Medio Oriente

Morto Khamenei, Trump è pronto a riaprire il dialogo

Fino a oggi, l’Iran ha lanciato circa cinquecento missili verso Israele in diverse ondate – Netanyahu ha detto, rivolgendosi agli iraniani, che «l’aiuto è arrivato», richiamando la promessa fatta a gennaio dal presidente USA ai manifestanti
© KEYSTONE (West Asia News Agency)
01.03.2026 22:40

La testa del serpente è stata tagliata. O meglio, quella del polpo che, attraverso i suoi tentacoli (i gruppi proxy come Hamas, Hezbollah, Houthi, Kataib), ha tenuto sotto scacco Israele e il medio oriente.

In un attacco effettuato con trenta bombe da una tonnellata ognuna, è stato ucciso a Teheran, nel suo compound, l’ayatollah Ali Khamenei. Di qui la feroce risposta dell’Iran che ha attaccato Israele con centinaia di missili, la quasi totalità dei quali intercettati. Quelli sfuggiti al sistema antimissile hanno però provocato già undici vittime in Israele. La morte del leader iraniano è stata annunciata da Netanyahu in un messaggio sabato sera. Al premier israeliano pare sia stata mostrata la foto del corpo di Khamenei fra le macerie del suo palazzo. Poi è arrivato un messaggio di Trump al riguardo e, alla fine, tra le lacrime del giornalista, la conferma ufficiale della televisione iraniana.

L’uccisione di Khamenei è arrivata al termine di una operazione di intelligence organizzata da mesi e portata avanti soprattutto dalla CIA. L’attacco congiunto israelo-americano è partito sabato mattina alle 8.13 locali quando grazie all’intelligence è stato chiaro che l’anziano leader sarebbe uscito dal bunker sotterraneo dove da tempo si nascondeva, per partecipare a un’importante riunione; la possibilità di tagliare la testa del serpente è stata presa al volo. Uccisi 48 leader iraniani nei soli primi due giorni dell’attacco delle forze di Gerusalemme e Washington. A cominciare dal comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il generale Mohammad Pakpour, e il ministro della Difesa iraniano Amir Nasirzadeh. Colpito il quartier generale dell’intelligence e altri palazzi governativi. L’Iran si è accanito poi anche con i paesi limitrofi che ospitano basi americane come Qatar, Bahrain e Emirati Arabi (colpiti anche il grattacielo più alto del mondo a Dubai e l’aeroporto), ma anche contro Oman e Arabia Saudita. Quest’ultima ha minacciato ritorsioni.

Netanyahu, che sabato ha parlato con Trump, ha detto, rivolgendosi agli iraniani, che «l’aiuto è arrivato», richiamando la promessa fatta a gennaio dal presidente Trump ai manifestanti per le strade del paese islamico. Ha anche detto che l’operazione durerà il tempo necessario (forse diverse settimane) e che è stata lanciata «per rimuovere la minaccia esistenziale» rappresentata dalla Repubblica Islamica e «creare le condizioni» affinché gli iraniani cambino il loro destino. Il capo dei pasdaran è stato sostituito come pure è stato nominato il leader del comitato che traghetterà l’Iran fino alla nomina del nuovo Ayatollah. Tutti hanno annunciato una risposta dura contro Israele. Che c’è stata.

Per tutta la notte sono stati lanciati missili contro Israele. La popolazione ha trovato riparo nei rifugi. Sabato sera la prima vittima. Una badante filippina che viveva a Tel Aviv in un vecchio palazzo privo di rifugio, non ha lasciato l’appartamento quando è scattato l’allarme; l’edificio poco dopo è stato colpito da un missile che ha sventrato tre piani del palazzo. Un’altra donna è morta domenica mattina per un malore mentre raggiungeva il rifugio. Sono invece nove le vittime di un missile con 479 chilogrammi di esplosivo che ha colpito un compound a Bet Shemesh, non lontano da Gerusalemme.  Sei persone risultano disperse. I primi soccorritori arrivati sulla scena hanno filmato quello che sembra un rifugio, un miklat (uno di quelli che si trovano sotto i palazzi o sono pubblici e che, comunque, accolgono più persone), schiacciato dal peso del soffitto. Si vedono sedie divelte, calcinacci. I soccorritori hanno cercato i sopravvissuti tra le macerie. Per ragioni di sicurezza non viene diffuso il luogo dell’impatto. Si sta investigando per capire se la costruzione del palazzo e del rifugio non fossero a norma. L’esercito sta cercando di capire come mai il missile non sia stato intercettato.

Il sistema antimissile israeliano è strutturato in modo che a seconda del tipo di pericolo lanciato, missile o drone, si attiva un particolare tipo di intercettore che monitora la traiettoria del colpo e decide se (nel caso in cui dovesse essere destinato a zona non abitata non intercetta) e dove distruggerlo, per evitare che i resti del missile intercettato possano cadere sui civili. Il sistema ha una percentuale di successo del 95-97%, quindi su cento missili, tra tre a cinque possono bucare le difese aeree. Fino a oggi, l’Iran ha lanciato circa cinquecento missili verso Israele in diverse ondate, si conta che ne abbia circa 1500. Trump, comunque, pare ottimista. Parlando dell’operazione militare denominata Epic Fury ha detto che «sta procedendo rapidamente». In un’intervista il presidente americano ha poi detto che la nuova leadership iraniana vuole dialogare con lui e che lui ha accettato. «Avrebbero potuto concludere un accordo, avrebbero dovuto farlo prima - ha detto Trump -  hanno giocato troppo d’astuzia. Molti dei leader non ci sono più». 

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