Droga e mafia, la politica non molla la presa

Il tema rimane sempre caldo. Anzi: caldissimo. E sta monopolizzando - a sud del San Bernardino - la campagna in vista delle imminenti elezioni cantonali del 14 giugno. Nei Grigioni non è affatto calato il sipario sulla vicenda delle quattro persone - residenti a Roveredo - arrestate a fine febbraio nell’ambito di un’importante operazione internazionale antidroga. Le spiegazioni fornite il 22 aprile scorso, durante la seduta primaverile del Gran Consiglio, dal direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità Peter Peyer a quanto pare non sono bastate per far eclissare il caso dai radar della politica. Così ecco che una trentina di deputati (primo firmatario Samuele Censi, PLR, sindaco di Grono) ha inoltrato una dettagliata interpellanza al Consiglio di Stato. Che dovrà dunque (ri)chinarsi sulla fattispecie. Sembra di rivivere quanto successo, anni fa, in occasione del «fenomeno» delle società bucalettere individuate in gran numero in Mesolcina e in Calanca. Anche allora la discussione si era spostata in un battibaleno dalle valli limitrofe al Ticino a Coira.
Un cantone preoccupato
«Il Governo condivide che, in presenza di condanne gravi per criminalità organizzata e di ulteriori informazioni di polizia, il diritto vigente consenta, in linea di principio, di adottare misure quali divieti d’entrata o allontanamenti anche nei confronti di cittadini UE/AELS, se il comportamento personale rappresenta una minaccia attuale e grave per l’ordine pubblico?», domandano innanzitutto i parlamentari di vari partiti e, soprattutto, provenienti da ogni regione del cantone. Segno che la preoccupazione per delle fattispecie simili non concerne unicamente il Moesano. A finire in manette, ricordiamo, sono stati un 52.enne cittadino italiano e suo figlio di 24 anni nonché un loro connazionale di 44 anni (che abitava nel palazzo accanto) ed una donna, compagna del primo.
Quei precedenti pericolosi
Il terzetto (quindi esclusa la 37.enne) secondo le prime risultanze dell’inchiesta, partita nel gennaio 2023, non avrebbe soltanto riciclato i proventi illeciti dell’attività criminale, ma sarebbe altresì stato coinvolto nel traffico di stupefacenti. Il 52.enne napoletano si era trasferito nei Grigioni nel 2021 ottenendo un permesso di dimora dopo che la stessa richiesta era stata respinta dal Ticino alla luce dei suoi «precedenti con la mafia». Permesso B pure per la 37.enne - figlia del 62.enne cittadino del Montenegro che gli inquirenti ritengono sia la «mente» della banda (l’Europol lo definisce «un obiettivo di alto livello, ricercato da diversi Paesi») e compagna dell’uomo -, per il figlio di quest’ultimo e per il loro amico.
«Ci sono delle lacune?»
Samuele Censi e colleghi vogliono sapere da Coira se ritiene che ci siano delle «lacune nelle procedure attuali (ad esempio inserimento e uso dei codici nei sistemi informativi, trasmissione di decisioni negative, segnalazioni di rischio)» e quali misure il Consiglio di Stato intende adottare per migliorarle. «Il Governo è disposto a definire, in collaborazione con i Comuni particolarmente esposti e con la Polizia cantonale, protocolli di informazione e consultazione per i casi ad alto rischio, assicurando che i Municipi interessati siano informati tempestivamente quando sul loro territorio risiedono persone segnalate?».
E, ancora: «Il Governo è disposto a coinvolgere i Comuni della Regione Moesa, in particolare Roveredo, quali partner nella definizione e sperimentazione di misure (progetti pilota, formazione mirata, procedure di allerta precoce) che traducano sul territorio gli obiettivi della strategia nazionale e le eventuali nuove direttive cantonali in materia di permessi e scambio di informazioni?». Il riferimento è alla strategia nazionale per la lotta alla criminalità organizzata che - pleonastico rammentarlo - non si ferma certamente ai confini cantonali, soprattutto in un’epoca come quella attuale nella quale si deve parlare oramai di «cyber-mafie» alla luce della profonda trasformazione digitale.
Faccia a faccia per chiarire
Il direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità Peter Peyer, in Parlamento, ha preannunciato che da metà maggio verranno introdotte delle regole più rigide, anche se molto (se non tutto) dipenderà dall’autocertificazione di coloro che desiderano ottenere un permesso e stabilirsi così nei Grigioni. Un aspetto, quest’ultimo, che non lascia dormire sonni troppo tranquilli alle autorità comunali e regionali. Se ne discuterà, relativamente a Mesolcina e Calanca, nell’incontro che vedrà seduti allo stesso tavolo i politici del Moesano e i funzionari cantonali. Si partirà dal «caso di Roveredo» sperando che sia l’ultimo. Mentre un’altra riunione sarà decisamente più tecnica e vedrà dialogare le forze dell’ordine e gli inquirenti di Ticino e Grigioni, per uno scambio di informazioni ed esperienze. Cantoni vicini, cantoni amici. E che, purtroppo, devono far fronte alla criminalità organizzata. Come ogni Paese nel mondo.




