Ascona, «si può convivere anche senza sposarsi»

«Ascona» e «aggregazione» sono due termini che difficilmente troverete nella stessa frase. Nel caso li trovaste, probabilmente sarebbero accompagnati da un secco «no». Del tipo: «No a un’aggregazione per Ascona». Nel 2011, a ridosso della votazione consultiva del 20 novembre per l’aggregazione dei Comuni di Ascona, Brissago, Losone e Ronco sopra Ascona, il Municipio - allora il sindaco era il liberale radicale Aldo Rampazzi - si espresse così: «Non risultano problemi che possano essere risolti solo o principalmente grazie all’aggregazione: per contro, il progetto evidenzia molti inconvenienti». In quel caso, ad Ascona i «no» furono poi 1.786, mentre i «sì» solo 470. Un risultato chiaro e opposto rispetto a quello di Losone. Da allora, il tema delle aggregazioni è rimasto ben presente nell’attualità del Locarnese. Ma Ascona non ha mai partecipato attivamente. Ha anzi spesso continuato a esprimere dubbi sul tema. Collaborazioni? Sì. Qualcosa di più? No. E questo vale anche da quando, nel borgo, il sindaco è Giorgio Gilardi. Eletto al secondo turno lo scorso anno, il PLR subito fa una distinzione: «L’aggregazione è uno strumento, non l’obiettivo. Se l’aggregazione diventa uno strumento per risolvere alcune situazioni critiche o per migliorare l’offerta del proprio Comune, allora ritengo giusto se ne parli e che si possa andare fino in fondo». Ma, insomma, non è il caso di Ascona. «Noi, fra l’altro, non siamo stati interpellati dal Cantone per i due progetti di aggregazione del Locarnese». È musica nota, ma ricordiamo - per dovere di completezza - che lo scenario “Urbano” coinvolge Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio, Minusio e Tenero-Contra. Mentre lo scenario “Piano” avrebbe coinvolto Gordola, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Cadenazzo e Lavertezzo, chiamatisi fuori. Il sindaco Gilardi aggiunge: «E poi l’aggregazione è qualcosa che dovrebbe partire dal basso, quando c’è una reale necessità. Noi, ora come ora, in Municipio non vediamo questa necessità. Non è d’attualità. È evidente che, nel caso in cui ricevessimo richieste in questo senso, ovviamente ne discuteremmo. Ma non dimentichiamoci che Ascona ha la sua unicità».
«Nessuna pressione»
Sembra effettivamente questo, il punto principale. Il ragionamento del sindaco Giorgio Gilardi va in questa direzione. «La vita asconese è legata al turismo, alla cultura, all’immobiliare. Siamo una sorta di bolla, e abbiamo i nostri equilibri da salvaguardare. Non vogliamo perdere l’attuale attrattività, che invece ci caratterizza, nella regione e nel cantone». Al momento, insomma, la posizione di Ascona resta questa. «E rispecchia la posizione di chi ci ha preceduto in Municipio». Gilardi spiega di non sentire alcuna pressione dal Cantone. «No, perché siamo stati subito molto chiari. Il Cantone sa, quindi, qual è la nostra posizione e, come detto, neppure ci ha interpellati per i due progetti aggregativi». Poi non aggregarsi non significa volersi isolare. Perché potrebbe anche essere questa, una prospettiva, di fronte a una «nuova Locarno», più imponente. «Ecco, bisogna stare molto attenti. Perché il fatto di non partecipare a un’aggregazione non cancella la nostra volontà di continuare a lavorare, come già facciamo, con i Comuni vicini. Per quanto mi riguarda, posso dire di avere ottimi rapporti con i colleghi dei Comuni limitrofi. Abbiamo dei progetti in corso e altri seguiranno. Progetti di valore regionale. Gli altri Comuni sanno che ci siamo, e noi dimostriamo di esserci e di volerci essere sempre. Si può convivere bene anche senza sposarsi». Il senso è questo. Ascona vuole mantenere la sua unicità, che significa anche essere parte di una regione. Chiediamo a Gilardi di spiegarci che cosa significhi essere asconesi, allora. La risposta: «Significa avere una particolare e dettagliata cura per il territorio e per gli altri cittadini. Per noi è fondamentale che la cittadinanza possa continuare ad avere a disposizione servizi di prossimità. Abbiamo anche una forza finanziaria che ci consente di fornirli. Pensare di crescere, di diventare parte di qualcosa più grande, ci fa temere di perdere queste caratteristiche, quelle che per noi fanno la differenza».