Svizzera-Italia

«Per evitare malintesi, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime» di Crans-Montana

È quanto dichiarato da Guy Parmelin a Giorgia Meloni durante un incontro a Erevan – «Il Consiglio federale esaminerà la questione e i servizi competenti dei due Paesi resteranno in contatto» – La premier italiana: «Verso una soluzione accettabile»
© Guy Parmelin/X
Jenny Covelli
04.05.2026 13:44

«Ho confermato a Giorgia Meloni che il Consiglio federale esaminerà la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni di legge vigenti. Abbiamo concordato che i servizi competenti dei due Paesi rimarranno in contatto». È l'esito dell'incontro tra Guy Parmelin e la premier italiana a margine del vertice della Comunità politica europea (CPE) a Erevan, in Armenia.

Lo ha comunicato, attraverso i canali social, lo stesso presidente della Confederazione. «Le persone rimaste ferite nell'incendio di Crans-Montana e le loro famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza, non dovranno sostenere alcuna spesa per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri subito dopo la catastrofe», ha confermato nuovamente Parmelin. «Tali spese saranno a carico del Servizio per l'aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV), nella misura in cui non siano coperte dalle assicurazioni». Quindi, una decisione pratica: «Per evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime».

Insomma, il dialogo è aperto, come dimostrano strette di mano e sorrisi immortalati a Erevan. Che forse, almeno per il momento, allontanano l'amaro in bocca lasciato dalle parole espresse (sempre sui social) dalla presidente del Consiglio dei ministri italiana, la quale aveva parlato di «ignobile richiesta» e di «un insulto e una beffa che solo una disumana burocrazia poteva produrre». Dal canto suo oggi Meloni, in una nota di Palazzo Chigi, afferma di avere «raccolto l’impegno politico del presidente Parmelin affinché alle famiglie dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans Montana non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera».

Tutto confermato

Non ci sono grandi novità, comunque. Anche Guy Parmelin ha confermato quanto dichiarato dal presidente del Governo vallesano Mathias Reynard (all'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado), dal Consiglio di Stato vallesano, e dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) del Dipartimento federale dell’interno (DFI). Ovvero che la questione è gestita a livello bilaterale fra Svizzera e Italia e dipende da regolamenti europei. Un cittadino italiano che subisce un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera e i costi delle cure sono a carico del Paese di residenza. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale (finanziato dallo Stato). I costi per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia – in questo caso al Niguarda di Milano – sono a carico delle casse malati elvetiche, secondo il principio di reciprocità previsto dalla regolamentazione. Insomma, l'ospedale di Sion – il quale ha inviato in Italia le fatture relative alle cure prestate alle vittime italiane dell'incendio, con copia ai familiari – ha applicato le norme. E (per il caso di Sion, che ha scatenato la polemica) Reynard ha assicurato a Cornado che qualora dovesse rimanere un saldo, dopo la copertura delle spese da parte dell'Italia, se ne occuperanno i consultori del Servizio per l'aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV cantonale). Lo stesso ha dichiarato oggi il presidente della Confederazione e vale anche per le vittime curate negli altri ospedali (con il servizio LAV dei rispettivi Cantoni).

C'è volontà di risolvere la questione

Ma Parmelin ha assicurato a Meloni che il Consiglio federale si chinerà sulla questione. E che i contatti con l'Italia resteranno aperti. Così come la comunicazione tra i servizi competenti. E la premier italiana – nella nota citata sopra – «manifesta apprezzamento per l'attenzione dimostrata» da Parmelin e parla di «approfondimenti del Consiglio federale volti a individuare una soluzione accettabile». «Meloni ha ribadito la piena disponibilità a mantenere un’interlocuzione costante al fine di agevolare una rapida e definitiva risoluzione della vicenda».

«Giusto abbassare i toni»

Il primo a sollevare la questione era stato Umberto Marcucci, papà di un 16.enne italiano rimasto ferito nell'incendio di Capodanno. Il quale aveva ricevuto copia della fattura dell'ospedale di Sion – dove il figlio è stato ricoverato per quindici ore il 1. gennaio – per un importo di 66.810 franchi. «Mentre la copia della cartella clinica chiesta un mese e mezzo fa non è mai arrivata», ci aveva spiegato lo scorso 22 aprile. Domandando, anche attraverso i media d'Oltreconfine, «che la richiesta di rimborso al Servizio nazionale italiano venisse messa in stand by e che si accertassero prima le responsabilità», affinché i costi sanitari non ricadessero su tutti i cittadini italiani.

Marcucci sollevava «errori comunicativi» – non aveva ricevuto la mail che informava le famiglie che avrebbero ricevuto copia delle fatture, da non saldare –, contestava «l'importo esorbitante» della fattura (per altri due ragazzi ricoverati a Sion le spese ammontavano a 17.030 franchi) e ricordava che «ci sono altri ragazzi italiani che hanno passato mesi in strutture sanitarie svizzere», tra Zurigo e Losanna, e che, nei loro casi, «la spesa sarà decisamente maggiore». «Noi familiari apprezziamo moltissimo le cure ricevute e siamo grati di questo», aveva infine precisato, invitando la Svizzera a «trovare soluzioni alternative» per evitare l'ennesimo «scontro inutile tra Paesi in una tragedia».

Oggi, Marcucci definisce la dichiarazione di Parmelin «un po' vaga», ma ammette che «è giusto, al momento, abbassare i toni. Nonostante le tante differenze, facciamo bene a tenerci stretto il buon rapporto tra Italia e Svizzera».

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