«Anche il Festival è pronto a crescere a braccetto con la Locarno che verrà»

«Una città più accogliente, viva e capace di valorizzare i propri spazi rende migliore anche l’esperienza per il pubblico, per gli ospiti e per chi ci lavora». È con queste parole che Raphaël Brunschwig, presidente della direzione del Festival, saluta la rinascita di Locarno, grazie alle iniziative pubbliche, ma anche private. Dalla Nouvelle belle époque alla nuova Rotonda, passando per il Grand Hotel e poi, non molto più in là nel tempo, il Pretorio, «perno» del Patto della Pace. Senza dimenticare il Museo di storia naturale, che aprirà al pubblico un’area verde dalle dimensioni paragonabili a piazza Grande (l’iconica sala «sotto le stelle» raffigurata sulla banconota da venti franchi), e il Teatro Kursaal, per il quale l’anno scorso era stato presentato il progetto «Polvere di stelle».
Un ideale ritorno al 1967
Una voglia di rilancio, insomma, che non coglie impreparati i vertici della kermesse, anzi. «Siamo pronti a farci coinvolgere e a far crescere la rassegna», spiega al Corriere del Ticino Brunschwig. «Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che all’orizzonte c’è la sfida del rinnovo delle sale più grandi, quelle nel comparto della Morettina (La sala e L’altra sala) e del Fevi (rinominato Palexpo)».
Ma andiamo con ordine. «Il rilancio del Grand Hotel, uno degli interventi più avanzati, per noi ha un valore particolare. È il luogo dov’è iniziata la nostra storia. Ritrovarlo, grazie allo spirito imprenditoriale di Stefano Artioli, del gruppo Arabella e di Marriott, significa riconnettere le origini al futuro, recuperare un punto di rappresentanza che rafforzerà anche la nostra capacità di accoglienza internazionale». E chissà che non siano riproposte le proiezioni nel parco. L’ultima delle quali, nel 1967 - la manifestazione era in calendario dal 22 al 31 luglio -, «Guerra e pace» (Unione sovietica, 1966, Serghei Bondarciuk), tre ore e un quarto (ed era solo il primo di tre episodi, per un totale di otto ore).
Proiezioni in Largo Zorzi
«È ancora presto per definire scenari realistici, ma si apriranno sinergie interessanti», evidenzia il nostro interlocutore riferendosi anche alla riqualifica dal Debarcadero alla piazzetta Remo Rossi, di fronte al Palacinema.
«Il fatto che il centro si apra in modo più naturale verso il lago ci permetterà di valorizzare diversamente Largo Zorzi. In passato, con Michele Arnaboldi avevamo prospettato strutture in quello spazio. Ecco perché possiamo ben immaginare qualcosa di più visionario: uno spazio raccolto, qualche centinaio di persone, proiezioni sul lago non come alternativa alla piazza, bensì come esperienza intima e complementare. È solo un’idea, non un progetto finanziato, ma la trasformazione urbana ci spinge a esplorarla».
«Un enorme passo avanti»
Sull’altro lato, a ovest, Palazzo Marcacci si appresta ad aprire un cantiere che ha ricevuto il sostegno di mezzo milione dalla società cooperativa La Mobiliare per la progettazione secondo i principi della «città spugna»: «Oggi, montare qualsiasi cosa nella Rotonda è complicatissimo. Avere un palco e degli allacciamenti adeguati cambierà radicalmente il modo di lavorare. Negli anni l’abbiamo resa più sostenibile e meno “piena”, ma una struttura pensata fin dall’inizio per ospitare attività culturali sarà un enorme passo avanti».
Tornando all’ex convento di Santa Caterina, destinato a diventare Museo di storia naturale, l’intervistato sottolinea come negli ultimi dieci anni con Locarno Kids si sia investito molto nella mediazione culturale, nel lavoro con bambini e ragazzi, nell’avvicinarli al cinema e alle immagini in movimento. «Potremmo immaginare che le scolaresche da tutta la Svizzera raggiungano Locarno non solo per questa nuova entità, ma anche per laboratori che uniscano natura, scienza e audiovisivo. Sarebbe un modo per far crescere nuovi pubblici e rispondere alla nostra responsabilità di ruolo educativo».
