La tragedia

Crans-Montana, quelle controversie tra Italia e Svizzera: Berna ha chiuso la porta a Roma?

Nonostante le autorità svizzere e italiane abbiano detto il contrario, la questione sulla costituzione di una squadra investigativa comune (SIC) sarebbe stata trattata, ma l'UFG avrebbe respinto la richiesta rischiando di far finire l'incontro in anticipo
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Michele Montanari
26.02.2026 10:58

«Bene ma non benissimo» avevamo scritto subito dopo l’incontro del 19 febbraio a Berna tra la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud, il suo omologo italiano Francesco Lo Voi e i funzionari dell'Ufficio federale di giustizia (UFG). Ora, stando a indiscrezioni della NZZ, pure quel «bene» suona come un eufemismo. Il vertice per stabilire i passi delle autorità italiane e svizzere nell’ambito delle indagini sull’incendio  di Crans-Montana avrebbe lasciato l’amaro in bocca agli emissari di Roma. E il responsabile non sarebbe la magistratura vallesana, ma l'organizzatore dell’incontro, ovvero l'UFG.

Se a favore di telecamere Pilloud e Lo Voi si sono scambiati sorrisi e strette di mano, parlando di un passo nella giusta direzione, lontano dalle luci dei riflettori l’incontro non sarebbe stato altrettanto amichevole. Tant’è che Roma ancora chiede una maggiore collaborazione da parte elvetica e non sembra intenzionata a far tornare a Berna l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato in patria dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, gestore del bar Le Constellation. Motivo del richiamo, la mancata creazione di una squadra investigativa comune (SIC), chiesta a gran voce dal Governo Meloni, ma – secondo l’UFG – mai formalizzata ufficialmente dalla magistratura italiana.

Stando a una fonte ufficiale della Penisola, a cui la NZZ ha garantito l’anonimato, i rappresentanti dell'Ufficio federale di giustizia si sarebbero comportati in modo «irrispettoso» nei confronti della delegazione proveniente dall'Italia. Lo Voi e colleghi sarebbero arrivati sul punto di interrompere la riunione – prevista per l'intera giornata – già all'ora di pranzo.

Secondo la fonte, il punto principale della controversia è proprio l'istituzione di una SIC per far luce sull’incendio che ha provocato la morte di 41 persone, di cui 6 italiane. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, in una recente intervista concessa al Giornale, ha ribadito la posizione di Palazzo Chigi, affermando che ci sono «resistenze» sulla formazione di una SIC. «Fino a quando non riscontriamo la volontà di collaborare pienamente, il nostro ambasciatore resterà a Roma. Si può fare ancora di più. Mi riferisco all'accordo sulle indagini congiunte e la cooperazione di polizia. Ci sono un po' di resistenze» ha commentato il vicepremier.

Se Giorgia Meloni ha alzato la voce, arrivando a richiamare l’ambasciatore Cornado, va però sottolineato come la richiesta formale per la costituzione della SIC sia ancora oggi un mistero. L’UFG, come anticipato a inizio febbraio proprio dal Corriere del Ticino, sostiene che Roma non ha mai chiesto formalmente la costituzione di una squadra investigativa comune, mentre l’Italia afferma di averlo fatto in data 30 gennaio. La corrispondenza ufficiale tra le parti solleva dubbi sulla versione di Berna, fa notare la NZZ, parlando di «e-mail esplosive tra Roma e Berna».

La Procura di Roma avrebbe inviato un'e-mail all'Ufficio federale di giustizia alle 16:53 del 30 gennaio, in cui viene sottolineata la «disponibilità» delle autorità italiane a istituire una squadra investigativa comune.

Circa mezz'ora dopo, è arrivata la risposta dell’UFG. La NZZ non entra nei dettagli sulla replica di Berna, ma sembra che la questione sia stata rimandata all'incontro del 19 febbraio, occasione in cui si sarebbe dovuto discutere della creazione di una SIC. Eppure, stando alle dichiarazioni di Lo Voi dopo il vertice con Pilloud, dell’argomento non si sarebbe proprio parlato. «Il nostro obiettivo era promuovere la cooperazione e siamo riusciti a raggiungere un accordo su questo», ha quindi aggiunto il procuratore generale di Roma. In quella occasione, né Pilloud né il suo collega romano hanno parlato ufficialmente di costituire una squadra investigativa congiunta, come richiesto dalla premier Giorgia Meloni. Tuttavia, entrambi hanno mostrato la volontà di rimanere in contatto. «Torniamo a casa soddisfatti», ha infatti concluso Lo Voi.

Questo, almeno, è ciò che è stato detto pubblicamente. La fonte ufficiale italiana citata dalla NZZ sostiene infatti che la delegazione di Roma abbia effettivamente mostrato l’intenzione di costituire una SIC già durante l'incontro di Berna, ma l’Ufficio federale di giustizia avrebbe respinto tale richiesta. Entrambe le parti avrebbero poi concordato di mantenere riservata la controversia.

La NZZ ha quindi chiesto spiegazioni all’UFG, il quale, leggiamo, «si è mostrato riluttante a commentare il merito della questione», affermando che il citato scambio di e-mail con la Procura di Roma era «riservato e non destinato alla divulgazione pubblica». Così come i temi trattati durante l'incontro di Berna. Secondo la fonte italiana, dal 2020 sono state costituite 15 squadre investigative comuni tra Italia e Svizzera, di cui 12 ancora attive.

L’UFG, dal canto suo, ha evidenziato che le SIC vengono generalmente impiegate in procedimenti penali relativi a reati transfrontalieri, come la minaccia del terrorismo e il traffico di droga, e solitamente in operazioni sotto copertura. Nel caso di Crans-Montana, a parte la nazionalità francese del titolare del bar e le numerose vittime internazionali, «non è nota alcuna dimensione transfrontaliera» ha puntualizzato l'UFG.

Nonostante i presunti contrasti nell'incontro a Berna, Roma e Sion potrebbero fare ulteriori passi avanti nelle indagini il prossimo mese: la procuratrice generale Pilloud ha infatti invitato i suoi omologhi italiani in Vallese. L’incontro è previsto per lunedì 2 marzo.

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