San Gottardo, quell'inferno in galleria

Ci sono date che è impossibile dimenticare. Perché segnano una comunità. Ricordare diventa così un atto di responsabilità. La memoria assume un valore collettivo per rendere il presente più consapevole ed evitare che tragedie simili possano ripetersi. Il 24 ottobre 2001 è avvenuto l’incidente più grave nella storia della galleria autostradale del San Gottardo. Alle 9.39, a poco meno di un chilometro dal portale di Airolo, si scontrarono due autocarri. Un camion con targhe belghe sbandò, urtò la parete del tunnel ed invase la corsia opposta. Il conducente italiano che sopraggiungeva nella direzione inversa riuscì a frenare e a deviare sull’altra corsia, ma l’impatto laterale fu inevitabile. Da un serbatoio danneggiato fuoriuscì diesel. Non solo. Un cortocircuito di un cavo elettrico provocò un’esplosione a seguito della quale i TIR ed il loro carico (tra cui centinaia di pneumatici) andarono in fiamme. La temperatura salì oltre i 1.200 gradi. Dieci persone persero la vita a causa dell’intossicazione da gas tossici, una morì carbonizzata. I danni ammontarono a 15 milioni; l’impianto rimase chiuso per due mesi.
I tempi della giustizia
«Arrivando sul luogo dell’incidente mi sono reso conto, uno, che la portata e l’entità dell’evento dovevano essere enormi e, due, di quanto fosse piccolo il mondo. Nello spazio di poche ore erano arrivate centinaia di giornalisti. E, in seguito, migliaia di telefonate di cittadini che temevano che un loro caro potesse essere rimasto coinvolto. All’interno della galleria c’erano infatti centinaia di persone». Antonio Perugini è stato il procuratore pubblico incaricato della difficile inchiesta penale che determinò la dinamica e le responsabilità di quanto accaduto. Quel giorno era di picchetto quando ricevette la telefonata della Polizia cantonale. Il suo ricordo, a 25 anni di distanza, è ancora nitido. Rammentare non vuol dire rimanere prigionieri del dolore, piuttosto custodire la memoria delle vittime e poter trarre delle lezioni. Quello che il nostro interlocutore ha fatto. «Indubbiamente. In primo luogo abbiamo appreso quanto fosse fondamentale, fin da subito, una comunicazione chiara e trasparente, nel rispetto del segreto istruttorio, per rassicurare le famiglie delle vittime e non solo. L’informazione ha tempi più veloci di quelli della giustizia. Se non la padroneggi vieni travolto, come successo a Crans-Montana: ecco perché, allora, si decise di introdurre il numero verde, proprio per facilitarne la gestione. La Svizzera, in queste occasioni, deve collaborare con gli altri Paesi. Le famiglie delle vittime non devono percepire di essere abbandonate. Vanno rassicurate sul fatto che si sta facendo tutto il possibile. Gli inquirenti non devono smarrire l’umanità», puntualizza Antonio Perugini.
I gas inabilitanti
Le indagini, condotte in collaborazione con dei periti europei, si conclusero nel luglio 2002 con un decreto di non luogo a procedere. L’unica responsabilità accertata fu quella del camionista turco che causò lo scontro e perse la vita. Dopo il dramma - per citare solo alcuni provvedimenti - sono stati migliorati i sistemi di aspirazione di fumi e gas, si è proceduto al monitoraggio degli incidenti stradali con incendio e sono stati introdotti i messaggi informativi via radio nei tunnel favorendo il principio dell’autosalvataggio. Lei, più volte, ha affermato che con le misure di oggi le dieci persone morte per asfissia si sarebbero potute salvare. A livello di sicurezza si sono davvero fatti passi da gigante? «Oggi, per un automobilista, non c’è un luogo più sicuro, in quanto a celerità dell’intervento, di una galleria autostradale. Qualsiasi cosa capiti viene monitorata, videosorvegliata ed accertata. Vi sono stati dei miglioramenti significativi a livello della ventilazione. Bisogna concentrarne l’aspirazione: se immetti troppa aria fresca alimenti il fuoco. Un’altra lezione tratta è quella sui gas inabilitanti. Sono tossici, sì, ma in una seconda fase. In un primo momento ti debilitano, perdi le forze ed il senso di orientamento. Ed infine soffochi. In una situazione di panico la mente umana perde di lucidità. Una delle sfide è quella comportamentale: l’autosalvataggio è cruciale», rileva l’ex sostituto procuratore generale.
Lo scambio di esperienze
La tragedia fu, quindi, istruttiva dal punto di vista degli aspetti che emersero e che costrinsero i gestori delle grandi gallerie europee a dialogare maggiormente per migliorare la sicurezza. Tant’è che nel 2011 è stata persino costituita l’Associazione internazionale dei tunnel monotubo bidirezionali. «Regolarmente, una volta all’anno, ci incontriamo. Partecipo ancora volentieri. Ci si scambia le esperienze per evitare, appunto, che fatti come quelli capitati nel San Gottardo possano ripetersi».
I provvedimenti
Il dramma si consumò un maledetto mercoledì mattina. L’indomani le fiamme non erano ancora state domate. E il venerdì iniziarono i lavori di ripristino della galleria autostradale del San Gottardo. Mauro Chinotti visse quei giorni e quelli che seguirono quasi in apnea. Era sindaco di Airolo, sì, ma soprattutto in qualità di responsabile della manutenzione del tunnel gestì i soccorsi e coordinò gli interventi. «Ci sono immagini che rimarranno impresse per sempre nella mente. Chi era al fronte ha vissuto emozioni talmente forti e violente impossibili da dimenticare. Si lavorava 20 ore al giorno. Il cuore, molto spesso, va sempre a finire a quella tragedia», ci racconta il 75.enne.
Dopo il dramma sono state introdotte delle misure per garantire maggiore sicurezza. Pensiamo al sistema a «contagocce» per dosare il transito dei camion sull’asse del San Gottardo (nel 2002) e all’apertura del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (nel 2022) nonché al cantiere per la costruzione del secondo tubo avviato il 29 settembre 2021. Senza dimenticare le nuove trasversali ferroviarie alpine e la relativa politica di trasferimento delle merci su rotaia. «Sulla sicurezza non bisogna abbassare la guardia. Va bene monitorare un tunnel stando davanti ad un computer, ma non va dimenticata la componente umana. E non si tratta di un discorso legato al mantenimento dei posti di lavoro in una regione periferica. Le istituzioni devono lanciare un segnale chiaro», sottolinea Mauro Chinotti.
La commemorazione
Oggi, dalle 9.15, avrà luogo una commemorazione davanti alla stele posta alla Centrale di ventilazione della galleria ad Airolo che riporta i nomi delle undici persone decedute nell’incidente del San Gottardo. Fra i partecipanti segnaliamo i consiglieri di Stato Norman Gobbi (direttore del Dipartimento delle istituzioni) e Piero Marchesi (alla testa del Territorio), l’ex sindaco Mauro Chinotti (coordinatore del gruppo spontaneo unitamente a Mario Gagliardi), l’attuale timoniere Oscar Wolfisberg, il direttore della filiale di Bellinzona dell’Ufficio federale delle strade Marco Fioroni e il già procuratore pubblico Antonio Perugini nonché i parenti di una vittima. Verrà posata una corona di fiori e, infine, verrà dato spazio a un momento di preghiera in suffragio delle vittime con fra Edy Rossi-Pedruzzi.



