«Film Festival per tutto l’anno con un museo in centro città»

«Durante l’anno, non sembra nemmeno che a Locarno ci sia una manifestazione così importante a livello internazionale come il Festival del film. Ecco perché si dovrebbe creare un museo aperto tutte le stagioni, qui in centro, che lo celebri a favore della popolazione e dei turisti», spiega al Corriere del Ticino Franca Antognini. La presidente della Pro Città Vecchia, nonché titolare della pasticceria Marnin, è anche consigliera comunale nelle file del PLR oltre che grande conoscitrice delle personalità che animano il principale appuntamento in Svizzera. Parlando proprio con alcune figure di rilievo legate alla kermesse, dalla constatazione iniziale è nata dunque l’idea di proporre al Municipio - tramite un’interrogazione alla quale hanno aderito numerosi colleghi di Legislativo, anche di altri partiti - l’istituzione di un’esposizione permanente dedicata all’affascinante «settima arte» che si vive in riva al Verbano dal 1946.
Materiali da valorizzare
«È un peccato aprire parentesi temporanee durante la rassegna e poi richiuderle dopo pochi giorni. È come se, per tutto il resto del tempo, si lasciassero nell’ombra i materiali d’archivio, la documentazione sulle opere che sono state proiettate e i grandi personaggi che sono transitati da qui», ribadisce la nostra interlocutrice, che ricorda come le declinazioni per valorizzare quanto elencato siano molte: «Da una semplice presentazione statica a elementi interattivi, coinvolgendo l’istituto di formazione CISA. Per cominciare, però, sarebbe già significativo tracciare un percorso storico di una realtà fondamentale per la nostra regione, che fra l’altro si appresta a compiere l’ottantesimo anniversario». L’edizione del giubileo, infatti, è in programma dal 4 al 14 agosto 2027.
Casorella, luogo ideale
Antognini si riallaccia all’iniziativa «Anche noi siamo il Festival» (in corso fino a gennaio) del comitato Piazza nostra: la storica cabina di proiezione di piazza Grande è stata portata nel cortile del Museo Casorella. Al suo interno, filmati e fotografie trasmettono ricordi di addetti ai lavori e spettatori che hanno partecipato all’evento. «Ecco, da lì si potrebbe continuare ad aggiungere elementi riservando una parte di quell’antico edificio all’uopo. L’ubicazione è importante, perché è a due passi dal cuore del Festival».
Una certa urgenza
Ma si tratta solo di un’ipotesi, evidenzia l’imprenditrice. «Forse l’Esecutivo avrà idee migliori sulle risorse immobiliari di proprietà del Comune che si potrebbero impiegare a questo scopo», aggiunge.
In ogni caso, l’intervistata auspica una certa urgenza nel concretizzare questa idea, possibilmente entro l’importante compleanno alle porte. «Sarebbe un primo passo per puntare non solo sulle bellezze naturali, ma anche sull’identità legata a un’industria che sa essere molto popolare e risuonare nei confronti di pubblici tanto differenti tra loro.
Tra memorabilia e manifesti
L’orizzonte del «polo dell’audiovisivo» che Palazzo Marcacci vorrebbe sviluppare nel futuro quartiere ex Gas-Macello, in un progetto condiviso con USI e SUPSI, appare piuttosto lontano: «Penso che dal punto di vista economico si debba essere pragmatici. Costruire da zero un museo del cinema sarebbe molto complicato. Meglio procedere per gradi, soprattutto in vista della ricorrenza importante che si avvicina. Per questo ritengo più realistico creare prima un luogo espositivo».
Per quanto riguarda i contenuti, scorrendo il testo dell’interrogazione la prima firmataria immagina di trovarvi manifesti originali, costumi e memorabilia e altri oggetti più o meno «leopardati».
Tra le domande poste alla compagine di Nicola Pini, che chiedono dettagli sull’esistenza di eventuali riflessioni sul tema, anche un riferimento alla riapertura del Grand Hotel Locarno (proprio nella primavera del 2027), luogo di nascita del Festival, dal momento che fino al 1967 il fulcro, con relativo schermo, era all’interno del suo parco. «Avrà un ruolo importante pure in futuro, per questo immagino un itinerario dedicato ai luoghi e ai talenti, come una sorta di “estensione” degli allestimenti», conclude Antognini.



