in primis.
Giocare d’anticipo
L’auspicio, un po’ come avvenuto quattro anni fa in Qatar, è che il fischio d’inizio della Coppa del Mondo possa allentare nervi e pressione, lasciando che a prendersi la scena sia il calcio giocato. Ad augurarselo è anche Lara Corti, tifosa ticinese che - nonostante tutto - ha deciso di affrontare la trasferta insieme al marito Flavio. «Non posso nascondere una certa ansia, però sì, alla fine decolleremo». La coppia di Mezzovico partirà l’11 giugno, destinazione San Francisco. «Il nostro - spiega Lara - sarà un viaggio dedicato quasi esclusivamente alle partite della Nazionale. Dopo l’esordio con il Qatar, ci sposteremo in auto fino a Los Angeles, sede della sfida con la Bosnia. Dopodiché voleremo su Calgary, in Canada, dove verremo raggiunti da mia figlia Sara e dal suo compagno. Da lì, questa volta in camper, ci dirigeremo a Vancouver per seguire tutti assieme il terzo incontro della fase a gironi». Sarà il 25 giugno. «E considerati altri quattro giorni che ci concederemo in zona, vivremo un’avventura di tre settimane» osserva Lara.
Un’avventura carica di successi, si spera. E però, inevitabilmente, anche di spese. La nostra interlocutrice si limita a menzionare i prezzi dei biglietti delle tre partite elvetiche: «300, 500 e, per la sfida con il Canada, ben 1.000 franchi. E non parliamo di posti vip, ma di ticket di seconda categoria, nelle prime file di una delle due curve». Per ottenerli Lara e Flavio si sono iscritti al «Football Fans Premium Club» dell’ASF, beneficiando così di una corsia preferenziale per poter mettere le mani sui preziosi tagliandi. «Ad ogni modo non abbiamo atteso che tutte le squadre fossero qualificate per prenotare voli e hotel» precisa Lara:«Insomma, a gennaio tutto o quasi era già stato organizzato. Il che ci ha sicuramente permesso di risparmiare qualche franco».
10.000 franchi, o giù di lì
Giocare d’anticipo, tuttavia, non modificherà l’essenza del Mondiale 2026. «Il più caro di sempre» stando ad analisti ed economisti. Tradotto: fatti due calcoli e considerando ovviamente il costo della vita negli USA e in Canada, per accompagnare la selezione di Murat Yakin nei gironi occorrerà un budget di almeno 8.000 franchi. Va da sé, è probabile che la barriera psicologica dei 10.000 verrà abbattuta facilmente. Non solo un investimento emotivo, quindi. Ma, allo stesso tempo, un investimento che senza le emozioni sarebbe inimmaginabile. «La scintilla - racconta Lara - è scattata a Euro 2024. Abbiamo avuto la fortuna di assistere a due incontri della Svizzera: nei gironi contro la Germania, che è la mia seconda squadra del cuore, e nei quarti con l’Inghilterra».
Sconfiggere di nuovo l’Italia, per contro, non sarà possibile. «E per quanto avrebbe costituito un incrocio decisamente più sexy rispetto a quello con la Bosnia-Erzegovina, beh, non ne faccio un dramma, anzi» afferma ridendo Lara. «Alla vittoria negli ottavi di finale con gli azzurri, purtroppo, non partecipammo due estati fa. Detto questo, non scorderò mai l’euforia di Francoforte e Düsseldorf, in occasione delle citate sfide contro tedeschi e inglesi. Un’esperienza davvero fantastica».
Clima teso
Già, la magia del pallone. «Per questo motivo, al di là di qualche piccolo timore, sono gasata all’idea della mia prima Coppa del Mondo dal vivo» insiste Lara Corti. «Negli scorsi giorni, alla Swiss Life Arena di Zurigo, ho assistito a un incontro della Svizzera dell’hockey. Bello, bellissimo. Ma, appunto, a mio avviso non paragonabile all’atmosfera di un grande appuntamento calcistico». Il clima negli Stati Uniti, suggerivamo, rischia tuttavia di essere teso e parzialmente avvelenato. «Le controversie sul piano internazionale e l’instabilità della presidenza Trump non aiutano» ammette Lara. «Mio marito ogni tanto se ne esce con uno “speriamo non si verifichi qualche attentato”. Tocca a me, allora, vestire i panni della trascinatrice. Con alloggi e spostamenti aerei riservati e pagati da tempo, comunque, sarebbe stato un peccato tirarsi indietro».



