La serata

Noè Ponti si apre al pubblico: «Locarno è davvero casa mia»

Il campione del Gambarogno, primatista mondiale nello stile delfino, è stato invitato alla Sopracenerina nell’ambito delle annuali premiazioni della fondazione Patrizio Patelli - «Un bel momento per condividere emozioni»
Il campione vorrebbe rivivere il successo del bronzo olimpionico a Tokyo, nel 2021: «Era accaduto tutto troppo in fretta» © AP/Martin Meissner
Jona Mantovan
07.04.2026 06:00

Noè Ponti torna a Locarno, ma questa volta per aprirsi al pubblico. Il campione del Gambarogno, primatista mondiale nello stile delfino, si è presentato come da programma al Palazzo della Sopracenerina per condividere emozioni e momenti della sua vita da atleta d’élite. Merito della fondazione dedicata al compianto Patrizio Patelli, che l’ha invitato in occasione degli annuali premi attribuiti a realtà sportive locali. Per la cronaca, i riconoscimenti sono andati a Fabio Pasinetti di Losone, nella disciplina della carabina olimpionica, all’Unihockey Verbano, della Società atletica Gordola, e al Gruppo indipendenti sportivi di Ascona. «Locarno è proprio casa mia», ha ribadito al Corriere del Ticino il nuotatore professionista al termine dell’incontro, moderato da Nicolò Casolini.

Un’agenda fitta di impegni

«La mia agenda è fitta, ma è sempre bello essere qui, di fronte “alla mia gente”. È un contesto speciale e prezioso, in cui mi sento a mio agio e molto più rilassato rispetto a quando sono in giro per il mondo», ha aggiunto l’ospite d’onore, elencando i suoi numerosi impegni passati e futuri. «Sono stato tre settimane in America, poi in Spagna, nella Svizzera francese e in Cina. La settimana prossima ripartirò di nuovo per Uster, per i Campionati svizzeri. A fine aprile, poi, torneremo in Spagna».

La conferenza ha permesso di rivelare la dimensione umana di Noè Ponti. «Ovviamente, però, ci sono cose molto private che tengo per me. È normale. Tuttavia sono convinto che quando ti trovi davanti a una platea come questa, sia giusto raccontare davvero le proprie esperienze, fino in fondo, senza fermarsi a metà. Altrimenti non ha molto senso: se parli, tanto vale farlo in modo sincero».

Il fuoriclasse ha esordito con una riflessione sul rapporto tra le sue numerose vittorie e quella fetta di spettatori che parrebbe ormai assuefatta a tali prodezze: «In realtà, gareggio per vincere, come fanno tutti gli sportivi di rango elevato, ma non è qualcosa a cui ci si abitua davvero. Non è la norma. E anche dopo diversi anni passati su certi livelli, non diventa mai facile. Si lavora ogni giorno per restare lì, sapendo che basta pochissimo per scivolare fuori dal podio».

Tra alti e bassi

Il suo pensiero è poi andato a tutte le volte che un risultato non è arrivato: «Si inciampa e appena perdi anche solo una posizione, sembra che per molti tu abbia “finito di vincere”. Ma la carriera di uno sportivo, come la vita, è fatta di alti e bassi. Io cerco sempre di puntare il più in cima possibile, anche se non sempre va come mi aspetto». La conversazione non poteva non toccare quel famigerato distacco, di tre centesimi di secondo - pochi centimetri - che non avevano permesso al 25.enne di oggi di salire sul podio dei Giochi di Parigi nel 2024.

«Una ferita ancora aperta»

«È una ferita ancora aperta, una gara che non riesco a riguardare e che so mi resterà dentro a lungo. Se potessi tornare indietro nel tempo, magari fino a qualche settimana prima, cercherei di cambiare alcune scelte personali, oltre a rifare quella disputa del quarto posto. Di notte ci penso ancora, soprattutto sapendo che ero lì, a un passo, anche se alla fine devo dormirci sopra».

Molto meglio, invece, il trionfo di Tokyo: la sua prima medaglia olimpica nel 2021, una delle poche per la Svizzera in quella disciplina. Un risultato inatteso, sia per il pubblico, sia per lui stesso. «Mi piacerebbe riviverlo, perché allora non c’ero riuscito, forse perché ero giovane. Ricordo che tutto successe troppo in fretta, tra interviste ed emozioni. Ma posso dire che quel bronzo ha un valore diverso».

E, ancora: «Nulla è paragonabile a un podio alle Olimpiadi, nemmeno un record del mondo. È stato il momento più importante della mia carriera. Ci sono stati campioni del mondo che non hanno mai vinto una medaglia ai Giochi o che non si sono nemmeno qualificati. L’Olimpiade è davvero il massimo a cui un atleta possa aspirare».

«La mia versione migliore»

Infine, un pensiero al suo sogno: «Vincere l’oro in tutte le competizioni più importanti: agli Europei in vasca lunga, ai Mondiali in vasca lunga e alle Olimpiadi. Non è un’ossessione, ma vorrei diventare la miglior versione possibile di me stesso».

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