La Transilvania non è solo Dracula: una storia europea

In un precedente articolo di questa serie abbiamo tracciato le origini della Romania sino all’antica Dacia, conquistata dall’imperatore Traiano. Dalla Dacia si sviluppa il Principato di Transilvania, una delle tre corone che formano la Romania storica, insieme a Moldavia e Valacchia.
Cuore geografico della Romania, la Transilvania è nota nel mondo per le gesta del conte Dracula, narrate nel romanzo epistolare di Bram Stoker (1897). Lo scrittore irlandese, secondo una tesi controversa, si sarebbe ispirato in realtà a Vlad III, voivoda di Valacchia; ha ambientato la vicenda in Transilvania, però, così ha identificato per sempre il celebre personaggio con questa regione e con i suoi castelli dalle torri appuntite.
La Transilvania si trova su una direttrice di comunicazione strategica, fra il Centro Europa e l’Oriente. Nella storia, ogni regione di transito diventa luogo d’insediamento per popolazioni diverse e calamita l’interesse delle potenze regionali. I Carpazi, la catena montuosa che delimita a nord-est la Transilvania, è per secoli un prezioso vallo naturale di confine che protegge il Centro Europa dalle invasioni da oriente.
Dalla Dacia romana ai «Sette castelli»
Sin dalla caduta dell’Impero romano, in Transilvania s’installano comunità slave e germaniche che si mischiano agli abitanti originari, i primi romeni. Gli ungheresi prendono il sopravvento intorno all’ottavo secolo e si estendono ancora verso est. La corona ungherese chiama a insediarsi in Transilvania popolazioni tedesche, provenienti dalle regioni fra il Reno e la Mosella.
La funzione dei nuovi arrivati è proteggere il confine orientale e sviluppare il territorio. Da queste colonizzazioni sorgono i «Siebenbürgen» («Sette castelli»), denominazione che resta in uso fino a oggi per indicare la Transilvania in lingua tedesca. È possibile che sia nata da sette città fondate dai germanici, allora chiamati genericamente «sassoni» anche se provenienti da regioni diverse dalla Sassonia.
Le città costituite dai «Sassoni dei Sette castelli» sono Hermannstadt (oggi, in romeno, Sibiu), Kronstadt (Brașov), Bistritz (Bistrița), Broos (Orăștie), Schässburg (Sighișoara), Muhlbach (Sebeș) e Klausenburg (Cluj-Napoca).
I coloni germanici e la «Bolla d’oro»
D’accordo con la corona ungherese, i coloni germanici assumono in Transilvania una posizione dominante. Con la «Bolla d’oro» del 1224 ottengono da Andrea d’Ungheria privilegi e ampie autonomie. L’odierna Sibiu (allora Hermannstadt) diventa capoluogo della loro unità amministrativa; i giudici sono nominati per votazione e sulle cause giudiziarie vale il diritto locale. I commercianti dei «Sette castelli» sono esentati da dazi doganali in tutto il regno ungherese.
I tedeschi costruiscono così in Transilvania una sorta di regione autonoma che si estende sempre più, all’insegna della «libertas Cibiniensis», la «libertà di Sibiu» che garantisce a tutti i loro insediamenti uno dei più avanzati statuti di autogoverno del tempo.
Anche i cavalieri dell’Ordine teutonico ottengono dal Re d’Ungheria un territorio d’insediamento, allo stesso scopo difensivo e di sviluppo. A differenza delle altre comunità, che si attengono allo statuto di autonomia senza discutere la sovranità ungherese, L’Ordine tenta di costituire un proprio Stato indipendente e viene perciò allontanato dalla regione.
Baluardo contro i turchi
Nei secoli successivi la presenza germanica si addensa. Lo statuto codificato nella Bolla d’oro, confermato più volte dai regnanti ungheresi e poi austriaci, garantirà l’autonomia dei coloni tedeschi in Transilvania per più di sei secoli.
Oltre alle città già indicate, i «Sassoni dei Sette castelli» fondano abitati e fortezze la cui architettura ne rende riconoscibile ancora oggi l’origine germanica, come il celebre Castello di Bran, presso Brașov, noto ai turisti come «Castello di Dracula».
La Transilvania diventa baluardo contro un altro nemico, l’Impero ottomano: sino alla prima unità della Romania i turchi sottomettono a lungo gli altri due principati romeni, Moldavia e Valacchia, minacciando tutto il Centro Europa.
Proprio alla difesa dagli ottomani e, prima ancora, dai tataro-mongoli, si deve la comparsa in Transilvania delle caratteristiche chiese fortificate. Se ne conservano ancora più di un centinaio, alcune delle quali sono parte del Patrimonio dell’umanità UNESCO. Costruite dai coloni tedeschi secondo modelli praticati anche in Germania, sono in grado di accogliere e alimentare per un certo tempo la popolazione dell’abitato circostante, in caso d’invasione nemica.
