La decisione

Lupo in Valle Onsernone: «Ignorata la situazione degli animali non proteggibili»

L’Unione Contadini Ticinesi e l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori chiedono alle autorità cantonali di inoltrare reclamo contro la decisione dell'UFAM di impedire l'abbattimento dell'intero branco
© CdT/ Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
28.11.2023 20:45

Berna ha detto no. O, meglio, un sì parziale. Il branco di lupi in Valle Onsernone non può essere abbattuto interamente. L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha acconsentito all’abbattimento di due terzi dei giovani lupi. Una regolazione preventiva, così come viene definita, volta a rendere più «timorosi» i lupi. Lo stesso vale per il branco in Val Colla e il branco Carvina.

La domanda di regolazione del branco dell’Onsernone era stata inoltrata a metà ottobre in seguito alle predazioni avvenute la scorsa estate a Bosco Gurin. Il Ticino è stato l’unico dei Cantoni tra quelli che ne hanno fatto richiesta a ricevere una decisione negativa per l’abbattimento dell’intero branco. È infatti stato approvato in altri 12 casi. Il motivo del diniego? Negli ultimi dodici mesi non si sono verificate predazioni in situazioni protette.

La protezione delle greggi, «fatto essenziale»

«Secondo i dati in nostro possesso, negli ultimi 12 mesi in Valle Onsernone sono stati predati 18 animali», fa sapere l’UFAM da noi contattato. Consultando il sito dell’Ufficio della caccia e della pesca, nel 2023 sono stati 5 gli eventi nella zona attribuibili con sicurezza al lupo. «La protezione delle greggi è un fattore essenziale per l'analisi dell’UFAM. Tuttavia, i branchi di lupi che provocano danni unicamente a degli alpeggi non protetti non sono considerati come problematici», di conseguenza «non possono essere eliminati ai sensi dell’ordinanza sulla caccia, ma possono essere regolamentati».

È proprio questo punto a lasciare interdette l’Unione Contadini Ticinesi (UCT) e l’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP): se la predazione avviene in alpeggi non protetti, il branco non è considerato problematico. «Eppure uno studio di Agridea del 2017 ha concluso che il 70% degli alpeggi ticinesi analizzati allora non era proteggibile con delle misure ragionevolmente esigibili, come chiede tra l’altro la strategia lupo Svizzera che sorge proprio dagli stessi uffici federali. Non sono cioè “proteggibili”». A titolo di esempio, degli 83 casi segnalati di sospetta predazione di animali da reddito da parte del lupo nel 2022, il 41% si è verificato in situazione di animali non proteggibili. «È stata la Confederazione stessa che ha finanziato un ulteriore studio che verrà terminato a breve con la mappatura di tutte le aziende ovicaprine del cantone onde stabilire su quali di queste non si potranno introdurre misure di protezione – aggiunge il segretario agricolo cantonale, Sem Genini –. Se il messaggio che si intende mandare agli allevatori è “arrangiatevi” e se il concetto di non proteggibilità resta ignorato e del tutto insignificante, sarebbe meglio dirlo chiaramente ed evitare di spendere inutilmente soldi per sostenere studi che poi non hanno una valenza. In un momento di certo non roseo per le nostre finanze. Inoltre tutti conosciamo i problemi che il branco in questione ha causato e sta causando, con aziende agricole che hanno chiuso o lo stanno per fare. Che messaggio si dà alle famiglie contadine della zona con questa decisione che ancora una volta penalizza solo il Ticino e le sue particolarità morfologiche e territoriali?».

La nostra valle è molto impervia e proteggere capre e mucche all’alpe è praticamente impossibile. Si tratta di un dettaglio non trascurabile
Stephan Chiesa, sindaco di Onsernone

Territori impervi e conteggi difficili

Un concetto ribadito dal sindaco di Onsernone, Stephan Chiesa: «La nostra valle è molto impervia e proteggere capre e mucche all’alpe è praticamente impossibile. Si tratta di un dettaglio non trascurabile». Sebbene ci sia soddisfazione per la decisione di Berna di accettare la regolamentazione del branco di lupi laddove finora la gestione della situazione era considerata «scellerata», tale vincolo «lascia l’amaro in bocca». Soprattutto per la crescente preoccupazione espressa dai pastori, che «hanno diminuito il numero di animali all’alpe e la conseguente produzione di formaggi». «Il branco della Valle Onsernone è transfrontaliero. Si sposta attraverso il confine e colpisce in Ticino e in Italia in territori selvaggi e poco accessibili. Una valutazione delle predazioni non è semplice. Oltre a pecore e capre, colpisce asini, manzi e vitelli», conclude il sindaco. «La decisione dell’UFAM ci lascia un po’ turbati».

Possibilità di ricorso

Che si tratti di branchi transfrontalieri è una considerazione fatta dall’Ufficio federale dell’ambiente, per sua stessa conferma. «Negli ultimi anni il numero di branchi è cresciuto in modo esponenziale e, con esso, anche il numero di conflitti con gli allevatori». L'obiettivo della regolamentazione preventiva, basata sulla nuova ordinanza federale sulla caccia che permette di regolamentare la presenza del lupo tra il 1. dicembre 2023 e la fine di gennaio 2024, «è esattamente quello di rallentare l’incremento dei branchi dei lupi e dare così sollievo all'agricoltura di montagna, soprattutto in vista della prossima estate», precisano da Berna. Ma gli allevatori non sono per nulla soddisfatti, anzi. E per bocca dell’UCT e dell'APTdaiGP chiedono alle autorità cantonali di inoltrare «immediato ed energico reclamo per il trattamento ingiusto di questo dossier». I Cantoni, è bene precisarlo, possono presentare ricorso al Tribunale amministrativo federale contro la decisione dell'UFAM. Il Consiglio di Stato si chinerà sul tema domani, mercoledì.

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