«Cambiare gestione non basta, il lago deve tornare a vivere»

La decisione di affidare alle Ferrovie e autolinee regionali ticinesi (Fart) la gestione del servizio di navigazione sul Lago Maggiore «è un cambio di paradigma necessario, ma non sufficiente». Ne è convinto Niccolò Salvioni, presidente dell’associazione Locarno-Milano-Venezia, il cui scopo è la promozione dei valori ambientali, dell’attrattività turistica e la riscoperta dei percorsi sulle vie d’acqua dal Verbano fino alla Città dei Dogi, passando per i navigli del capoluogo lombardo. Secondo Salvioni la «svolta Fart» è «la risposta di un Cantone che prova a recuperare la regia su un bacino che per decenni ha delegato - prima alla Gestione governativa navigazione laghi Maggiore, di Garda e di Como, poi alla Società di navigazione del Lago di Lugano - senza costruire una propria politica di navigazione interna». Se il Verbano svizzero deve diventare davvero infrastruttura strategica di mobilità e sviluppo non basta cambiare gestore, scrive l’avvocato locarnese - che si definisce analista politico istituzionale - in una dettagliata analisi della situazione pubblicata sul suo profilo Linkedin.
Occorre ampliare gli orizzonti
«Occorre infatti mettere mano alla Convenzione del 1992, ai piani federali (Piano settoriale e Trasporti ’45), al funzionamento della Commissione mista, alla pianificazione cantonale, comunale e alla cultura politica locale. In questo senso, la decisione del Consiglio di Stato potrà funzionare solo se sarà accompagnata da una vera agenda di riforma che riporti la navigazione al centro del progetto territoriale del Locarnese e dell’alto lago, in chiave non solo cantonale, bensì macroregionale e internazionale». Detto con parole semplici, Salvioni invita Cantone, Comuni e attori locali del settore turistico in senso lato ad adoperarsi affinché il Verbano possa rivivere. Come? Superando una cultura politica che vede il lago soprattutto come «margine» o limite e non come infrastruttura connettiva. E questo non solo dentro il Locarnese, ma anche fra le macroregioni del bacino. «Occorre riportare nella coscienza pubblica il ruolo che il lago ha avuto nelle relazioni fra Magadino, Locarno, le valli, il Piemonte e la Lombardia per tradurlo in strumenti di pianificazione e di cooperazione intercomunale capaci di fare del Verbano una “rete” e non solo uno sfondo paesaggistico», scrive ancora il già municipale di Locarno, secondo il quale «il modello Fart offre una struttura più adatta di SNL per questo compito, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di costruire consenso, rivedere gli strumenti di pianificazione locale e mettere davvero la navigazione al centro della strategia di sviluppo del Locarnese, non solo nei testi ufficiali».
Pro e contro della novità
Fra i punti di forza del passaggio di gestione - peraltro contestato da SNL che martedì ha annunciato di voler adire le vie legali contro la decisione del Governo ritenuta arbitraria (vedi CdT di mercoledì 8 luglio) -, Salvioni cita il fatto che le Fart diventano un interlocutore unico del Cantone per integrare lago, ferrovia e autobus nella pianificazione territoriale. «Nelle schede del Piano direttore dedicate ai laghi e alle rive lacustri si insiste da anni su riordino e coordinamento delle infrastrutture a lago, ma finora la navigazione è stata trattata come servizio accessorio; con le Fart al timone, il Governo spera di trasformare il Verbano da “decorazione paesaggistica” a infrastruttura strategica per mobilità e turismo». Sul versante dei rischi, l’analisi mette in luce come l’operazione sia tutt’altro che semplice. «Fart dovrà coinvolgere i Comuni rivieraschi spesso introflessi nei propri confini giurisdizionali, abituati a pianificare come se il lago fosse un bordo finito e non un corridoio di multimobilità per persone e beni: molti piani regolatori e piani regionali hanno considerato la riva come linea di chiusura del territorio edificabile, senza integrare la dimensione lacuale nei ragionamenti su insediamenti, mobilità lenta e servizi pubblici di trasporto».
Per evitare che la nuova regia cantonale del lago resti incapsulata e limitata da un quadro internazionale e nazionale statico, Salvioni suggerisce infine il conferimento da parte del Consiglio federale di un mandato negoziale esplicito sulla convenzione del 1992 sulla navigazione dei due laghi ticinesi, l’inserimento esplicito del Verbano nei piani federali di trasporto e la riforma minima della commissione mista italo-svizzera.






