«Resteremo nella nostra valle, ma che fatica la burocrazia»

In Alta Vallemaggia, a due anni dall’alluvione che ha causato otto morti e ingentissimi danni materiali, si continua a guardare avanti. «Vogliamo fare qualcosa di bello per questo territorio. Vogliamo restare qui», afferma al Corriere del Ticino Ivan Mattei. «Che fatica, però, tutta questa burocrazia», gli fa eco Christine Biadici. «Ma non molliamo. E sarebbe un peccato andarcene. Per lavorare ci serve solo una stalla», ribadisce Vichy Fiori. I tre si sono visti spazzare via le rispettive attività di famiglia dalla furia della natura. Ora, però, sono riusciti a trovare una soluzione per evitare di dover abbandonare le loro aziende agricole, delocalizzandole, ma sempre nei dintorni. Sullo sfondo, quasi undici milioni che il Consiglio comunale di Lavizzara, votando all’unanimità i due messaggi nella seduta di giovedì scorso, ha confermato di voler destinare al ripristino dei terreni e alla riparazione dei danni causati dalla catastrofe che si è abbattuta, nella notte tra il 29 e il 30 giugno, pure sulla vicina Bavona (nel Comune di Cevio).
Il disastro scombina i piani
Come scritto nell’edizione del 25 giugno, la somma sarà coperta dai sussidi federali e cantonali, nonché dalla raccolta fondi promossa dall’ente locale. Tuttavia, per poter beneficiare dei contributi elargiti da Berna, le opere dovranno essere portate a termine entro la fine del prossimo anno. Nonostante una prospettiva che fa ben sperare, non sono mancati i momenti di delusione e sconforto, riferiscono - chi più, chi meno - gli addetti ai lavori, alle prese da mesi con ogni sorta di procedura per poter far ripartire le loro imprese. Tornando alla ditta Biadici, è il marito di Christine, Elio, a raccontare il suo progetto iniziale: «Una volta in pensione, e ormai lo sono da un mese, avrei voluto ampliare, magari riprendere qualche mucca e sfruttare meglio i terreni che ho sempre curato». Il disastro, invece, scombina i piani. «La casa e la stalla sono state rese inagibili e, anche se non completamente distrutte, non era più possibile viverci o lavorarci. L’assicurazione ha coperto i danni effettivi, ma il posto è stato classificato come zona rossa e nei prossimi mesi tutto sarà demolito». Ora, il luogo «eletto» a centro degli interessi è a Veglia, qualche chilometro prima del Piano di Peccia. La situazione, dopo il trasloco forzato, non è più la stessa. «Ho potuto costruire solo un piccolo magazzino, un fienile ridotto, un pollaio e qualche locale per i macchinari. La stalla non è più autorizzata», conclude il 63.enne, che vorrebbe passare le redini al figlio Elia di 28 anni, senza smettere di contribuire al lavoro necessario per mandare avanti la tenuta.
«Finora solo capitali nostri»
Le circostanze per Ivan Mattei sono differenti, anche se con il collega condivide, oltre alla lotta per non abbandonare quel che considera il suo territorio, anche il luogo dove opera. «Ci spostiamo di circa un chilometro verso sud. Il gruppo di lavoro per la delocalizzazione ci ha indicato l’area, ma la contrattazione con i privati, la progettazione e i relativi costi sono tutti a nostro carico. Finora abbiamo investito solo capitali privati, sia per i terreni, sia per i progetti».
C’è chi punta sull’agriturismo
Ora, il 41.enne e la compagna sono in attesa delle osservazioni concernenti alla domanda di costruzione preliminare, scaduta da pochi giorni. Dopo la pausa estiva, l’intenzione è di presentare quella definitiva. «Se tutto va bene, vorremmo iniziare la costruzione della stalla nella primavera 2027. Al momento siamo costretti a spostare la mandria sul Piano di Magadino, con spese importanti. Ci hanno garantito che in circa sei mesi la struttura potrebbe essere utilizzabile, almeno per ospitare gli animali nell’inverno 2028». L’obiettivo, però, sarebbe far partire tutto insieme: stalla, agriturismo, bistrot e spazio camper. «L’agriturismo sarà fondamentale per generare reddito, e mia moglie sta ottenendo il brevetto di esercente proprio per questo». La volontà di andare avanti, insomma, c’è. «A ottobre nascerà anche un bambino, ciò che ci dà ancora più motivazione», conclude il nostro interlocutore. Infine, passando dalla Lavizzara alla Bavona, Vichy Fiori ricorda la stalla di Mondada, poco prima di Fontana (il luogo della frana più importante), della quale non resta più nulla.
«Sappiamo che serve tempo»
La 34.enne spiega il nuovo corso dopo il nubifragio: «Abbiamo trovato un luogo dove ripartire: sarà un più in alto, a San Carlo. Il Patriziato ci ha dato il via libera per l’acquisto del terreno e Raffaele (il compagno, ndr.) ha già incaricato l’architetto di preparare il progetto. Ora siamo in contatto con la Sezione dell’agricoltura per capire quali finanziamenti potrebbero essere disponibili». Anche per loro, l’orizzonte è fissato al 2028. «Dopo due anni non abbiamo battuto un chiodo, ma sappiamo che dobbiamo avere pazienza», conclude Fiori.
Il bilancio del disastro
Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette morti: una 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia), un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.
Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui
Le foto delle aree colpite nella mappa di Swisstopo: link qui

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