Stati Uniti

«L'amata inflazione» sta costando a Trump l’elettorato di fiducia

La classe operaia bianca, che da sempre è una fiera sostenitrice del presidente americano, non ha preso bene le ultime dichiarazioni sulla situazione economica
© AP/Carolyn Kaster
Irene Solari
20.06.2026 10:41

L’inflazione e l’America, l’America e l’inflazione. Nelle ultime settimane il tema è tornato di stretta attualità negli Stati Uniti: l’economia è sotto pressione, il costo del carburante risente della guerra nel Golfo (guerra che presto potrebbe arrivare a un accordo proprio sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni, al Bürgenstock) e, non da ultimo, il presidente Donald Trump sta affrontando un consenso ai minimi storici. Un fatto non trascurabile se si considera l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato che si tengono ogni quattro anni, due anni dopo le presidenziali. Ma il punto cardine resta l’inflazione che pesa sulle tasche dei cittadini americani.

© Kirsty Wigglesworth
© Kirsty Wigglesworth

Un peso decisivo

Un tema che, però, non sembra preoccupare più di tanto Trump, il quale negli scorsi giorni ha detto di «amare l’inflazione». Un’uscita accolta con una certa irritazione dell’elettorato da sempre fedele al Tycoon: la classe operaia bianca. Questo gruppo di elettori - evidenzia il portale Watson - è storicamente sempre stato il più vicino a «The Donald», in particolare seguendolo sui temi economici e garantendogli il consenso per i suoi successi politici. Un sostegno che ha giocato un ruolo chiave anche nel momento della rielezione per un secondo mandato di Trump. Secondo i dati ufficiali delle presidenziali 2024, il Tycoon ha ottenuto il 49,8% delle preferenze, contro il 48,3% di Kamala Harris, ma se si isola il dato relativo unicamente alla classe operaia bianca, ecco che la percentuale si impenna al 66%. Ora, però, il vento sembra cambiare.

Conti sempre più salati

Questa fiducia «cieca» riposta nel presidente starebbe infatti vacillando alla luce delle ultime, controverse, dichiarazioni sull'inflazione. Anche perché la classe operaia, che notoriamente non gode di una situazione finanziaria privilegiata, è quella che si trova a pagare il prezzo più salato del carovita. Tanto più che l'aumento dei prezzi riguarda i beni quotidiani come ci generi alimentari e la benzina. Dei temi che sono stati cavalli di battaglia dello stesso Trump durante la campagna elettorale «tra promesse di esenzione fiscale per mance e straordinari e dazi protettivi per le industrie statunitensi». Ma, contrariamente alle promesse, il costo della vita non solo non è diminuito sotto la sua presidenza, ma è aumentato.

Lo scoglio midterm

Eppure, di fronte al crescente malcontento della classe operaia, il presidente americano non sembra fare molto per riconquistarsi la fiducia di una grande fetta degli elettori. Anzi. Tra feste di compleanno sopra le righesale da ballo in costruzione, e prezzi della benzina definiti «una bazzecola», la misura sembra essere ormai colma. A testimoniarlo sono i dati dei recenti sondaggi riportati dal New York Times, secondo cui la fiducia nelle competenze economiche del Tycoon è calata anche nella classe operaia bianca. Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di midterm del primo mandato (nel 2018) è parlante: allora tra i suoi elettori di fiducia Trump raccoglieva il 65% di consensi sulle politiche economiche. Dato adesso crollato al 43%, con una differenza di 22 punti percentuali. «Gli elettori della classe operaia non sono soddisfatti del Partito Repubblicano e potrebbero non votare», ha dichiarato il sondaggista repubblicano John McLaughlin al NYT. E in gioco c'è molto per il Grand Old Party che, nella peggiore delle ipotesi, rischia di perdere la maggioranza sia al Senato che alla Camera dei Rappresentanti.