Bolletta elettrica meno salata, spaccatura nella Legislativa

Stesso scenario, ma parti invertite. Come la Gestione, anche la Commissione della legislazione del Consiglio comunale di Locarno si è spaccata sulla mozione di Francesco Albi (Sinistra Unita) che propone di imporre ai rappresentanti della Città in seno agli organi direttivi della Società elettrica Sopracenerina di adoperarsi per il contenimento delle tariffe rispetto alla distribuzione dei dividendi straordinari agli azionisti, che per la maggior parte sono i Comuni del comprensorio di distribuzione. Se la maggioranza della Gestione invita il plenum consigliare ad approvare la mozione, la maggioranza della Legislativa è invece del parere che debba essere respinta.
Il rapporto (relatori Fabio Clerici del PLR e Giovanni Roggero del gruppo Lega/UDC) che preavvisa negativamente la mozione è firmato da quattro commissari, uno dei quali con riserva. Rapporto nel quale viene spiegato che, anche nel caso in cui tutti gli azionisti rinunciassero alla distribuzione di dividendi straordinari, la riduzione della tariffa elettrica sarebbe di circa 0,22 centesimi al chilowattora. Altrimenti detto, il beneficio annuo per una economia domestica si situerebbe tra i 4 ed i 10 franchi. D’altro canto, la riduzione di un centesimo al chilowattora delle tariffe per la SES si tradurrebbe in minori entrate per circa 5,37 milioni di franchi all’anno.
Vantaggi economici limitati
«Il dividendo straordinario oggetto della mozione (che, detto per inciso, la Città ha deciso di non incassare per il 2025, ndr.) rappresenta quindi solo una parte molto limitata di tale importo e non sarebbe sufficiente a generare una riduzione significativa delle tariffe per i consumatori», annota la maggioranza della Legislativa, secondo la quale l’obiettivo perseguito dalla mozione non permetterebbe di ottenere un reale alleggerimento della fattura elettrica per la popolazione. Secondo i commissari firmatari del rapporto di maggioranza, la proposta di Albi e cofirmatari della mozione per una politica tariffaria della SES maggiormente rivolta ai consumatori rischierebbe di limitare inutilmente il margine di manovra degli organi societari. Ma non solo: una simile impostazione, sempre a giudizio della maggioranza della Legislativa, non tiene sufficientemente conto delle esigenze di investimento necessarie per garantire nel lungo periodo la sicurezza e l’affidabilità della rete elettrica.
Da qui il «no» all’inserimento nel regolamento comunale della norma che recita: «Il rappresentante del Comune nei soggetti esterni deve adoperarsi in seno a tali consessi per promuovere una politica volta a favorire i consumatori e le consumatrici. In caso di utile aziendale straordinario egli deve preferire il reinvestimento volto al contenimento delle tariffe anziché la distribuzione di un dividendo».
Una questione di principio
Di parere opposto, come detto, la minoranza della Legislativa, che per sgombrare subito il campo da possibili fraintendimenti esprime un giudizio positivo sull’operato della SES. Il rapporto sottoscritto da tre commissari (relatore Daniele Laganara, Sinistra Unita) che invita il Legislativo cittadino ad approvare la mozione di Francesco Albi, più che sulle cifre si concentra sul principio che sta alla base della proposta, ovvero sul fatto che la Città non debba usare le proprie partecipate per riscuotere imposte occulte, ma piuttosto favorire i cittadini-consumatori. Sebbene il beneficio a favore di questi ultimi risulterebbe contenuto, l’aggiunta nel Regolamento comunale della norma proposta dalla mozione andrebbe a cambiare gli obiettivi del rappresentante del Comune nei soggetti esterni, in particolare nella SES.
Concretamente, ribadisce la minoranza commissionale, non verrebbe più privilegiata una politica orientata al profitto e al lucro tramite la ridistribuzione dei dividendi da utili straordinari agli azionisti (tra cui la Città, che detiene la maggioranza del pacchetto azionario della Sopracenerina), ma che tiene conto del consumatore e dei costi da lui sostenuti.






