La manifestazione

La forza delle donne iraniane a Bellinzona: «Non hanno paura, lottano anche con un occhio solo»

In occasione della Giornata internazionale della donna, un corteo ha manifestato a favore dei diritti delle donne in Iran: «Chiediamo le dimissioni dell’ambasciatrice svizzera in Iran»
© Ti-Press
Irene Solari
08.03.2023 19:33

Donna. Vita. Libertà. La forza delle donne iraniane e la lotta per i loro diritti è arrivata a Bellinzona l’8 marzo, nella Giornata per i diritti delle donne. Le bandiere con i colori dell’Iran e gli slogan gridati a gran voce da un gruppo di cittadini svizzeri insieme ad un gruppo della diaspora iraniana in Svizzera, in onore delle donne in Iran per la giustizia nel Paese, hanno accompagnato questo pomeriggio il corteo lungo le strade della capitale.

Una manifestazione, organizzata su iniziativa di Damiana Chiesa in occasione della Giornata internazionale della donna, alla quale hanno aderito l’associazione Donne iraniane, il Coordinamento Donne della Sinistra, Amnesty International, GISO, POP e UNIA che, insieme a circa duecento persone, hanno accompagnato il corteo partito da Viale Stazione e proseguito fino a Piazza Governo.

«Donne che lottano con un occhio solo»

«Le donne colte in Iran spaventano più di un kalashnikov, così in ogni parte dove vige la repressione. Ne hanno paura perché sono perfettamente consapevoli che queste donne sarebbero in grado di capovolgere il regime» ha esordito la promotrice Damiana Chiesa. Una voce forte e importante, quella delle donne iraniane, soprattutto nella giornata di oggi. Una voce che nella capitale ticinese ha veicolato un chiaro messaggio di lotta, speranza e unione: «Le donne iraniane lottano anche con un occhio solo, perché sanno che il mondo sarà un posto migliore». Gli attivisti hanno chiesto a gran voce il cambiamento di un sistema che non tiene conto dei diritti più basilari. «Oggi, nel giorno delle donne, ci siamo riuniti per essere la voce delle donne iraniane e del popolo iraniano. È importante impegnarsi per cambiare questo sistema», spiega l'organizzatrice Marjan Holdener. In Iran il valore di uomini e donne non è lo stesso, «l’uguaglianza non esiste: un uomo vale il doppio di una donna – ha proseguito – il diritto al divorzio, ad esempio, appartiene solo agli uomini e dopo il divorzio i figli appartengono al padre». Per questo, nonostante il dolore, la protesta non si ferma: «Dopo la morte di Mahsa Amini è iniziato un movimento popolare che continua ancora oggi. E non solo donne, ci sono anche tanti uomini accanto a noi. Nonostante il governo iraniano abbia cercato di mettere a tacere queste proteste uccidendo, arrestando e torturando i manifestati. E ora ha iniziato ad avvelenare le studentesse nelle scuole femminili».

«Chiediamo le dimissioni dell’ambasciatrice svizzera in Iran»

C’è dispiacere, aggiunge il poeta iraniano Naser Pejman, per la posizione dell’ambasciatrice svizzera nella Repubblica islamica dell’Iran, Nadine Olivieri Lozano, per la quale intende richiedere le dimissioni: «Si tratta di una donna nel tempo sbagliato e nel posto sbagliato». In particolare, nel mirino delle critiche degli attivisti ci sarebbe la visita dell’ambasciatrice alla città iraniana di Qom. «La politica, gli obbiettivi e i metodi di lavoro dei Paesi stranieri in Iran nelle condizioni attuali sono stati superati da tempo – ha precisato – per questo la politica internazionale deve adattarsi alle nuove esigenze del Paese e del suo popolo, condannando fermamente le esecuzioni e le violenze contro i manifestanti da parte del regime islamico». Pejman ha ribadito anche che «l’ambasciata Svizzera a Teheran ha bisogno di uomini e donne con nuove conoscenze maturate nelle organizzazioni e nelle società popolari possibilmente al di fuori dalle istituzioni politiche ufficiali che di solito hanno vedute strette e scadute».

La repressione e il veleno

La vita delle donne in Iran diventa, se possibile, sempre peggiore e racconta ogni giorno nuove difficoltà e orrori. Sono passati diversi mesi da quella scintilla che ha animato il fuoco delle proteste nelle piazze e tra le strade iraniane, dalla tragica morte della 22.enne Mahsa Amini, uccisa di botte dalla polizia morale. La sua colpa era stata quella di non aver indossato correttamente il velo. Da quel giorno le manifestazioni di protesta non si sono fermate. Nemmeno davanti alla durissima repressione messa in campo dagli ayatollah. Donne vittime di attacchi mirati e studiati per colpirle in viso, specialmente agli occhi o nelle parti più sensibili. Donne vittime di violenze, abusi e pestaggi. Tutto nella convinzione di riuscire a soffocare la voce delle proteste. La notizia degli avvelenamenti con il gas perpetrati ai danni di giovani studentesse – oltre 5 mila – per ostacolare loro l’accesso al diritto fondamentale dell’istruzione è solo l’ultimo di una serie di tasselli che raccontano la terribile realtà delle donne in Iran.

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