Il caso

Quell'albergo che convince solo a metà

Campra, messe nere su bianco le criticità del moderno hotel aperto oltre sei anni fa e costato 16 milioni di franchi - Numero insufficiente di camere, costi fissi importanti, spazi comuni sfruttati male: «Si è perso di vista il vero obiettivo»
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
08.07.2026 06:00

Più che un’analisi è una severa autocritica fatta però da chi - è doveroso specificarlo fin dalle prime battute - allora con il Campra Alpine Lodge & Spa di Olivone non aveva nulla a che fare. Il Consiglio di amministrazione della Centro sci nordico Campra SA è in carica da un anno. Un periodo durante il quale sono stati confermati i punti di forza della destinazione e del moderno albergo, ma anche e soprattutto alcuni «aspetti penalizzanti che, assumendo la gestione operativa, sono affiorati nella loro gravità e interezza e hanno imposto al gestore (TVL Hotel Management SA del gruppo Planhotel, n.d.r.) e al CdA, supportati dall’azionista principale (il Comune di Blenio), un’azione di correzione che ha comportato misure immediate e, altre, di medio e lungo termine», si legge nella relazione del consesso presieduto da Fabio Käppeli, approvata dall’assemblea andata in scena l’11 giugno scorso. Vengono poi snocciolati, da parte del vicesindaco di Bellinzona, i punti critici finiti sotto la lente dei vari attori. In ogni modo felici per il fatturato in crescita (1,2 milioni di franchi).

«A rischio la sostenibilità»

Per raggiungere «un livello soddisfacente» di sostenibilità economica, tuttavia, bisogna procedere a degli interventi definiti «radicali». Attenzione riposta innanzitutto sulla struttura alberghiera, realizzata «con un numero insufficiente di camere (16) e concepite soprattutto in funzione degli sport invernali (lo sci di fondo), con un focus particolare sui gruppi giovanili. Anche perizie specialistiche, ex post purtroppo, hanno confermato questa debolezza strutturale. Delle 16 camere, 9 sono con 5/7 letti, più da ostello che da Lodge, e in ogni caso sempre meno attuali», si sottolinea nel rapporto dettagliato che abbiamo sfogliato. Eccoci alla ristorazione. L’apertura sette giorni su sette, tutto l’anno, «ha mostrato il suo costo. Ci sono settimane in cui l’incasso di qualche caffè non copre ovviamente i costi di una struttura aperta e funzionante (anche se a regime ridotto) con costi fissi importanti». Biasimati - e siamo al terzo punto - gli spazi comuni «estremamente generosi»; vale a dire i quattro spogliatoi e le docce e la palestra a disposizione in primis dei gruppi. Non va bene, per il CdA, nemmeno la «“piattaforma” generale incompleta» che ha dovuto essere resa più decorosa, in attesa della sistemazione del locale tecnico prevista originariamente.

Approccio da cambiare

In generale dietro la lavagna finisce «un approccio caratterizzato dal desiderio di soddisfare diversi “portatori di interesse”, anche in conflitto tra loro, perdendo di vista l’obiettivo di essere attrattivi come destinazione, di voler ambire all’autosostenibilità e alla necessità, dunque, di priorizzare gli interventi in funzione di chiari obiettivi economici (più che di soddisfacimento di obiettivi genericamente sociali, sportivi, ideali)». Il Campra Alpine Lodge & Spa, ricordiamo, è stato aperto nel novembre 2019 dopo un investimento di 16 milioni e non pochi problemi di carattere pianificatorio.

Le misure già adottate

Criticità, quelle riassunte, che a detta di Fabio Käppeli rendono «complessa» la gestione della destinazione, nei mesi poco affollati (come aprile e novembre) addirittura «antieconomica, sicuramente insostenibile sul medio periodo, a meno di voler considerare Campra (ma non è l’opinione del CdA o, comunque, sarebbe semmai un “piano B”) un servizio pubblico da sostenere con regolari contributi della collettività per coprire i deficit strutturali insiti nell’impostazione data al progetto sin dalla sua nascita».

Ora occorre reagire, specifica il timoniere, «a costo di rivedere l’impostazione originale, con l’approvazione delle autorità che l’avevano promossa e/o accettata». I provvedimenti subito adottati dal CdA in carica da dodici mesi sono stati i seguenti, in sintesi: ricerca della massima efficienza organizzativa, rilancio del marketing, arricchimento dell’offerta ed adeguamento degli orari di apertura e dei prezzi. «Il risultato si è visto a livello di incremento del fatturato: in pratica una crescita, sia sulle camere che sulla ristorazione, nell’ordine del 25% rispetto ai livelli degli esercizi precedenti», si specifica nella relazione. In prospettiva verranno aumentate le camere, ristrutturando la vecchia palestra, e reso più attrattivo il parco.

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