Ambiente

Canicola? Niente paura per i pesci del Ceresio, timori invece per quelli degli affluenti del lago

Alghe e cianobatteri, al contrario, beneficiano delle elevate temperature delle ultime settimane – In generale, il lago di Lugano si trova in buona salute e le specie alloctone non destano preoccupazione
© CdT / Gabriele Putzu
Mattia Darni
29.06.2026 18:30

È ormai da quasi due settimane che in Ticino si boccheggia a causa delle alte temperature. Se è indubbio che persone e animali domestici soffrono particolarmente la canicola, resta da capire quale influsso abbia su flora e fauna acquatiche, in particolare nel Ceresio.

Chi soffre e chi no

«A soffrire sono soprattutto le popolazioni ittiche degli affluenti del lago di Lugano», spiega il presidente della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP) Urs Lüchinger. «I tratti terminali di questi fiumi si riducono in termini di portata e la temperatura delle acque si alza al di sopra del limite di vitalità dei salmonidi».

La canicola non ha invece grossi effetti sulla fauna del Ceresio. «Questi periodi di caldo relativamente contenuti nel tempo non generano particolari problemi ai pesci perché questi ultimi possono facilmente sfuggire alle alte temperature spostandosi più in profondità», chiarisce Danilo Foresti, collaboratore scientifico dell’Ufficio della caccia e della pesca del canton Ticino.

C’è però anche chi beneficia della canicola: stiamo parlando della flora. «Il caldo aumenta il metabolismo degli organismi acquatici: alghe e cianobatteri possono così svilupparsi e crescere più facilmente», spiega Mauro Veronesi dell’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico.

C’è quindi da aspettarsi che, a breve, sul lago di Lugano appaiano fioriture di cianobatteri come già avvenuto quest’anno sul Verbano? «È difficile fare previsioni perché non è solo il grande caldo a determinare la formazione di questi organismi; ad entrare in gioco sono numerosi fattori», chiarisce Veronesi. «Lo scenario ideale è caratterizzato dall’alternarsi di alte temperature e temporali con acque sempre calde. Così facendo questi batteri ricevono i nutrienti necessari alla loro proliferazione».

Si riduce la biodiversità

Facendo astrazione dalla canicola è poi interessante capire quale sia lo stato di salute del Ceresio. «Negli anni Settanta era il lago più inquinato della Svizzera, oggi invece si trova in una situazione ottimale», illustra Lüchinger. «Questo perché, a differenza della maggior parte degli altri specchi d’acqua del nostro Paese che sono ‘‘magri’’, il Ceresio è ‘‘grasso’’, ovvero ricco di nutrienti».

Diverso è il discorso legato alla biodiversità. «L’arrivo delle specie alloctone ha portato a un impoverimento faunistico», spiega sempre il presidente della FTAP.

Un discorso analogo a quello fatto per la fauna ittica lo si può fare per la flora: come confermatoci da Veronesi, anche in questo caso si è assistito a una riduzione della biodiversità. «Si osserva in effetti una riduzione di alcuni gruppi di fitoplancton in favore di altri che stanno diventando predominanti. Ciò si verifica a causa dell’aumento delle temperature e della grande disponibilità di nutrienti. Non abbiamo invece notato una correlazione tra l’arrivo di specie alloctone e la banalizzazione della biodiversità».

Gli osservati speciali

Quando si parla di specie alloctone, a destare preoccupazione alle nostre latitudini sono soprattutto la cozza quagga, il pesce siluro e il gambero della Louisiana. «Per quanto riguarda la cozza quagga, da quando nel 2022 il suo DNA è stato individuato per la prima volta nel Ceresio dai ricercatori della SUPSI, la situazione non è cambiata: sappiamo che è presente, ma non l’abbiamo ancora riscontrata visivamente», spiega Veronesi. «Ora, siamo consapevoli che, una volta arrivata in un lago, è impossibile eradicarla. La cosa strana è che non siamo ancora riusciti ad osservarla».

Nelle acque del Ceresio è invece già stato avvistato il pesce siluro. «Dalla sua comparsa nel 2016 la presenza è progressivamente aumentata. Oggi la popolazione è stabile e dal bacino sud ha cominciato a spostarsi verso quello nord. I numeri sono comunque ancora relativamente contenuti», illustra Foresti.

Il gambero della Louisiana è invece presente solo parzialmente nel Ceresio. «Lo si trova nella zona di Caslano», spiega Foresti. Più diffusa è un’altra specie alloctona: il gambero americano. «Il problema di questi due gamberi, e di quello dal segnale, è che sono un fattore di pericolo per i gamberi indigeni, dai piedi bianchi, perché portatori sani della peste del gambero. Per questa ragione oggi le popolazioni di gambero indigeno sono sempre più frammentate e messe sotto pressione», conclude Foresti.

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