La «voce» dei quartieri divide la politica

Quante volte, dalla nascita della Città aggregata nel 2017, abbiamo sentito pronunciare - da autorità e cittadini - le seguenti frasi: «Bisogna ascoltare tutti e 13 i quartieri. Non dimenticheremo nessuno». O, ancora, «chi abita a Moleno e Gudo deve sentirsi a tutti gli effetti bellinzonese». Nella seduta di Consiglio comunale che si aprirà lunedì prossimo sull’argomento ci si dovrà contare. Eccome. Sotto i riflettori finirà la mozione inoltrata da Giorgio Krüsi (PLR), il quale chiede di completare il Regolamento comunale riconoscendo alle commissioni o alle dieci associazioni di quartiere - appunto - la facoltà di «suggerire miglioramenti nei servizi e nelle infrastrutture di base». Il Municipio e la minoranza della Legislazione (Unità di sinistra, Il Centro e Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) invitano il plenum a mostrare il pollice verso, per i motivi che vi illustreremo più avanti; dal canto suo la maggioranza commissionale (PLR, Lega-UDCe Verdi-FA-Indipendenti) chiede di accoglierla. Fatti due calcoli, la votazione sarà tirata: decisive potrebbero rivelarsi le preferenze di coloro che non seguiranno le logiche di partito.
Senso di appartenenza
«La sfida più grande è di ripensare il proprio territorio e i servizi nell’interesse dei cittadini e delle cittadine». Nel suo atto parlamentare Giorgio Krüsi cita Felice Dafond, già sindaco di Minusio e granconsigliere ma, soprattutto, presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi. Banale sottolinearlo, ma chi abita in uno dei tredici ex enti locali che da quasi due lustri compongono la capitale conosce meglio di altri (forse anche degli stessi municipali) il proprio quartiere. E, di conseguenza, sa cosa funziona e - in particolare - ciò che invece non va. «Con la verifica degli attori locali, Bellinzona ne trarrebbe preziosi spunti per delle misure di manutenzione o di investimento future», osserva l’esponente PLR. La maggioranza della Legislazione (relatrice la collega di partito Nadia Bianchi) ritiene la mozione «un’iniziativa equilibrata e utile, che contribuisce a consolidare la partecipazione democratica, a rafforzare il senso di appartenenza e a valorizzare la funzione delle associazioni e commissioni di quartiere come strumenti di dialogo e coesione sociale».
Così facendo i quartieri si trasformerebbero, ulteriormente, in luoghi di «ascolto, collaborazione e proposta» di una Turrita de facto policentrica. I commissari non negano l’impegno profuso dall’Esecutivo nel mantenere un dialogo attivo con i 13 ex Comuni, ma quanto auspicato da Krüsi va oltre, «istituzionalizzando» questo rapporto costante e continuo. Associazioni e commissioni rappresentano delle «vere e proprie sentinelle del territorio: conoscono la vita quotidiana dei cittadini, ne percepiscono le esigenze concrete e possono contribuire a migliorare la qualità dei servizi di prossimità».
«Va potenziato l’ufficio»
L’altra metà della Legislazione (relatrice Maruska Vanza, Unità di sinistra) - ça va sans dire - la pensa diversamente. Già ora, si rileva, «ogni sollecitazione e ogni richiesta» che arriva dai quartieri viene tenuta in considerazione da parte dei servizi comunali: «Questo fa capire quanto già le associazioni si danno da fare e sono interessate al quartiere che rappresentano». Tra i loro compiti figura pure quello di formulare proposte e/o suggerimenti per migliorare quanto c’è o si fa. I commissari ritengono più «opportuno rafforzare l’Ufficio quartieri, potenziandone le risorse e le capacità operative, al fine di intensificare e rendere ancora più efficace il dialogo tra l’Amministrazione comunale e le realtà di quartiere». Sulla stessa lunghezza d’onda il Municipio, secondo cui quanto ventilato dalla mozione è ridondante, visto che nel Regolamento comunale è già indicato l’obbligo di consultare le associazioni di quartiere in caso di progetti importanti.
Di cosa si tratta
Le associazioni di quartiere attive sul territorio sono dieci. Eccole: Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Pianezzo, Preonzo e - infine - Sant’Antonio. A differenza delle commissioni, questi consessi non vengono nominati dal Municipio. Possono farvi parte tutti i residenti con più di 15 anni e sono pure ammesse le persone giuridiche che rappresentano interessi collettivi legati al quartiere. Ne sono sprovvisti gli ex Comuni di Bellinzona, Monte Carasso e Sementina, già ben rappresentati o nell’Esecutivo oppure in seno al Legislativo. Le commissioni, per contro, sono «attivate» direttamente dall’Esecutivo turrito.