La Transilvania fra cattolici e protestanti
Mentre nel resto d’Europa vige ancora una stretta relazione fra la religione della popolazione e quella del sovrano, nei secoli delle guerre e delle contrapposizioni fra cattolici e protestanti la Transilvania gode di una singolare tolleranza religiosa.
La liberalità del clima confessionale fa dei «Sette castelli», nel frattempo caduti sotto la corona di Vienna, gli unici luoghi in cui l’Impero austro-ungarico cattolico tollera fedeli
protestanti; quelli che si rifugiano in Transilvania dall’Impero prendono il nome di «Landler» e formano un gruppo sociale a sé.
Ancora a inizio Ottocento emigrano verso la Transilvania altre popolazioni tedesche, dall’Alsazia e dalle regioni sudoccidentali della Germania. Alcuni di questi gruppi non si integrano, nemmeno con i tedeschi già presenti; conservano le loro caratteristiche regionali d’origine, alcune comunità ottengono persino tribunali e scuole autonome.
I romeni sotto il giogo dei coloni
La Transilvania è articolata in quei momenti in tre gruppi dominanti: oltre ai coloni tedeschi, la nobiltà ungherese e gli Székely, una popolazione di origine ungherese con caratteristiche etniche e autonomie politiche proprie.
A fare le spese di questo assetto istituzionale sono i nativi transilvani, gli eredi degli antichi Daci romanizzati dall’imperatore Traiano, di lingua romena e cristiani ortodossi. Dediti in larga parte all’agricoltura, costituiscono la maggioranza della popolazione transilvana, ma non godono di diritti civili e dimorano in condizioni di sudditanza.
Il malumore cova sino alla rivolta del 1787, capeggiata dal contadino Horea, con la quale gli abitanti romeni chiedono all’imperatore d’Austria pari dignità con gli altri tre gruppi sociali che popolano la regione. Nella rivolta, motivi nazionalistici si mischiano alle rivendicazioni economiche; il movimento viene represso e le richieste dei romeni restano inascoltate.
Finiscono i privilegi della Bolla d’oro
Nel 1867, con la riforma di compromesso dell’Impero asburgico fra la corona d’Austria e quella d’Ungheria, i privilegi dei coloni transilvani decadono per sempre. Nei censimenti annuali, in quel momento, i romeni rappresentano il 60% circa della popolazione del territorio, gli ungheresi tra il 25% e il 30%, i tedeschi poco sopra il 10%.
A differenza di quanto avveniva nel vicino Impero russo, dove la pratica di lingue e culture non russe era repressa con arresti e proibizioni, nell’Impero austroungarico la diversità culturale era più tollerata. Si era ancora lontani dai diritti linguistici moderni; il tedesco, come lingua amministrativa dello Stato, dominava nell’istruzione superiore, ma l’uso e la promozione delle altre lingue non era impedito.
Anche in Transilvania esisteva una società che sosteneva la conservazione della lingua e letteratura romena: vi si impegnò anche il poeta Mihai Eminescu, considerato fondatore del romeno moderno.
Il ritorno politico e culturale alla Romania
Alla caduta dell’Impero austro-ungarico (1918), la Transilvania entra a far parte della Romania unificata. In quel momento, l’università transilvana di Cluj-Napoca, la più antica della Romania, è un attivo centro di cultura ungherese. I docenti ungheresi lasciano la città.
Il recupero della cultura romena nella regione, dopo secoli di subordinazione, è uno dei progetti attuati nel quadro della cooperazione fra università romene e francesi, quando la Romania, alle soglie della Prima guerra mondiale, stringe con Parigi rapporti politici e culturali che influenzano sino a oggi il suo posizionamento europeo.
La Transilvania sotto Ceaușescu
Il regime comunista sale al potere nel 1947 e reprime la valorizzazione delle diversità culturali che hanno fatto la storia della Transilvania. Alla caduta di Ceaușescu, la quasi totalità della popolazione discendente dagli antichi coloni tedeschi dei «Sette castelli» emigra verso la Germania, in cerca di condizioni migliori.
La partenza dei tedeschi rende più difficile conservare le chiese e le altre vestigia lasciate in Transilvania dai loro antenati e affidate per secoli alle cure delle loro comunità, segnala la Fondazione Kirchenburgen di Sibiu, che oggi si occupa del loro mantenimento.
Fino agli anni Novanta, era ancora possibile incontrare in Transilvania chi parlava tedesco in una forma dialettale rimasta ferma agli usi degli antenati discesi dalla Germania nell’antichità.
Transilvania, regione europea
La Transilvania, come la Bucovina, la Galizia e altre regioni storiche del Centro Europa, è una delle terre nelle quali il nostro continente ha dato il meglio di sé.
La posizione geografica strategica, il sovrapporsi nei secoli di dominazioni, popolazioni e confessioni religiose ha causato anche scontri e iniquità; ha seminato, però, una ricchezza intellettuale, architettonica e umana la cui eredità è sopravvissuta a molte vicissitudini e resta visibile ancora oggi, a chi si inoltra in quelle terre.
