Il dibattito

«Per sviluppare il Locarnese ora serve un unico Comune»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta gli esiti dei laboratori al Palexpo dedicati alle aggregazioni – «La strada è ancora lunga ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere»
Nelle riflessioni sono state coinvolte 170 persone, in rappresentanza di sette Enti locali © Ti-Press/Samuel Golay
Jona Mantovan
09.03.2026 06:00

«Dal lavoro svolto emerge un’indicazione chiara: tra gli scenari analizzati, quello di un unico Comune è stato ritenuto il più idoneo a sviluppare il potenziale del Locarnese. È un risultato che accolgo con soddisfazione, perché ho sempre creduto nelle aggregazioni comunali come opportunità per rafforzare i territori e migliorare la capacità di progettare il futuro». È con queste parole che il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta al Corriere del Ticino i risultati dei due giorni di laboratorio dedicati alle aggregazioni, che si sono conclusi al Palexpo di Locarno sabato pomeriggio.

Oltre 170 persone, rappresentative delle sette località coinvolte nelle riflessioni (la Città stessa e Losone, Minusio, Orselina, Tenero, Brione sopra Minusio più Mergoscia) e divise per settori tematici, hanno preso parte a una serie di riflessioni guidate dalla Sezione degli Enti locali. La strada, però, è ancora lunga, sottolinea ancora il titolare del Dipartimento istituzioni, «ma è un primo passo incoraggiante, che offre ai Municipi un elemento concreto su cui riflettere».

In Ticino, le regioni più “unite” dimostrano di riuscire a muoversi con maggiore forza e capacità progettuale
Norman Gobbi, consigliere di Stato, direttore del Dipartimento istituzioni

Una base di dati oggettivi

«Naturalmente, non bisogna avere l’illusione che questo si traduca automaticamente in un’istanza formale di aggregazione. Il laboratorio non aveva questo obiettivo. Il suo scopo era mettere a disposizione dei Comuni elementi oggettivi di valutazione, legati in particolare alla qualità di vita e allo sviluppo futuro del comprensorio, affinché i Municipi possano ora discutere al loro interno i possibili passi successivi. Resta tuttavia un dato di fondo: il Locarnese non può permettersi di perdere velocità. In Ticino vediamo sempre più spesso come i territori che hanno scelto di aggregarsi riescano a muoversi con maggiore forza e capacità progettuale, soprattutto quando si tratta di sviluppare progetti di portata regionale».

«Stimolare il dibattito»

Ora, il passo successivo spetta agli Esecutivi: «Il Cantone accompagna questo percorso nel pieno rispetto dell’autonomia comunale e senza imporre soluzioni dall’alto. Il nostro obiettivo è continuare a stimolare il dibattito e favorire una riflessione condivisa che aiuti il territorio a individuare le soluzioni più adeguate e sostenibili. Se le realtà locali decideranno di fare questo passo, il Dipartimento delle istituzioni sarà pronto a fare la sua parte».

Positivo anche il parere del sindaco di Locarno, Nicola Pini, impegnato in una delle venti squadre all’opera sui dieci «capitoli» individuati dal Cantone per capire il migliore assetto istituzionale nei prossimi dieci o quindici anni: «Dando uno sguardo ai tabelloni e ascoltando la discussione conclusiva, mi è sembrato che alcuni preconcetti verso l’aggregazione si siano attenuati. Non significa che la scelta sia fatta, ma si riconosce che l’idea ha una sua logica e potrebbe portare benefici. Ora bisognerà analizzare tutto nel dettaglio, ma almeno si è arrivati al punto di dire: forse vale la pena pensarci seriamente».

«Una nuova mentalità»

Secondo il timoniere di Palazzo Marcacci, questo singolare appuntamento - che ha coinvolto municipali, consiglieri comunali, ma pure cittadine e cittadini comuni oltre a rappresentati di aziende - ha «inaugurato un nuovo modo di lavorare. Abbiamo affrontato il tema cercando di mettere sul tavolo elementi il più possibile oggettivi, così che la decisione finale, dei Municipi, dei Consigli comunali o, se necessario, della popolazione, possa poggiare su basi solide». Le due sessioni di lavoro sono state concluse da altrettanti momenti conviviali, con un pranzo e una cena a base - per quanto possibile - di prodotti locali.

In arrivo il rapporto

«Condividere un pasto, scambiare due parole davanti a un bicchiere di vino o a un dolce aiuta ad abbattere barriere e incomprensioni, favorendo un dialogo più autentico e la ricerca di soluzioni condivise», evidenzia il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa.

È lui, infine, a illustrare quali saranno le prossime tappe: «Ora raccoglieremo il materiale prodotto e redigeremo un rapporto finale, che consegneremo ai gruppi tecnici e politici che hanno seguito questo progetto. Sarà una sintesi oggettiva, senza giudizi, che proporremo di condividere sia con i partecipanti sia, auspicabilmente, con la popolazione, attraverso momenti informativi dedicati».

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