La tragedia

Crans-Montana: la Svizzera, infine, si farà carico delle spese di cura dei pazienti italiani

La Confederazione, dopo varie discussioni, «rinuncerà eccezionalmente a chiedere il rimborso» per 12 feriti assicurati in Italia e curati negli ospedali elvetici – Meloni: «Ringrazio Parmelin per la sensibilità» – La decisione è motivata anche con la solidarietà ricevuta
© CdT/Gabriele Putzu
Jenny Covelli
04.11.2026 12:03

(Aggiornato alle 12.40)
«La decisione si inserisce in un’ottica di reciprocità ed esprime un gesto di gratitudine della Svizzera per la solidarietà ricevuta». È con questa motivazione che il Consiglio federale annuncia di avere deciso di rinunciare, «eccezionalmente», a chiedere all’Italia il rimborso delle spese mediche per i dodici feriti assicurati nel Paese e curati in Svizzera dopo l’incendio di Crans-Montana.

Una svolta dopo mesi di discussioni tra Berna e Roma, e una vittoria per l'Italia. I dodici pazienti erano stati curati negli ospedali svizzeri dopo il rogo del 1. gennaio al bar Le Constellation e poi trasferiti in strutture italiane. Le spese ammontano a circa 1,5 milioni di franchi.

Le regole sui costi delle cure

Il nodo riguarda il rimborso tra i sistemi sanitari dei due Paesi (non le famiglie dei feriti). In base all’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea, di norma i costi delle cure transfrontaliere sono regolati attraverso gli enti competenti e ricadono sul Paese in cui il paziente è assicurato. L’accordo prevede tuttavia la possibilità di derogare a questa regola se gli Stati contraenti sono d’intesa.

È importante distinguere il dossier dalla polemica sulle copie delle fatture arrivate alle famiglie dei feriti italiani: erano copie informative, non richieste di pagamento rivolte ai familiari. La questione riguarda invece i costi sostenuti dagli enti sanitari e il loro eventuale rimborso fra i due Paesi. L’Italia ha sin da subito comunicato di non voler sostenere la spesa. In seguito, il presidente della Confederazione Guy Parmelin si era detto disponibile a valutare una deroga alle regole ordinarie, mentre Giorgia Meloni aveva indicato come condizione che «nemmeno un euro» uscisse dalle casse pubbliche italiane. Roma aveva poi proposto una rinuncia reciproca ai rimborsi (una persona assicurata in Svizzera è stata curata in Italia, come ricorda il comunicato odierno di Berna). In attesa di un’intesa, l’Istituzione comune LAMal – che si occupa della copertura di queste cure transfrontaliere – aveva sospeso temporaneamente la richiesta nei confronti del Ministero della Salute italiano.

Una decisione eccezionale

Dopo le discussioni tra Berna e Roma, il Consiglio federale ha deciso di rinunciare al rimborso dei circa 1,5 milioni di franchi. La rinuncia è una misura una tantum. Per giustificarla, il Consiglio federale richiama l’articolo 184 capoverso 1 della Costituzione federale, che gli attribuisce la conduzione degli affari esteri e la rappresentanza della Svizzera all’estero. È questa competenza che consente al Governo di stanziare un aiuto finanziario straordinario senza una legge specifica. In concreto, la Confederazione rinuncia a recuperare dall’Italia il costo delle cure prestate in Svizzera. La decisione riguarda questo caso e non modifica di per sé le regole ordinarie sui rimborsi sanitari.

«Subito dopo il rogo, la Svizzera ha beneficiato di un aiuto rapido, senza burocrazia e gratuito da parte dell’Italia e di diversi Paesi europei per la cura o il trasporto all’estero dei feriti, nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’UE (UCPM)», si legge nel comunicato federale. «Per il Consiglio federale, la decisione di rinunciare al rimborso di queste spese mediche si inserisce in un’ottica di reciprocità ed esprime un gesto di gratitudine della Svizzera per la solidarietà ricevuta».

La reazione italiana

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è stato informato della decisione da Ignazio Cassis. «Il ministro degli Esteri svizzero mi ha comunicato che la Svizzera si farà carico delle spese per le cure sanitarie dei giovani italiani coinvolti nella tragedia di Crans-Montana. È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come Governo e come popolo italiano», ha scritto su X. «Di fronte a una tragedia che ha spezzato vite e segnato il futuro di tanti ragazzi innocenti, la solidarietà concreta e la collaborazione tra Paesi assumono un valore ancora più importante. Alla Svizzera e all’amico Cassis va il mio sincero ringraziamento», ha aggiunto.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto con soddisfazione la decisione, comunicatale dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. «Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia», ha dichiarato. «Accolgo con grande soddisfazione la notizia. Ringrazio il presidente Parmelin per la sensibilità dimostrata. Questa decisione conferma la solidità del rapporto tra le nostre nazioni».

La disputa sulle spese si è svolta mentre i rapporti tra Svizzera e Italia erano già attraversati da forti tensioni, con il richiamo a Roma «per consultazioni» dell'ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado, dopo la decisione di scarcerare Jacques Moretti. Cornado era poi rientrato in Svizzera il 6 aprile.
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