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Consiglio federale: è l'ora della verità

Tutto aperto per l’elezione del successore di Berset nell’Esecutivo federale – Il PS ha deciso di mantenere le riserve fino alla fine sul candidato ecologista che sfiderà Cassis – Andrey non andrà alla caccia di un seggio socialista – Per gli altri gruppi parlamentari «tutti sono eleggibili»
© KEYSTONE / ALESSANDRO DELLA VALLE
Luca Faranda
13.12.2023 06:00

Sommersi da una pioggia incessante che si è abbattuta su Berna, i 246 membri dell’Assemblea federale plenaria hanno affinato in queste ultime ore le strategie e gli accordi. Tutto è pronto: dopo la leggendaria «notte dei lunghi coltelli», i deputati sceglieranno la composizione del Consiglio federale per la prossima legislatura, ma anche il nuovo cancelliere e la presidente della Confederazione per il 2024 (nella persona di Viola Amherd), nonché la sua vice (Karin Keller-Sutter).

Può succedere di tutto o non succederà nulla? È più probabile il secondo scenario, ma la storia insegna che ci possono essere sorprese, a volte persino colpi di scena. Ad attirare l’attenzione saranno senza ombra di dubbio due momenti: l’attacco dei Verdi a uno dei seggi del PLR (verosimilmente quello di Ignazio Cassis) e l’elezione del successore di Alain Berset.

Socialisti sul chi vive

Il Partito socialista sarà coinvolto direttamente in entrambe le situazioni: se dovessero sostenere in modo compatto il candidato ecologista, il consigliere nazionale Gerhard Andrey, rischierebbero la «vendetta borghese»: nessun partito di Governo contesta la doppia rappresentanza dei socialisti nella stanza dei bottoni, ma i turni di votazione - in ordine per anzianità di servizio - si concluderanno con i due seggi del PS. Pertanto, non sono da escludere sorprese o rivalse.

I socialisti ieri pomeriggio hanno invitato Andrey per un’audizione: per questioni tattiche, tuttavia, hanno deciso di comunicare la strategia solo a dieci minuti dall’inizio del rinnovo del Governo (in programma dalle 8). Andrey, dal canto suo, è stato invitato per un’audizione solo dal PS e (settimana scorsa) dai Verdi liberali. Ieri, il candidato ecologista - al termine del cosiddetto «hearing» - ha dichiarato di non essere disponibile nel caso in cui lo eleggessero come successore di Berset. Solo poche settimane fa, aveva irritato i vertici del Partito socialista affermando che avrebbe chiesto tempo per riflettere se fosse stato eletto a spese del PS.

PVL diviso

Di sicuro, l’ecologista otterrà il sostegno di alcuni deputati (sono undici in totale) del Partito verde liberale: lo ha confermato ieri in serata la capogruppo Corina Gredig, aggiungendo che non c’è alcuna raccomandazione di voto a favore di Jans o Pult.

Gredig ha tuttavia sottolineato un aspetto: il PLR è sovrarappresentato, ma tre seggi al campo rossoverde non sono giustificati. Pertanto, «a medio termine il centro politico in Governo dovrà essere rafforzato». Una posizione che sostiene (ovviamente) anche l’Alleanza del Centro. Ieri, il presidente Gerhard Pfister e il capogruppo Philipp Matthias Bregy hanno cercato di spazzare via ogni dubbio: a loro conoscenza non esiste alcun piano segreto e il partito «non cercherà di estromettere consiglieri federali in carica». Anche in questo caso bocche cucite sul ticket socialista: «Sono entrambi eleggibili», dunque nessuna raccomandazione.

Concordanza significa stabilità

«Concordanza significa stabilità: è con questo titolo che l’UDC, alla vigilia del rinnovo del Governo, ha confermato che sosterrà l’attuale formula magica. Contrariamente a quanto auspicato dall’ex consigliere federale Christoph Blocher, il gruppo parlamentare rispetterà il ticket del PS. Ma solo a una condizione: anche il PS deve aderire alla concordanza. Lo stesso monito è già stato lanciato una settimana fa dal PLR.

Nessuno (a parole) sembra avere interesse a un’elezione «disordinata», anche per il rischio di possibili ripicche (immediate o future). Nemmeno l’UDC, dal momento che probabilmente il prossimo a lasciare la carica sarà Guy Parmelin.

Chi ha meno di 10 voti non va al terzo turno

Per essere eletto (o rieletto) un consigliere federale deve ottenere la maggioranza assoluta (124 voti, se tutti i 246 membri dell’Assemblea sono presenti e nessuno si astiene). Potrebbero essere necessari più turni di votazione: i primi due sono aperti a tutte le persone eleggibili, ma già alla seconda tornata devono ottenere almeno 10 voti. Dal terzo turno viene escluso chi riceve meno voti: in caso di parità (tra chi riceve il minor numero di voti), si procede a oltranza. 

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