Locarno cerca la sua piastrella per la prossima «Nouvelle belle époque»

Come una novella Cenerentola in attesa di ricevere la scarpetta giusta, la Città di Locarno è alla ricerca della «pelle» (è la definizione del gruppo di progettisti) per la sua prossima «Belle époque». Il grande progetto di riqualificazione così intitolato, promosso da Palazzo Marcacci, prevede di rifare oltre 52 mila metri quadrati di pavimentazione, togliendo di mezzo l’asfalto tra Largo Zorzi e piazzetta Remo Rossi (quella di fronte al Palacinema), toccando pure le vie retrostanti del Muraccio, ma lasciando inalterato l’aspetto di piazza Grande. In tutto, un investimento di oltre 20 milioni per un’ampia pedonalizzazione, con l’aggiunta di giochi d’acqua e centinaia di nuovi alberi.
«Si tratta di una superficie enorme. Non possiamo permetterci di sbagliare», dichiara Maurizio Zappella, caposezione Divisione urbanistica e infrastrutture, al Corriere del Ticino. «La scelta del materiale è cruciale e qui stiamo mettendo alla prova una serie di varianti per arrivare a definire la nostra “mattonella Locarno”», aggiunge il 52.enne indicando i tre campioni di differenti combinazioni di colori posati in fondo a via della Posta, all’altezza del campo sportivo.
Cinque requisiti, una soluzione
Insieme a lui, anche il municipale Bruno Buzzini, capodicastero Opere pubbliche: «Un rivestimento composto da piccoli elementi è molto più semplice da riparare. Al termine di eventuali lavori, il “rappezzo” è invisibile, al contrario delle “colate” che tra l’altro trasmettono ancora troppo l’idea di “strada per le auto”, ed è uno dei motivi per il quale abbiamo deciso di rinunciare a tale idea, inizialmente favorita».
Ma non è solo una questione estetica. «Abbiamo dovuto soddisfare altri requisiti», riprende ancora Zappella. «Il secondo è legato alle isole di calore: le formule che stiamo valutando, nelle giornate estive non si surriscaldano. Il terzo, riguarda la durabilità: sono perlopiù aree chiuse al traffico, sì, ma durante l’allestimento degli eventi è necessario movimentare carichi pesanti. A questo, si aggiunge la permeabilità, per permettere all’acqua di infiltrarsi nel terreno. Infine, dobbiamo dare la possibilità al verde di crescere spontaneamente perlomeno in alcuni punti». Cosa che spiega la presenza di alcune mattonelle bucherellate.
C’è però una quinta specifica: il riciclo, tramite il recupero di quanto sarà rimosso: «Le versioni che stiamo verificando contengono una percentuale di elemento riciclato». Insomma, cinque obiettivi in un’unica soluzione. «Qualsiasi tecnico la definirebbe una sfida molto complessa. Crediamo però di essere arrivati a una proposta, non definitiva, dato che manca l’esito dello “stress test”: se ci sono problemi, è bene che emergano ora».
«C’è l’imbarazzo della scelta»
In fondo a via della Posta, all’altezza del campo sportivo, c’è l’imbarazzo della scelta. È proprio in questo punto - piuttosto lontano dagli occhi indiscreti - che la Città di Locarno ha voluto posare tre «campioni base» da mettere alla prova nei prossimi mesi, per arrivare a elaborare la formula perfetta della «piastrella Locarno», da impiegare per ripavimentare i 52 mila metri quadrati della «Nouvelle belle époque».
Colori, spessori, trame e dimensioni animano le discussioni tra i residenti di passaggio, un po’ incuriositi dalla particolare installazione. Anche se Palazzo Marcacci informa che il definitivo potrebbe avere caratteristiche prese un po’ da uno e un po’ dall’altro modello. Intanto, però, la conversazione inizia giocoforza su quanto è possibile vedere e toccare con mano (o, meglio, con le scarpe).
Dai toni neutri a quelli rustici
«Preferisco queste tonalità neutre, che lasciano respirare le facciate e la vegetazione circostante senza attirare troppo l’attenzione», dichiara una giovane indicando il suo favorito.
Non dello stesso avviso un pensionato con una lunga esperienza nel settore edile, il quale dichiara «di avere un debole per i materiali colorati. Tra tutte, prediligo queste tinte vive, che mi ricordano i mattoni di una volta. Mi sembra rustico, semplice e piacevole». Una docente, invece, la pensa diversamente e si concentra sulla dimensione delle fughe: «Queste più strette su prestano al passaggio dei monopattini, risultando più sicure anche per i bambini che giocano».
Per quanto riguarda l’aspetto, si trova più in linea con la ragazza di prima. «Ogni mattonella sembra riprendere una sfumatura tipica dei nostri palazzi». Un giovane, infine, dice che sceglierebbe la versione simile a quella presentata nel bozzetto del progetto, sui toni della terracotta. «Inoltre, trovo gradevole il motivo a incastro e lo vedrei un’alternanza con la ‘gemella’ forata».










