Eminescu, ecco chi era il poeta romeno dell’Europa moderna

Il poeta romeno Mihai Eminescu (1850-1889) fa parte degli intellettuali ottocenteschi che gettano le fondamenta dell’Europa moderna. Intorno a loro ruota la transizione europea dalle monarchie imperiali agli Stati nazionali, tra metà Ottocento e inizio Novecento. Sono decenni di riordinamento: la Restaurazione dopo le guerre di Napoleone, l’unificazione italiana e quella tedesca; poi, finita la Prima guerra mondiale, la caduta dell’Impero austroungarico, la sconfitta della Germania e la Rivoluzione d’ottobre in Russia.
Alessandro Manzoni, in Italia; i letterati tedeschi intorno a Heinrich Heine, sull’eredità di Wolfgang Goethe; l’ucraino Taras Ševčenko, che paga con il carcere e l’emarginazione il suo impegno per la difesa dell’identità ucraina: tutti, con Eminescu, sono chiavi di un movimento letterario che guarda oltre i confini angusti in cui l’Europa era stata frazionata per secoli. Con la scrittura, portano a maturazione le lingue moderne; con l’impegno civile, contribuiscono a consolidare le identità nazionali dell’Europa di oggi.
La nascita in Moldavia, centro d’Europa
Mihai Eminescu nasce nel 1850 in Moldavia, uno dei territori dai quali sorgerà, pochi anni dopo, la prima unificazione romena. La centralità geografica favorisce la crescita culturale ed economica della Moldavia. Insieme alle vicine Bucovina e Galizia, unisce all’Europa centrale le coste del Mar nero, dove sbarcano i traffici provenienti dall’Oriente. Nemmeno l’occupazione turca impedisce lo sviluppo intellettuale del territorio, che resta in contatto costante con i centri confinanti dell’Impero austro-ungarico.
Mihai è settimo tra undici fratelli e sorelle. Suo padre Gheorghe, dopo il matrimonio, viene nominato funzionario fiscale e investe senza risparmio nell’istruzione dei figli. Molti, però, cagionevoli di salute, muoiono ancor giovani; uno, Nicu, si toglie la vita. Le loro pur brevi biografie ci dicono qual è l’orizzonte intellettuale della Moldavia di allora: Șerban studia medicina a Vienna; Iorgu si forma a Berlino e Matei a Praga, entrambi diventano militari di carriera.
Intorno alla data di nascita di Mihai Eminescu, il cui cognome all’anagrafe è Eminovici, sorge un contrasto tra le fonti. L’anno di nascita poi accertato è il 1850, la località è Botoșani, a nord-est della Romania, ora incuneata tra Repubblica di Moldova e Ucraina.
Gli studi nelle terre dell’Austria-Ungheria
A soli otto anni il piccolo Mihai prosegue la scuola a Cernăuți, l’odierna Černivci, nella Bucovina settentrionale, oggi facente parte dell’Ucraina e allora soggetta al governo austro-ungarico. La storia della scuola che frequenta riflette la società di quelle regioni d’Europa. L’istituto viene fondato nel 1808 come Ginnasio statale, con un decreto di Francesco I d’Austria che ufficializza l’esistenza di una scuola precedente.
Nei suoi studi demografici usciti negli Annali di Bucovina (Analele Bucovinei, XXI, 1/42, 2014), lo storico Constantin Ungureanu riporta i mutamenti della composizione etnica degli studenti. All’apertura della scuola prevalgono gli iscritti di etnia romena, subito seguiti da quelli di lingua tedesca, più distanziati i polacchi.
Quarant’anni dopo i romeni conservano la maggioranza, ma aumentano i polacchi e gli ucraini, a discapito dei germanofoni. Nel 1914, alle soglie della Prima guerra mondiale, gli allievi di lingua tedesca – spesso confusi nello stesso conteggio con gli ebrei, come accadeva allora – sono la quasi totalità degli iscritti, mentre i romeni sono ridotti a poche unità.
Le etnie dell’Europa orientale, una storia sé
La causa del cambiamento è che la scuola subordina la frequenza alla conoscenza della lingua tedesca. I figli dei contadini, che provengono dalle campagne e parlano romeno, non hanno la possibilità di apprendere il tedesco nei gradi d’istruzione precedenti e restano esclusi dall’insegnamento superiore, benché costituiscano la maggioranza della popolazione.
Nel corpo docenti dell’istituto si contano anche insegnanti romeni, ma la direzione è in mano a direttori germanofoni e guarda alla cultura tedesca. Queste informazioni ci aiutano a capire anche l’Europa dell’Est del presente. In Europa occidentale siamo abituati a vivere in Stati e Cantoni dall’identità linguistica definita: in Ticino si parla italiano, a Zurigo tedesco; in Francia francese e in Italia italiano, salvo la presenza di minoranze regionali. Nell’Europa dell’Est, ancora oggi, i confini tra le lingue non si possono tracciare ovunque con altrettanta precisione.
