Locarno

Santa Caterina, largo al cantiere per il Museo di storia naturale

Pianificate la creazione degli accessi, la demolizione di manufatti di servizio e la ricollocazione dell’ulivo centenario – La domanda di costruzione per l’avvio dei lavori veri e propri, secondo il progetto «Il canto delle pietre», è attesa entro fine anno
Così dovrebbe apparire il complesso conventuale una volta conclusa la trasformazione © Buzzi studio d’architettura
Spartaco De Bernardi
24.09.2026 06:00

Il complesso conventuale di Santa Caterina nel centro di Locarno si appresta ad accogliere i primi lavori per la trasformazione degli edifici seicenteschi nella nuova sede  del Museo cantonale di storia naturale. Lavori che per il momento si limiteranno alla creazione di un varco nelle mura di cinta per consentire l’accesso ai futuri cantieri la cui data di apertura non è ancora stata fissata . Come riferito da queste colonne (vedi l'edizione del 15 settembre), l’inoltro al Municipio cittadino da parte del Cantone della domanda di costruzione per la realizzazione della nuova sede del Museo è comunque atteso entro la fine di quest’anno. Cantone che nel frattempo ha dunque provveduto a depositare quella relativa ai lavori preliminari d’installazione del cantiere, comprensiva di alcune demolizioni parziali. Il CdT ha avuto modo di spulciare la documentazione riguardante questi primi lavori, per eseguire i quali occorre l’autorizzazione per intervenire sui beni culturali tutelati a livello cantonale nella cui lista è inserito il complesso conventuale di Santa Caterina. Documentazione che è pubblicata sino al 30 settembre.

Pollaio da smantellare

Dalla relazione tecnica elaborata dallo studio d’architettura Buzzi di Locarno (che insieme alla Genossenschaft :mlzd Architekten di Bienne ha vinto il concorso di progettazione) risulta che, oltre alla creazione di un varco per i mezzi da cantiere demolendo una porzione del muro di cinta su via Cappuccini, tra Palazzo Fonti e l’edificio rurale a due piani, verrà anche smantellato il pollaio costruito a ridosso del muro che funge da zoccolo per le due ville presenti nel comparto, così come alcune scale e alcuni muretti di contenimento del terreno. La nuova apertura, riporta sempre la relazione tecnica, fungerà in seguito da accesso pedonale e veicolare all’intera area, come previsto dal progetto «Il canto delle pietre».

Quella pianta degna di tutela

Dopo la demolizione di questi manufatti, si procederà con la formazione di un piano di cantiere che verrà collegato al parco tramite una rampa realizzata con inerti. Strutture funzionali al cantiere, queste, che sono dimensionate in modo da poter consentire la manovra di veicoli lunghi 13 metri. La rampa, viene sottolineato sempre nella relazione tecnica, è stata concepita per invadere il meno possibile lo spazio verde. E a proposito di verde, va citato l’ulivo secolare tutelato a livello comunale e situato vicino a Palazzo Fonti. Ebbene, quell’albero si trova all’interno della futura zona di accesso al comparto del Museo. Deve quindi essere ricollocato in un’altra zona che tenga conto del progetto di sistemazione esterna del complesso e, evidentemente, che non sarà interessata dalle installazioni di cantiere.

Presenza di amianto e piombo

Le ispezioni condotte dallo studio d’ingegneria IFEC hanno indicato la presenza di amianto e piombo in alcuni manufatti interessati dalle demolizioni previste per l’installazione del cantiere. La rimozione dell’amianto può essere eseguita anche da una ditta non specializzata, viene specificato nella documentazione allegata alla domanda di costruzione, a condizione però che siano rispettate le misure di sicurezza previste dalla SUVA. La presenza di piombo è stata riscontrata nelle vernici che ricoprono vari supporti metallici. Anche in questo caso la rimozione di tali elementi va effettuata in ossequio alle specifiche direttive di sicurezza.

Il moderno dialoga con l’antico

Guardando avanti a quella che sarà la futura sede del Museo cantonale di storia naturale, il progetto prevede una suddivisione semplice e chiara: lo spazio museale si concentrerà all’interno dell’edificio di nuova costruzione, mentre quello esistente ospiterà l’istituto che si occupa di allestire mostre temporanee, organizzare corsi e conferenze, produrre pubblicazioni e materiale didattico. La corte sarà la cerniera che lega le due realtà con gli accessi ai principali spazi pubblici e un collegamento diretto verso il parco aperto al pubblico. Prevista anche una biblioteca, un auditorio e un ristorante-caffetteria. L’obiettivo è quello di fare del Museo un luogo di incontro per tutta la popolazione, il più possibile integrato nella realtà cittadina.

La cronologia: trasloco da Lugano deciso nel 2017

La decisione di trasferire il Museo cantonale di storia naturale da Lugano a Locarno venne presa nel 2017 dal Consiglio di Stato. Due anni più tardi venne avviata la procedura dei mandati di studio in parallelo per garantire l’inserimento armonioso della nuova realtà museale nel contesto pregiato e protetto del complesso conventuale di santa caterina. Nel 2021 il Gran Consiglio approvò il credito di 9,55 milioni di franchi per l’avvio della progettazione della nuova sede del Museo. Il concorso di architettura venne aperto nel 2022 e l’anno dopo la giuria decretò vincitrice la proposta «Il Canto delle pietre».

Correlati
Museo di storia naturale, vince «Il canto delle pietre»
Per realizzare la futura struttura cantonale nel comparto del monastero di Santa Caterina: la giuria, coordinata dalla Sezione della logistica, ha scelto il progetto presentato dalla comunità di lavoro interdisciplinare con alla testa l’architetto Francesco Buzzi – Esposizione al PalaCinema dal 22 febbraio