Forum

«Diamo il massimo affinché Locarno continui a splendere in tutto il mondo»

A colloquio con Raphaël Brünschwig, presidente della direzione del Locarno Film Festival, in vista dell'evento del Corriere del Ticino il 9 giugno a a Locarno
Raphaël Brunschwig è entrato a far parte del Locarno Film Festival nel 2013 e, dal 2017, è a capo della sua gestione operativa © Locarno film festival
Jona Mantovan
12.05.2026 06:00

L’anticipo della kermesse a luglio. L’anniversario dell’ottantesima edizione che si avvicina. Il ritorno dello schermo di Vacchini, ma anche del Grand Hotel, suo «luogo di nascita». Una carrellata di temi «da capogiro» per il Locarno Film Festival, principale manifestazione culturale svizzera. Parola di Raphaël Brunschwig, presidente della direzione, in vista della serata CdT Forum del 9 giugno all’albergo Belvedere (gratuita, su iscrizione).

Signor Brunschwig, perché anticipare a luglio il Locarno Film Festival è ritenuta l’unica via possibile per continuare ad avere una posizione di rilievo a livello internazionale?

«Non parlerei di un’unica via possibile, ma certamente di una scelta che oggi potrebbe rafforzare il Festival. Il contesto internazionale è cambiato profondamente. L’industria cinematografica è molto più competitiva rispetto al passato e, se vogliamo continuare ad attrarre film e talenti di primo piano come pure aumentare questa capacità, dobbiamo interrogarci anche sulle date. Avvicinarci a metà luglio significherebbe collocarci in un periodo che per molti professionisti è ancora pienamente lavorativo. Inoltre, agosto è percepito come un mese complicato, sia perché associato alle vacanze, sia perché molto vicino a Venezia».

Stiamo già lavorando all’edizione del 2027, ma non sarà nostalgica, anzi: vogliamo capire il nostro ruolo nel futuro

A questo proposito, la decisione per le edizioni dal 2027 in avanti è già stata presa?

«Per il 2027, che coinciderà con l’80. edizione del Festival, sono confermate le date tradizionali di agosto. Per quanto riguarda gli anni successivi, quindi a partire dal 2028, le valutazioni sono ancora in corso. Molto dipenderà anche da decisioni che spettano alla Città, in particolare in relazione ad altri eventi come Moon&Stars. È un discorso aperto, che andrà definito tenendo conto di più fattori».

Ha citato l’importante anniversario dell’ottantesimo: cosa prevedete per sottolineare l’occasione, non solo a livello cinematografico?

«È ancora presto per entrare nei dettagli, ma ci stiamo già lavorando con attenzione. Non sarà tanto un momento celebrativo in senso nostalgico, quanto un’opportunità per guardare avanti e interrogarsi su cosa voglia essere il Festival nel futuro. Stiamo pensando a una serie di progetti e di momenti dalla forte valenza comunicativa e pubblica, capaci di restituire un’idea del ruolo culturale del Festival e della sua relazione con il territorio e i suoi pubblici. Questo riguarda il programma cinematografico, ma anche il valore pubblico dell’evento. Senza trascurare gli aspetti logistici, basti pensare al ritorno del Grand Hotel. Ma sveleremo i dettagli a tempo debito. In ogni caso, siamo parte della partita e pronti a dare il massimo affinché Locarno possa continuare a risplendere in tutto il mondo».

Cosa può dirci del progetto per la ridefinizione delle infrastrutture del Festival?

«L’ultima edizione è stata per noi molto istruttiva e ci ha permesso di trarre insegnamenti importanti. Nelle prossime settimane chiariremo come intendiamo procedere, soprattutto in termini di processi decisionali e competenze in ambito architettonico e ingegneristico, che ci accompagneranno nelle valutazioni future sul rapporto tra il Festival e il territorio tramite le sue strutture temporanee. Un punto di partenza sarà il ritorno dello schermo di Livio Vacchini. L’esperienza dello scorso anno ci ha dato una maggiore consapevolezza tecnica, permettendoci di ripristinarlo con una gestione decisamente più efficiente delle risorse».

Come vi ponete in relazione all’obiettivo della Città di creare a Locarno un polo dedicato al settore audiovisivo?

«Ottant’anni di Festival hanno creato le premesse per questa visione, portata avanti con grande determinazione dalle istituzioni cittadine. Rafforzare gli attori dell’audiovisivo, inteso in senso ampio, significa rafforzare anche il Festival stesso. Abbiamo bisogno di un ecosistema solido attorno a noi, perché non possiamo e non dobbiamo essere l’unico attore in campo».

In che senso?

«Nel senso che in questo processo il ruolo di attori fondamentali come l’Università, la SUPSI o il CISA, ma anche la Ticino Film Commission, il PalaCinema e altri, è anche più importante di quello del Festival. Un ulteriore sviluppo di queste presenze, sommato al prestigio del Festival, potrebbe davvero creare un valore aggiunto durante tutto l’anno, a livello nazionale e forse anche oltre. È una visione alla quale vogliamo contribuire con tutte le nostre competenze, sapendo però che la regia complessiva spetta soprattutto alla Città».

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