Il risultato

«Chiamateli castelli»: Bellinzona dice no alla valorizzazione della Fortezza

Alle urne, il 53,93% dei votanti ha bocciato il progetto da 19,1 milioni di franchi, sostenuto dal Municipio di Mario Branda e dal comitato civico «Facciamoci Belli»
© CdT/Chiara Zocchetti
Red. Bellinzona
27.09.2026 13:24

(Aggiornato alle 13.35) Sì ai castelli, no alla valorizzazione e al nome stesso di Fortezza. Alle urne, il 53,93% dei votanti ha bocciato il progetto da 19,1 milioni di franchi, sostenuto dal Municipio di Mario Branda e dal comitato civico «Facciamoci Belli». 

La votazione comunale sul progetto di valorizzazione del Patrimonio UNESCO, ha fatto sapere la Città, ha visto la partecipazione di 13.315 votanti (corrispondente al 47,51% degli aventi diritto, meno del 55% recentemente preventivato). I sì sono stati 5.913 (46,07%), i no 6.923 votanti (53,93%), con 405 schede bianche e 74 schede nulle.

Il risultato premia il fronte il Noce di Brenno Martignoni Polti, sostenuto da Avanti con Ticino&Lavoro, Partito comunista, HelvEthica e MPS, oltre che da esponenti come il deputato UDC Tuto Rossi e l’architetta Cristiana Storelli. I referendisti hanno contestato in particolare il nome «Fortezza», il ticketing previsto per la corte interna di Castelgrande e la galleria della Murata e la gestione affidata a una fondazione.

Mesi intensi

Il voto arrivato oggi chiude una campagna iniziata dopo il via libera del Consiglio comunale del 9 marzo al credito di 19,1 milioni di franchi, approvato con 47 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astensioni. Contro la decisione era stato lanciato il referendum che - con la raccolta di 3.738 firme - annunciava uno scontro acceso. E che alla fine ha visto proprio i referendisti trionfare. Il gruppo di Martignoni Polti ha concentrato la campagna su tre aspetti del progetto: dalla contrarietà all'utilizzo del termine "Fortezza" per i tre castelli, al ticketing previsto per la corte interna di Castelgrande e la galleria della Murata, senza dimenticare l'aspetto della governance: la gestione affidata a una fondazione, secondo i contrari, avrebbe ridotto il controllo politico e popolare sul futuro dei manieri.

Il progetto, lo ricordiamo, prevedeva una valorizzazione a tappe della Fortezza, con interventi su Castelgrande, Murata e Montebello, nuovi percorsi espositivi e strumenti digitali, interventi per l’accessibilità e una nuova esperienza di visita. La prima fase, prevista fra il 2026 e il 2029, doveva riguardare soprattutto Castelgrande e la Murata, la seconda su Montebello. Il piano, sostenuto da un ampio fronte politico, puntava ad aumentare i visitatori, oggi poco più di 40 mila paganti all’anno, fino a quota 100 mila nella prima fase, con l’obiettivo di arrivare successivamente fra 130 mila e 200 mila.