«Con il Grand Hotel Locarno anche il Festival si rilancerà»

«Grand Hotel, quanto ci sei mancato. Ma presto tornerai a illuminare Locarno». È con questo spirito che si può riassumere il primo sopralluogo ufficiale al quale sono stati invitati sia l’Ente turistico di Ascona e Locarno, sia il Festival del Film. I vertici di quest’ultimo immaginano in particolare un rilancio della rassegna tramite una sorta di ritorno alle origini, dal momento che proprio nel parco si tenevano le proiezioni, dal 1946 al 1967. Una visita al cantiere il cui avanzamento procede a passo spedito e secondo le tabelle di marcia, che per alcuni tra i presenti è stata anche un tuffo nei ricordi. La monumentale struttura - la prima nella categoria di lusso in Ticino - è stata inaugurata nel 1876 e fu tra le protagoniste nel corso delle discussioni legate alla Conferenza di pace nel 1925. Chiusa nel 2005 e da allora andata progressivamente in rovina, dopo una ristrutturazione completa da parte della proprietaria GHL SA, che fa parte di Art Family Office di Stefano Artioli, si prepara a riaprire nel 2027 come cinque stelle con il marchio di Marriott «The Luxury Collection».
Tra maestranze e passaggi
Il folto gruppo, con caschetto protettivo di ordinanza, si muove compatto sotto la guida di Niccolò Meroni, responsabile marketing e comunicazione di Artisa Group, che fa strada nel dedalo di corridoi e passaggi ancora allo stato grezzo. «Sì, conosco bene questo edificio. L’ho vissuto quando era ancora aperto, poi l’ho visto chiudere e ora lo sto vedendo rinascere», dichiara al Corriere del Ticino Fabio Bonetti, direttore dell’Ente turistico di Ascona e Locarno. «Vedo un impegno notevole e sono convinto che il risultato sarà eccellente».
La Camera campione
E, ancora: «L’apertura del Grand Hotel porterà cambiamenti importanti non solo per la Città, ma per tutto il Locarnese, anche in termini di flussi di visitatori. Anzi, è molto probabile che diventi una nuova icona per il distretto. Se ne parlerà molto, anche perché l’arrivo di una catena internazionale di prestigio attirerà attenzione e curiosità. Ci lasceremo sorprendere, ma sono certo che sarà in positivo». E così, dopo lo stupore iniziale dato dalla visione di un salone delle feste quasi pronto ad accogliere incontri e conferenze di rilievo, tra un saliscendi di scalinate ancora in cemento, ecco rivelarsi - dietro una porta dall’aspetto più rifinito al secondo piano - la Camera campione, modello per le altre.
Fino a 250 posti di lavoro
Gli arredi giocano su una palette di toni neutri e caldi, che si combina con la biancheria chiara e i cuscini del letto. Sulla destra, un angolo bar con un mobile in legno e piano in marmo, con mensole retroilluminate e uno specchio che amplia visivamente lo spazio. Poco distante, un tavolino rotondo e un vaso decorativo completano l’insieme. «A lavori ultimati, saranno 110 di diverse categorie, comprese le nuove ricavate nel sottotetto», spiega Meroni. Il quale aggiunge come il cantiere sia «seguito con particolare attenzione dalla famiglia Artioli e attualmente presenti 120 persone al lavoro».
Gli fa eco il direttore (o «general manager»), Marco Montagnani. Anche lui conosce ogni millimetro del progetto edile e non vede l’ora di avviare la grande macchina, che darà lavoro fino a 250 collaboratori: «Gli spazi da valorizzare sono molti: 1.300 metri quadrati di piscine interne ed esterne, una sala banchetti di quasi 800 metri quadrati capace di ospitare fino a 400 persone, sale più piccole per 50-80 invitati, un bar affacciato sul giardino e tanto altro. Oggi il lusso è fatto soprattutto di esperienze e sarà compito nostro far trovare un’atmosfera genuina».
Una seconda piazza Grande
Infine, passando dalla zona esterna e dai parcheggi sotterranei, alla conclusione del giro, parola al presidente della direzione del Locarno Film Festival, Raphaël Brunschwig: «Da mesi stiamo riflettendo per capire il suo utilizzo migliore durante la rassegna, che vive anche di ciò che accade tra una proiezione e l’altra. L’assenza ci ha penalizzati molto negli ultimi anni. E mentre piazza Grande è il cuore, l’idea di affiancarle un luogo complementare che ne possa ampliare l’esperienza è senz’altro interessante. Nei prossimi mesi capiremo meglio cosa sarà davvero possibile fare, ma il fatto che il Grand Hotel torni a essere parte del Festival proprio nel nostro ottantesimo anniversario, ha un valore simbolico forte».






