Caso Pronzini: si va al Tribunale federale

Partirà in queste ore la raccomandata in direzione Losanna. Mittente: i sette municipali di Bellinzona in carica la scorsa legislatura. Destinatario: il Tribunale federale (TF). Sì, perché come appreso dal «Corriere del Ticino» il cosiddetto «caso Pronzini» non è ancora chiuso, nonostante la Corte di appello e di revisione penale di Locarno - con sentenza del 7 settembre, come abbiamo anticipato sull’edizione del 12 settembre - abbia nuovamente prosciolto il consigliere comunale e deputato del Movimento per il socialismo. Il quale, secondo la massima istanza giudiziaria ticinese, non ha leso l’onore dei membri dell’Esecutivo della capitale in carica tra il 2021 ed il 2024. Questi ultimi non ci stanno e, per far valere le loro ragioni, hanno deciso di rivolgersi ai giudici di Mon Repos.
Verdetto impugnato
Ad impugnare il verdetto d’Appello - difesi dall’avvocato Andrea Bersani - sono il sindaco Mario Branda, l’allora vicesindaco Simone Gianini (nel frattempo diventato consigliere nazionale), Fabio Käppeli, Renato Bison, Henrik Bang, Giorgio Soldini (non riconfermato alle elezioni del 2024) e Mauro Minotti. Al centro della fattispecie una frase pronunciata nel settembre 2021 durante una seduta del Legislativo cittadino, quando si discuteva dei decessi legati alla pandemia da coronavirus alla casa per anziani di Sementina.
In particolare Matteo Pronzini aveva preso posizione sui ricorsi presentati dall’Esecutivo all’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva prima e al TF poi, in merito a due servizi della RSI incentrati su quanto successo all’istituto cittadino durante la prima ondata di COVID. La Corte di appello e di revisione penale ha confermato la sentenza della Pretura penale: non ci fu né ingiuria né diffamazione.