Le lingue, chiavi del risorgimento nazionale
Il passato di convivenza tra etnie diverse, nell’Est Europa, si rifletteva nell’ordinamento scolastico, nei riti religiosi, nella stampa e ha lasciato tracce sino ai nostri giorni. Si era lontani dai moderni diritti linguistici, che codificano il diritto di ciascuno di esprimersi nella propria madrelingua: lo Stato comunicava nella sua lingua d’amministrazione, tutt’al più tollerava le lingue locali.
L’Impero austro-ungarico era piuttosto rispettoso, per gli standard del tempo, per strano che possa sembrare ai nostri occhi; l’impero zarista, al contrario, schiacciava ogni espressione nelle lingue diverse dal russo. Per questo, lingua e letteratura diventarono, nell’Ottocento, il veicolo di affermazione identitaria nazionale, contro le corone degli imperi multinazionali.
Così, Mihai Eminescu cresce in bilico tra la sua cultura romena di nascita e il mondo di lingua tedesca. Nel 1863 lascia la Bucovina e torna nella nativa Botoșani. Riparte per Cernăuți due anni dopo, attratto dal contesto intellettuale e dalla figura di Aron Pumnul, luminare romeno presso cui vive e lavora, benché giovanissimo, come bibliotecario.
La prima pubblicazione e i viaggi
La morte di Pumnul, nel 1866, dà il destro alla pubblicazione della prima opera di un Eminescu sedicenne: una sua poesia, firmata ancora con il cognome di nascita Eminovici, compare nel fascicolo commemorativo pubblicato per la scomparsa del celebre letterato. Poco dopo, sue poesie escono in Ungheria sulla rivista «Familia», firmate Mihai Eminescu. Il direttore del periodico decide di cambiare il cognome, attribuendogli la tipica desinenza romena. Mihai accetta ed entrerà nella storia con questo pseudonimo.
Tra i 16 e i 19 anni di età, Eminescu intraprende numerosi viaggi alla scoperta delle radici romene della Transilvania, in quegli anni sotto dominazione austriaca. I suoi viaggi ricordano quelli di Taras Ševčenko nell’Ucraina dominata dai russi, in cerca di tracce della cultura nativa. Eminescu si unisce alla Società transilvana per la letteratura e la cultura romena, l’ente che diventerà protagonista della rinascita latina dopo la riunione della regione alla Romania, al crollo dell’Impero austro-ungarico.
Diciannovenne, passa tre anni all’Università di Vienna come studente di filosofia e diritto. Nella capitale austriaca si attiva come autore, giornalista e agitatore studentesco. Per due anni, dal 1872 al 1874, Eminescu studia a Berlino. Pubblica poesie e articoli, è fra i principali collaboratori della rivista «Convorbiri Literare» (Dialoghi Letterari), il più importante periodico di letteratura romena del tempo.
Le attività in Romania, dal teatro ai giornali
In Romania occupa ancor giovane diverse funzioni: suggeritore teatrale, copista, bibliotecario, traduttore, docente. Come giornalista politico tocca tutti i temi caldi dei decenni della prima unificazione romena. Lo fa da posizioni conservatrici, che vedono la Romania legata al mondo germanofono.
Nella sua opera di poeta, gli studiosi mettono in evidenza le tracce dei modelli tedeschi appresi negli anni di formazione nelle terre asburgiche. La sua produzione, però, è
ispirata alla tradizione e alla vicenda nazionale romena; agisce a pieno titolo sullo scenario europeo del suo tempo.
Il suo componimento più celebre e significativo è «Lucifero» (Luceafărul, 1883), titolo talvolta tradotto come «Stella vespertina» o «Stella mattutina». È un poema lirico-filosofico denso di riferimenti alla mitologia folclorica. Eminescu lo compone esaltando le assonanze fra la lingua romena e il latino, senza rinunciare a prestiti dal linguaggio popolare. La purezza del romeno utilizzato da Eminescu fa di «Lucifero» una delle più alte espressioni di questa lingua.
La morte e l’eredità intellettuale
Eminescu muore a Bucarest nel 1889, a soli 39 anni, afflitto da crescenti disturbi psichici. Anche intorno alla sua morte fioriscono leggende. Ricerche recenti ne fissano la causa in una intossicazione dovuta a farmaci mal somministrati.
Eminescu non fa in tempo a vivere lo spostamento del baricentro europeo della Romania verso la Francia, impresso dagli eventi della Prima guerra mondiale; non vedrà nemmeno successivo il completamento dell’unità nazionale con l’inclusione della Transilvania.
La sua opera di letterato e attivista resta nella coscienza dei romeni per il suo contributo alla cultura e all’identità nazionali. Lo scrittore e critico letterario Garabet Ibrăileanu saluta la sua figura così: «Eminescu è uno degli splendidi esemplari prodotti dall’unificazione [della Romania]. È il primo che conferisce uno stile all'anima romena e il primo romeno in cui si realizza la fusione più significativa tra l'anima daco-romana e la cultura occidentale».
Eminescu sarà il faro delle successive generazioni di intellettuali romeni, di cui torneremo a occuparci.
Questo approfondimento fa parte di una seria curata dal ricercatore indipendente Luca Lovisolo in esclusiva per CdT.ch. Per leggere la prima puntata clicca qui. Per leggere la seconda puntata clicca qui. Per leggere la terza puntata clicca qui.