Si investe sull’aria condizionata
Si parlava anche delle sfide per il rinnovo delle sale: «Abbiamo delle strutture eccezionali, come il Palacinema o il GranRex. Il Palexpo Fevi, dopo gli interventi seguiti alla grandinata, per qualche anno non sarà un tema urgente, ma è quella più importante. È il piano B in caso di pioggia, è la casa del concorso internazionale». Le situazioni più delicate, invece, non mancano: «Il Rialto, per esempio, ha un contratto d’affitto che richiede investimenti importanti. Poi c’è il resto del comparto Morettina. Le sale attuali verranno sostituite da nuove palestre. Siamo in dialogo con Città e Cantone per capire come valorizzare questi investimenti anche dal punto di vista del Festival. Le tempistiche non sono immediate, ma è un tema strategico. Le palestre, per essere utilizzabili da noi, richiedono interventi che in linea di principio dovremmo finanziare, e bisogna capire cosa è realistico fare con le risorse disponibili».
Inoltre, per far fronte alle ondate di caldo anomalo, già per quest’anno sono stati fatti investimenti importanti per i sistemi di aria condizionata. Le alte temperature sono state una sorta di «tallone d’Achille» nel corso delle passate edizioni. «Aggiungo che il Kursaal è un’altra sala importante che richiederà interventi significativi. C’è un progetto più ampio che riguarda l’intero edificio, e siamo in attesa di capire come potrà evolvere».
In vista l’edizione 79: «Il programma riflette la nostra ambizione»
La rassegna: «Dopo un anno di grandi consolidamenti, ci sono le basi per un ponte verso il giubileo del 2027»
«Dopo un anno di grandi consolidamenti, l’edizione 79 del Locarno Film Festival, in programma dal 5 al 15 agosto, poggia su basi solide». Raphaël Brunschwig, presidente della direzione della manifestazione cinematografica, annuncia «qualità del programma, affluenza di pubblico, credibilità istituzionale e stabilità finanziaria» anche per un’edizione che farà da «ponte» a quella più ambita del giubileo dell’ottantesimo. «Ogni anno cerchiamo di fare la migliore edizione possibile, e rispetto a questo la parte dei contenuti, e in particolare il lavoro del direttore artistico Giona Nazzaro, è centrale».
Inoltre, una serie di novità legate alla Locarno Factory, le cui attività da quest’anno avranno luogo al Castello Visconteo, renderà ancora più forte la dimensione giovane del Festival, grazie anche alla collaborazione con la Città e con fondazioni e istituzioni svizzere e internazionali. «Questa edizione sarà solida, ma anche un ponte verso l’ottantesimo, che sarà l’anno in cui cercheremo di anticipare il volto futuro del Festival: il ritorno al Grand Hotel, iniziative speciali, momenti che ci permetteranno di guardare avanti con un’altra prospettiva. Non significa sminuire l’edizione imminente, che ha un programma molto forte e un’identità inequivocabile. Arriviamo a questo appuntamento dopo anni di trasformazioni che ci hanno dato maggiore chiarezza organizzativa e finanziaria. Non vuol dire che il lavoro sia concluso, ma possiamo guardare avanti con fiducia».
Spunta anche uscritta non autorizzata
E, ancora: «In un momento storico segnato da frammentazione e chiusure, vogliamo continuare a essere uno spazio di libertà, pluralità e dialogo. Il cinema e la cultura ci permettono di affrontare la complessità del presente, e questo avviene non solo tramite i film, ma attraverso ciò che succede attorno, tra incontri, discussioni, emozioni. È un’energia che negli ultimi anni ha dimostrato di funzionare, e che piace».
Infine, una presa di posizione sulla fotografia pubblicata da Lorenzo Quadri che raffigura un furgone del Festival con - in primo piano - la scritta «Antifascistifal», bollata dal consigliere nazionale come «becera propaganda di sinistra»: «La scritta è stata apposta senza autorizzazione su un nostro mezzo e l’abbiamo ovviamente fatta rimuovere, in quanto non costituiva in alcun modo una una nostra comunicazione ufficiale», conclude Brunschwig.




