I partiti storici compatti: «È tempo di rilanciare la Fortezza»

Di rado, a Bellinzona, si sono visti cinque partiti sostenere in modo compatto un progetto. Ma stavolta è diverso, in quanto si tratta di «un’occasione imperdibile». La valorizzazione da 19 milioni di franchi della Fortezza - al voto il prossimo 27 settembre - è riuscita ad unire PLR, PS, Il Centro, Lega e Verdi liberali. Praticamente, per capirci, l’80-85% (poco più o poco meno) della percentuale di schede alle ultime elezioni comunali. Così dopo il comitato civico oggi è uscito allo scoperto quello politico che raccomanda di inserire un «chiaro ‘SÌ’» nell’urna. L’esito contrario sarebbe «un enorme autogol, dato che non vi è un piano B e si perderebbe non solo il contributo della Città, ma altresì quello del Cantone e della Confederazione».
«Poi è inutile lamentarsi...»
Come il pittore inglese William Turner che tra il 1841 ed il 1843 dipinse la capitale da ogni angolazione, ponendo lo sguardo soprattutto sui manieri, anche i presidenti dei partiti che sostengono la posizione del Municipio e della maggioranza del Legislativo hanno snocciolato la loro posizione addentrandosi nei diversi aspetti. A partire da quelli controversi, nel senso che sono alla base del referendum lanciato dal Noce, da Avanti con Ticino & Lavoro e dai comunisti ed appoggiato dall’UDC: la denominazione di Fortezza, il pagamento del biglietto per accedere alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata e la gestione affidata ad una fondazione. «È da tre decenni che i fortilizi non sono al centro di investimenti sostanziali. Ora c’è un progetto, per nulla frutto di improvvisazione visto che i lavori sono durati dodici anni, per rilanciare il patrimonio e completare gli interventi realizzati negli anni Ottanta e Novanta», ha affermato il consigliere nazionale PLR ed ex vicesindaco della capitale Simone Gianini. Il quale ha aggiunto che, qualora vincesse il «NO», non si sfrutterebbe «il potenziale ancora inespresso del bene UNESCO. Nel resto del mondo, se avessero dei gioielli come quelli di Bellinzona, non ci penserebbero un attimo a valorizzarli». Ha in seguito preso la parola il presidente della Lega dei ticinesi Sacha Gobbi. Evidenziando che non è solo la politica ad essere unita, ma altresì gli altri partner, come l’Organizzazione turistica, l’Ente regionale per lo sviluppo, i commercianti, gli esercenti e gli albergatori. «Chi è contrario a questo progetto zavorra la progettualità ed il dinamismo della Turrita. Poi, però, è inutile lamentarsi se i negozi chiudono, se il viale Stazione è deserto oppure se gli eventi se ne vanno dalla capitale. È una strategia disfattista dalla quale, in caso di vittoria del referendum, sarebbe veramente difficile riprendersi in tempi brevi. Bellinzona non può rimanere immobile».
Gli interventi sotto la lente
La presidentessa del Partito socialista Martina Malacrida Nembrini, dal canto suo, ha posto l’attenzione sugli interventi previsti nella prima fase per rendere i fortilizi «più accessibili, più comprensibili, più vivi e maggiormente collegati». Realtà aumentata, miglioramento e sistemazione degli accessi, esperienza immersiva nella galleria della Murata. E, ancora, relativamente al Castelgrande: l’hall d’entrata all’avanguardia, le novità nell’ala ovest (predisposizione per mostre temporanee, convegni e congressi) ed in quella sud (con l’esposizione permanente dedicata alla Fortezza), lo spazio espositivo ricavato nella Cà Bianca con la posa di un ascensore, la struttura mobile di ristorazione e l’impianto di ombreggiamento nella corte interna e la messa in scena digitale nell’atrio dell’attuale lift. Al Montebello, invece, focus sulle famiglie con chicche ludiche ed interattive. La realizzazione sarà, come detto, a tappe dalla seconda metà di quest’anno (in caso di «SÌ» alle urne) alla primavera 2030.
Dal nome alla governance
Da affermata imprenditrice si è concentrata sui 19 milioni di franchi la timoniera del Centro Alessandra Alberti. Ebbene, si tratta di «un investimento storico, ma proporzionato, con una leva cantonale e federale che va colta». La quota a carico della Città è di 8 milioni (è previsto l’utilizzo di 3,5 milioni di contributi aggregativi). Lo stesso importo lo metterà il Cantone, di cui la metà coperto da Swisslos. Berna dovrebbe partecipare con 2-4 milioni, mentre attraverso le fondazioni private si stima un contributo compreso fra i 400 mila franchi ed il milione: «Il dossier è stato esaminato a più riprese, visto che noi tutti vogliamo che i soldi pubblici siano spesi con responsabilità. Votare ‘SÌ’ non significa firmare un assegno in bianco, ma sfruttare il potenziale di autofinanziamento. Più i proventi derivanti dai biglietti saranno importanti, meno i castelli peseranno sulle tasche dei bellinzonesi».
Il cerchio è stato chiuso dalla numero uno del Partito liberale radicale Silvia Gada. La quale si è chinata, dapprima, sulla denominazione di Fortezza. «Richiama l’intero sistema difensivo, che è l’unicità del sito, formato dai manieri, dalla Murata e dalla cinta muraria, che continueranno ad essere chiamati in questo modo. È, insomma, il marchio identificabile per il turista». In caso di voto contrario, è stato detto, non cambierà nulla, in quanto il referendum non è sul nome. E per quanto riguarda la governance? «Garantirà una gestione competente ed oculata tramite la partecipazione di Città, Cantone e OTR in un unico ente giuridico».
Quelle larghe intese
Lo scorso ottobre ci si era fermati a quattro. Vale a dire i partiti rappresentati in seno al Municipio di Bellinzona. Pertanto PLR, PS, Il Centro e Lega-UDC. Con i presidenti e i capigruppi che avevano deciso di «fare squadra» affinché il progetto del pionieristico quartiere alle Officine FFS (il più importante della Città che verrà) potesse essere rimesso in tempi brevissimi sui binari giusti. E ciò dopo che il Tribunale cantonale amministrativo aveva annullato il via libera del Legislativo turrito, del 4 aprile 2023, al Piano particolareggiato.





