Gli Stati Uniti e l'incubo delle «guerre eterne» in Medio Oriente

Gli Stati Uniti, dunque, hanno colpito l’Iran. L’obiettivo? Tre siti nucleari, fra cui quello di Fordow. Un attacco tutto fuorché sorprendente considerando le posizioni di Donald Trump e, al contempo, le recenti dichiarazioni di Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, secondo cui una decisione in merito a una mossa contro Teheran sarebbe avvenuta entro due settimane. Sono bastati pochi giorni, alla fine. Fatte le dovute premesse, l’ingresso degli Stati Uniti in questa guerra rappresenta, a suo modo, una svolta. Sì, perché, nelle intenzioni, l’esercito USA avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle due decenni di guerre eterne in Medio Oriente. E invece, ora, gli americani sono entrati nel conflitto fra Israele e Iran al fianco dello Stato Ebraico.
Nella regione, ricordiamo, si trovano oltre 40 mila truppe USA fra basi e navi. L’attacco all’Iran, di fatto, inaugura una nuova era. Per intenderci, le rappresaglie sono già cominciate. Il presidente Trump, via social, ha garantito che l’operazione è riuscita. L’attacco, ricorda fra gli altri il New York Times, dovrebbe essere stato condotto con le cosiddette bombe bunker buster, progettate per distruggere in profondità. Un funzionario consultato sotto anonimato proprio dal New York Times ha riferito che diverse bombe sono state sganciate su Fordow: dalle valutazioni iniziali, la struttura sarebbe stata pesantemente se non del tutto compromessa.
Il punto, tuttavia, è (anche) un altro: la reazione dell’Iran e dei suoi proxy, Houthi in testa. Teheran, lo sappiamo, da tempo ha promesso di colpire le basi americane in Medio Oriente, mentre le agenzie di intelligence americane hanno confermato, prima degli attacchi USA ai siti nucleari, che l'Iran avrebbe preso provvedimenti per allargare la guerra prendendo di mira in particolare le forze statunitensi nella regione. Gli Stati Uniti, dal canto loro, dovrebbero aver concluso le operazioni contro Teheran anche se le forze USA sono pronte a rispondere a qualsiasi rappresaglia iraniana.
Tornando all’attacco, un ufficiale statunitense ha confidato al New York Times che sei bombardieri B-2 hanno sganciato 12 bombe bunker buster su Fordow mentre i sottomarini della Marina hanno lanciato 30 missili da crociera su Natanz e Isfahan. E ancora: un B-2 ha anche sganciato due bombe anti-bunker su Natanz. L’attacco a firma USA è giunto dopo giorni e giorni di bombardamenti israeliani.
Il primo ministro dello Stato Ebraico, nel parlare alla nazione immediatamente dopo l’attacco americano, ha definito il programma nucleare iraniano una minaccia alla «nostra sopravvivenza» nonché «un rischio per la pace dell'intero mondo». In realtà, non ci sono prove concrete che indichino una corsa iraniana all’arma atomica. L’impianto sotterraneo di Fordow, deputato all’arricchimento dell’uranio, teoricamente era stato progettato e costruito per evitare che venisse attaccato e distrutto. Israele, negli anni Ottanta, aveva bombardato con successo, sfruttando i suoi F-15 e F-16, un impianto nucleare vicino a Baghdad. Fermando, di colpo, il programma di armamenti dell'Iraq. Ma parliamo di una struttura in superficie. Detto in altri termini, soltanto gli Stati Uniti avrebbero potuto colpire Fordow, il cuore del programma iraniano, poiché soltanto l’America dispone delle citate bombe bunker buster: le GBU-57. Le precedenti amministrazioni USA si sono sempre rifiutate di fornire questo tipo di arma a Israele, mentre le forze aeree dello Stato Ebraico non dispongono aerei in grado di trasportare le bombe anti bunker.
E adesso, dicevamo, che succederà? L'Iran ha a disposizione molti modi per vendicarsi. Uno, il più immediato, riguarda il lancio di missili verso Israele. Stamane, in risposta ai bombardamenti USA, Teheran ha già spedito una trentina di missili verso lo Stato Ebraico. La Repubblica Islamica, in seconda battuta, potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz. Infliggendo un colpo al commercio mondiale e bloccando le navi americane. Lo Stretto di Hormuz, ricordiamo, connette il Golfo Persico all’Oceano: da qui, transita circa il 20% del gas naturale liquefatto in circolazione nel mondo. Per tacere dei transiti di petrolio.
Non è la prima volta, concludendo, che Donald Trump prende di mira per direttissima l’Iran. Durante il suo primo mandato, il presidente statunitense aveva autorizzato un attacco con droni che, in Iraq, uccise il potente generale iraniano Qassem Soleimani. L’Iran, all’epoca, aveva risposto colpendo le basi americane in Iraq e, con un tragico errore, un aereo di linea ucraino appena decollato da Teheran.
L’Iran, fondamentalmente, non ha bisogno di grande preparazione per attaccare le basi aeree e navali statunitensi nella regione. L’esercito iraniano, infatti, avrebbe le capacità per raggiungere le roccaforti USA in Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Prevedendo possibili mosse in questo senso, le forze americane negli ultimi giorni hanno fortificato le difese aeree. Sabato, i funzionari americani hanno detto che altri caccia F-22, F-16 e F-35 dell’US Air Force sono stati posizionati in Medio Oriente. Altri sono in arrivo. Non solo, la portaerei Carl Vinson, con 60 aerei a bordo, tra cui jet da combattimento F-35, sta attualmente navigando nel Mar Arabico. Una seconda portaerei, la Nimitz, ha annullato uno scalo in Vietnam all’inizio di questa settimana per correre nella regione: dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, hanno detto i funzionari statunitensi. D’altro canto, gli USA ora sono in guerra con l’Iran.