Il caso

«Con le telecamere si risolvono moltissimi casi di criminalità»

Bellinzona, il Municipio ribadisce l’efficacia dei quasi 140 apparecchi posati sul territorio che non hanno peraltro mai avuto effetti negativi sulla privacy della popolazione: «La videosorveglianza è dissuasiva» - Intanto si attende la sentenza del TRAM
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
01.07.2026 06:00

«L’impiego della videosorveglianza ha permesso e consente di risolvere moltissimi casi di criminalità di qualsiasi tipo. La diffusione di quello che è oramai un irrinunciabile strumento di lavoro, sia a titolo preventivo sia per necessità d’indagine, è inequivocabile ed è realtà praticamente in tutto il mondo. È assodato che la maggior parte dei crimini sono risolti grazie alle immagini di videosorveglianza, invero non necessariamente in relazione diretta con il luogo del crimine, ma anche con immagini relative a importanti zone di passaggio e di movimento di mezzi e/o persone in qualsiasi momento della quotidianità». Il controllo del territorio - in una società tecnologicamente all’avanguardia - non può non passare anche dal «Grande Fratello». Rispondendo all’interpellanza inoltrata dagli esponenti del Movimento per il socialismo Martino Colombo e Matteo Pronzini, il Municipio di Bellinzona ha fatto il punto sulla presenza del terzo «occhio» dell’autorità e delle forze dell’ordine.

Diamo i numeri

Nella capitale sono presenti 50 postazioni per complessive 138 telecamere. Mentre si attende da oltre un lustro che il Tribunale amministrativo cantonale si esprima sul ricorso inoltrato dall’Esecutivo che chiede che nel nuovo regolamento sia compresa pure la videosorveglianza mobile (quindi bodycam, dashcam o simili per gli agenti). La Sezione degli enti locali ha stralciato questa possibilità, ritenendo la misura valida solo per la Polizia cantonale e non per le Comunali; la decisione è stata confermata dal Governo.

Nessun aumento in tre anni

L’MPS già nel recente passato (ricordiamo l’interrogazione di fine dicembre 2022) aveva posto sotto la lente la questione della videosorveglianza nella Turrita, chiedendo a Palazzo Civico se non fosse fuori controllo. Per l’ennesima volta il Municipio ha risposto di no. Esecutivo che prima di posare eventuali nuove telecamere deve interpellare la Commissione comunale di protezione dei dati formata - per la corrente legislatura - dal sindaco Mario Branda (ex procuratore pubblico), da Carlo Simoni, dai consiglieri comunali Michela Luraschi (Unità di sinistra), Emilio Scossa-Baggi (Il Centro, attuale primo cittadino, ex capo della Scientifica) e Brenno Grisetti (Lega-UDC, già comandante della Polizia comunale di Mendrisio) nonché da Daniele Machado e Paolo Balzari.

Negli ultimi tre anni sia le postazioni (50, tutte segnalate) sia le telecamere (138) non sono aumentate: «Le modalità di videosorveglianza dichiarate dal Comune, consistenti principalmente in una videosorveglianza dissuasiva, con videosorveglianza invasiva unicamente in determinate circostanze (carnevale Rabadan e simili manifestazioni), sono conformi al diritto, in particolare ai principi della proporzionalità, della causalità e del sospetto concreto».

Strumento determinante

Un capitolo a parte merita la nuova Legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica (LViSo) entrata in vigore proprio ieri. Disciplina l’impiego della videosorveglianza sul demanio pubblico e sui beni amministrativi al fine di garantire la sicurezza, l’ordine pubblico e la gestione della logistica. I Comuni devono dotarsi di un regolamento di attuazione, sulla base di quello predisposto dall’Incaricato cantonale della protezione dei dati. «La LViSo riprende in larga misura i principi già contenuti negli attuali regolamenti comunali; pertanto gli adeguamenti necessari dovrebbero risultare limitati. In funzione degli sviluppi si procederà altresì all’adeguamento della relativa ordinanza», puntualizza la Città, sollecitata da Colombo e Pronzini. Nel frattempo è già stata effettuata una valutazione preventiva di idoneità ed efficacia basata «sui dati statistici forniti dalla Polizia cantonale che considerano luoghi di concentrazione di eventi criminali (hot spot). Non da ultimo, le varie denunce di danneggiamento, furti e via dicendo» che giungono dai privati e dai servizi comunali.

Non c'è da preoccuparsi

Il Municipio segnala altresì che «l’ampia presenza di apparecchi di videosorveglianza non ha portato ad effetti negativi sulla privacy delle persone; non ci è nota segnalazione alcuna in tal senso». Come scrivevamo all’inizio, l’utilizzo del «Grande Fratello» si rivela spesso decisivo per risolvere un crimine: «In effetti c’è sempre un “prima” e un “dopo” dell’evento criminogeno che risulta a volte determinante per la soluzione dei casi».

La mappatura monca

Della «mappatura» delle telecamere pubbliche riferiamo sopra, mentre per quanto concerne quelle private il Municipio di Bellinzona non dispone di alcuna informazione in merito. Nemmeno di quelle installate dalle attività commerciali. «La verifica della conformità della posa secondo i disposti di legge avviene su segnalazione di privati cittadini o al momento della constatazione durante le normali pattuglie di prevenzione», rileva Palazzo Civico.

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